Il poker si trasforma in sport. Per un bluff bisogna sudare

Fino a domenica San Remo ospiterà la seconda tappa del campionato italiano

Milano - «Non te la cavi male, ragazzo - dice Edward G. Robinson, detto “il campione”, a un trentaquattrenne e presuntuoso Steve McQueen, in Cincinnati Kid - ma finché ci sarò io sarai soltanto secondo». E da ieri fino a domenica, a San Remo, saranno oltre 700 gli aspiranti futuri «campioni», tutti a cercare di arrivare primi. Gente che si sfida nella stessa disciplina praticata da Robinson e McQueen nella pellicola cult del 1965: il poker. In una situazione, però, un po’ diversa: la seconda tappa del Campionato italiano di poker.

Perché quello che è cambiato da allora è che il vecchio poker è stato «sdoganato» dal mito del West, con bari e pistole. E ha preso sempre più le distanze da roulette, black jack o chemin de fer, giochi d’azzardo puro, per diventare uno sport: il poker sportivo. In cui «l’azzardo è ridotto al minimo - dice Luca Pagano, il migliore giocatore italiano professionista, quarto nel ranking europeo - e l’abilità, fatta essenzialmente di calcoli statistici, ha un peso preponderante». Il tutto attraverso una versione del poker diversa da quelle tradizionali: il poker sportivo è quello che in Usa hanno battezzato Texas hol’em: due carte in mano e 5 sulla tavola (vedi articolo in basso).

A luglio dell’anno scorso è nata la Figp, Federazione italiana gioco poker, che ha addirittura avviato la procedura per l’affiliazione al Coni. Nell’attesa, come spiega Pagano, consigliere della Figp e organizzatore del campionato italiano, la federazione «ha già registrato quasi 7 mila tesserati»: significa 7 mila soci che, nei 107 circoli associati nati in tutte le regioni italiane, hanno speso 15 euro a testa per la tessera federale. Per un totale di oltre 100 mila euro. Una prima cifra, nazionale, di un fenomeno mondiale che presenta anche numeri ben più vertiginosi. Si pensi che il giro d’affari del poker on-line (giocato sui siti internet specializzati, con soldi veri) è stimato, nel mondo, sui 15 miliardi di dollari, con una crescita calcolata del 178% in quattro anni.

Va però chiarito un punto chiave: «Il poker sportivo non si gioca a soldi», dice ancora Pagano. O, meglio, il rapporto con il denaro è intermediato da un modello - il campionato o il torneo - che disinnesca il meccanismo tipico del gioco d’azzardo. In altri termini, non esiste il problema di perdere o vincere cifre indeterminate: il sistema prevede un’iscrizione fissa per tutti i partecipanti, con la creazione di un montepremi. In cambio ognuno riceve un’ammontare di fiches di valore fittizio. A quel punto si gioca, fino a quando tutte le fiches non restano a un solo giocatore: il campione, che si aggiudica il primo premio. Dal momento che però il trofeo è in denaro, il poker sportivo rimane confinato nei casinò, uniche strutture che possono ospitare tornei legali. Nei circoli (e tanto meno nelle case private) questo non si può fare. L’unica alternativa è organizzare tornei che, a fronte di una iscrizione in denaro, offrano premi di due tipi: si vincono beni e servizi, piuttosto che la partecipazione gratuita ai campionati italiani, o a quelli europei del circuito Ept.

Come questo di San Remo, dove i 7-800 (una quarantina le donne) giocatori attesi si misurano in cinque diversi tornei, con quote di iscrizione individuale da 200 a mille euro per il main event di sabato, la cui finale (riservata a 8 qualificati) si giocherà domenica. Per il main event si prevedono più di 300 iscritti, con un montepremi, quindi, di oltre 300 mila euro. Tra i partecipanti di San Remo il campione italiano in carica Fabrizio Ascari, e un paio di «fortissimi» come il 21enne Dario Minieri o il già noto «pro» Roberto Binelli. Il campionato italiano prevede 8 tappe fino a dicembre, da giocarsi nei casinò di San Remo e Campione.

E che il fenomeno sia in pieno boom lo dice il successo delle trasmissioni in tv. Sky (che è stato l’apripista), sul canale Sport 3 trasmette le partite di tornei internazionali venerdì, sabato e domenica, alle 22.30. Con una media di ascolti di 100 mila spettatori, pari a quelli delle partite del Real Madrid. Italia Uno si è accodata e va in onda martedì a mezzanotte, con ascolti record per quella fascia: 643 mila la media degli spettatori, con uno share del 14,5%, al livello di Matrix e di Porta a Porta.