Pm: "Non fu omicidio Ma per salvare Cucchi bastava dello zucchero"

Le accuse contestate ai medici: favoreggiamento, abbandono
di
incapace, abuso d’ufficio e falsità ideologica. Agli agenti: lesioni e abuso di autorità. Medico del Pertini dichiarò falsamente "la morte naturale"

Roma - La morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre scorso in circostanze ancora poco chiare, dopo sei giorni di carcere, aspetta che venga fatta piena luce. Intanto la procura di Roma ha formalmente chiuso le indagini. I pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno depositato gli atti nei confronti dei medici dell’ospedale Sandro Pertini, in cui il giovane fu ricoverato alcuni giorni, e di alcuni agenti di polizia penitenziaria.

Le accuse Ai medici le accuse contestate sono quelle di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d’ufficio e falsità ideologica. Per gli agenti, invece, i reati sarebbero lesioni e abuso di autorità. Sono cadute, quindi, le iniziali accuse di omicidio preterintenzionale, contestate agli agenti e quella di omicidio colposo, ipotizzate in un primo momento a carico dei medici. 

La tesi del pm Abbandonarono Cucchi al suo destino. Non gli palparono nemmeno il polso. Gli inquirenti della procura di Roma rispetto alla condotta contestata a 5 medici dell’ospedale Sandro Pertini ed a tre infermieri, sono chiari. Medici e infermieri "volontariamente omettevano di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontro di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valore al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica come pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d’acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso". "Volontariamente omettevano di intervenire effettuando un elettrocardiogramma che appariva assolutamente necessario, anche in relazione al riscontro in data 17 ottobre di una frequenza cardiaca pare a 46 Bpm, limitandosi ad annotare nella cartella clinica un asserito rifiuto del paziente a sottoporsi all’esame Ecg, senza adoperarsi per ottenere un consenso informato documentato e sottoscritto del paziente, non adottando neppure attraverso una semplice palpazione del polso alcuna misura diagnostica atta a controllare l’evoluzione della bradicardia, né adottavano alcun presidio diagnostico diverso al fine di chiarire l’origine di tale bradicardia, che in data 21 viene segnalata in cartella pari a 36 Bpm, omettendo inoltre il controllo seriato degli elettrodi e della glicemia, accertamenti questi di assai semplice esecuzione in presenza di prelievi ematici quotidiani".

Falsa dichiarazione Il medico di turno nella struttura protetta dell’ospedale il 22 ottobre, Flaminia Bruno, nel certificato di morte di Cucchi "avrebbe falsamente attestato che si trattava di morte naturale, pur essendo a conoscenza delle patologie di cui era affetto, perché‚ ricoverato nel reparto nei cinque giorni precedenti, ricollegabili a un traumatismo fratturativo di origine violenta, che imponeva la messa a disposizione della salma all’autorità giudiziaria". 

Cosa accade ora Il deposito degli atti del procedimento, in base a quanto previsto dall’art. 415 bis del codice di procedura penale, anticipa la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. I magistrati, alla luce dei risultati delle perizie, hanno modificato le originarie ipotesi di accusa che erano di omicidio preterintenzionale per gli agenti ritenuti responsabili del presunto pestaggio in una cella di sicurezza del Tribunale di Roma, e di omicidio colposo per i medici del reparto penitenziario dell'ospedale in cui fu ricoverato Cucchi.