Il poeta specialista nel ritrarre il potere

A Firenze la prima grande mostra fotografica dedicata al ritrattista del Cinquecento. Diede splendore alla corte dei Medici

Non poteva che essere così. Se il maestro, Pontormo, era un eccentrico sfegatato, amante di forme fluide e sfuggenti, l’allievo, Bronzino, doveva distinguersi con una pittura più ferma, solida e cristallina. Ma tutti e due, accanto a questo irrealismo, fatto di movimento da un lato e di immobilità dall’altro, avevano le loro radici nel naturalismo. Lo aveva notato Roberto Longhi nel 1927 e lo conferma oggi la prima mostra monografica di Bronzino, che riserva un posto di rilievo anche al suo maestro.

Bronzino, uno dei maggiori ritrattisti del ’500 insieme a Tiziano, nelle algide e incantate figure rivela, attraverso un sopracciglio alzato, una piega del labbro, una smorfia, come gli fosse ben presente la realtà. Una realtà ovattata, in linea con i desideri dei Medici e il loro entourage, che pretendevano bellezza, perfezione, solennità, per dare la degna immagine del loro potere all’Europa intera.
La rassegna riunisce a Firenze, a Palazzo Strozzi, in un sobrio allestimento blu lapislazzulo, 90 opere di rilievo: 70 di Bronzino, le altre di Pontormo, Allori e scultori contemporanei. Non manca il gruppo degli arazzi restaurati provenienti da Palazzo Vecchio di Firenze, con le Storie di Giuseppe, disegnati da Bronzino con la collaborazione di altri pittori e tessuti da illustri maestri fiamminghi, venuti dal Nord a Firenze per aprirvi le prime prestigiose manifatture ducali.

Sette sezioni tematiche conducono nell’itinerario del pittore, dalla formazione fiorentina al soggiorno pesarese, dall’attività per i Medici a quella per prestigiosi committenti come i Panciatichi, dal rapporto con le teorie artistiche del tempo ai ritratti, dai soggetti sacri all’attività poetica, testimoniata dai libri di rime presenti in originale, all’eredità lasciata dall’artista al prediletto allievo e figlio adottivo Alessandro Allori, detto il «secondo Bronzin».

Importanti prestiti provengono dagli Uffizi (ben 28 opere) e da vari musei italiani e stranieri. Tra questi ultimi spiccano la tavola con la Sacra Famiglia di Washington, le Veneri di Budapest e della Galleria Colonna di Roma, il Ritratto di dama con cagnolino di Francoforte. Manca il famoso Alabardiere su tela di Pontormo, da accostare alla tavola di Bronzino con Pigmalione e Galatea, che in origine gli faceva da «coperta». Purtroppo non è stato concesso dal Paul Getty Museum di Los Angeles, si lamentano i curatori, che ricordano «prestiti ben più problematici» fatti con generosità da Firenze al museo americano.

In compenso ci sono tre opere inedite, due delle quali ricordate da Vasari, considerate perdute e ritrovate: il Crocifisso dipinto per il banchiere Bartolomeo Panciatichi che, restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha rivelato il drammatico disegno sottostante, ripreso da «un vero corpo morto confitto in croce», secondo la testimonianza dello storico cinquecentesco; il San Cosma, laterale destro della pala di Besançon con la Deposizione di Cristo, per la cappella di Eleonora da Toledo; e un sinora sconosciuto Cristo portacroce. Novità sul modo di dipingere di Bronzino sono emerse anche dai restauri eseguiti dall’Opificio fiorentino, che hanno rilevato pentimenti e curiosità, come la vistosa farfalla che nasconde i genitali del Nano Morgante o il satiro riemerso sotto la schiena di un putto nella Venere di Budapest.

Agnolo di Cosimo di Mariano detto il Bronzino forse per il colore dei capelli, figlio di un macellaio, nasce nel 1503 a Monticelli, sobborgo di Firenze (morirà nel 1572). Quindicenne, frequenta la bottega di Pontormo e ne diventa da quel momento l’allievo più amato, il figlio che lo scontroso maestro non aveva. Esordisce sotto la sua ala, e gli è talmente vicino che non poche Madonne e soprattutto i quattro tondi con Evangelisti della Cappella Capponi della chiesa fiorentina di Santa Felicita - adesso in mostra - sono tuttora discussi sulla paternità: Pontormo o Bronzino? Lo stesso Vasari fa confusione nelle due edizioni delle Vite.

I due lavorano insieme, si incrociano e si allontanano. E, pur rimanendo amici tutta la vita, con frequentazioni e collaborazioni, seguono vie diverse. Pontormo ha un’esistenza da misantropo, allergico al bel mondo. Il colto Bronzino, poeta salace, iscritto all’Accademia, è invece un protagonista della corte medicea. Per i Medici e i loro amici realizza ritratti che riflettono il mondo umanistico fiorentino, con la sua cultura petrarchesca e dantesca, i suoi abiti eleganti. Eleonora da Toledo, la giovane duchessa spagnola, moglie di Cosimo I, ritratta nell’estate del 1545 accanto al figlio Giovanni, ha un sontuoso vestito di broccato con melagrane d’oro, ritrovato nella tomba nell’Ottocento, restaurato e messo in mostra alcuni anni fa. Ieratica, fine come una porcellana, con i suoi ventritrè anni e già quattro figli, rappresenta la fertilità medicea. La poetessa Laura Battiferri, col suo adunco profilo dantesco, l’abito nero, le candide crinoline, è invece simbolo di cultura. Bruttina ma intelligente, sembra fosse legata da un amore platonico a Bronzino, che in un sonetto la definiva «Tutta dentro di ferro, fuor di ghiaccio».
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LA MOSTRA «Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici», Firenze, Palazzo Strozzi. Da oggi al 23 gennaio (catalogo Mandragora). Ideata da Cristina Acidini, curata da Antonio Natali e Carlo Falciani.