La plastica compie 100 anni

La data di nascita esatta non si conosce, ma l’anno di sicuro era il 1907. Quando cioè un chimico americano di origine belga, Leo Hendrick Baekeland, inventò la plastica, o almeno qualcosa di molto simile. Era la bachelite (o bakelite) e fu la prima plastica completamente sintetica prodotta su scala industriale. Oggi, cent’anni esatti dopo, viene festeggiata in concomitanza alla giornata mondiale dell’ambiente proclamata dalle Nazioni Unite. Un parallelismo niente affatto casuale: la Coldiretti per la ricorrenza apre a Bruxelles la prima esposizione dedicata alle innovazioni che cambieranno il futuro della plastica nel prossimo secolo, al Forum Internazionale Coldiretti/Studio Ambrosetti, dal titolo «Dal territorio la salute per la nuova Europa». E la protagonista, ovviamente è la plastica, che nelle sue sconfinate declinazioni è diventata protagonista della nostra epoca: dalle calze di nylon agli aerei, dai computer ai mobili, è praticamente impossibile non esserne circondati. E se ci sono voluti pochi anni dalla sua scoperta per capire che le sue prospettive di utilizzo sono infinite, è altrettanto vero che il problema dell’impatto ambientale solo oggi è alla ribalta.

TRA PASSATO E FUTURO
La mostra, però, guarderà al passato oltre che al futuro. Un’occasione per ricordare questo materiale spesso bistrattato che ha rivoluzionato la nostra vita. Noi italiani associamo la sua invenzione all’italiano Giulio Natta, che nel 1954 inventò quella moderna - il polipropilene o moplen - e nove anni dopo per questo vinse il premio Nobel. Fu però la bachelite il primo materiale completamente sintetico, che vide la luce qualche decennio prima, nel 1907. Da allora quella resina fenolica brevettata dallo scienziato belga-americano ha fatto parecchia strada, diventando uno dei materiali più diffusi e innovativi, vero oggetto di culto per alcuni designer – uno su tutti, Philippe Starck -. Poi arrivarono il nylon, a cambiare la moda delle donne, che in sostituzione del cotone e della lana improvvisamente scoprirono la comodità di questo materiale morbido, economico e incredibilmente sexy. Poi fu la volta del rayon, il cellophane, Pvc, poliestere e fu una rivoluzione, di consumi e costumi: dai Tupperware, alla pellicola trasparente alle bottiglie per conservare gli alimenti, fino al trionfo degli elettrodomestici bianchi e la scoperta di come i lavori domestici potessero avere tempi, spazi e modi differenti. Ma fu anche l’epoca delle biro, rasoi, televisioni, computer: un'invasione di prodotti di massa, che ha segnato il nostro modo di vivere la quotidianità per sempre. La magia della plastica, negli anni Cinquanta come oggi resta sempre la stessa: trasforma in realtà i desideri che altrimenti non avrebbero risposta, rende possibili i sogni e non pone limiti all’immaginazione. Buon isolante elettrico, chimicamente stabile, resistente anche al calore e agli urti, piacevole al tatto, praticamente indistruttibile, economica.

MATERIALE DI MODA
Sarà per questo che stilisti e designer la adorano e ci spingono sempre di più a riempire guardaroba e appartamenti con questo materiale. Proprio la sua celebrata indistruttibilità si è trasformata in un'arma a doppio taglio per l'ambiente. Basti pensare ai duecento anni che occorrono per far decomporre un sacchetto di plastica. Recentemente l'attenzione a questi aspetti è aumentata. Si sta pensando ad usi alternativi, più rispettosi dell'ambiente, alla plastica biodegradabile ricavata dalle piante. Come l'auto elettrica ultracompatta Toyota I-unit, costruita quasi interamente da fibre naturali. Sulle nuove tecnologie per la trasformazione dei prodotti agricoli e in generale sul ruolo dell’agricoltura per la salute e l’ambiente si confronteranno studiosi, economisti con il presidente della Coldiretti Sergio Marini e con i rappresentanti delle Istituzioni tra i quali Jean-Paul Fitoussi (Presidente dell’Observatoire Français des Conjonctures Economiques) e Paolo De Castro (ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).