Politica e aggressioni Le botte date al Pdl sono sempre presunte

Il caso della signora assalita a Milano dai sostenitori di Pisapia
diventa per la stampa di sinistra &quot;un’invenzione&quot;. <strong><a href="/interni/altro_che_finta_aggressione_ci_sono_referti_e_testimoni/24-05-2011/articolo-id=524980-page=0-comments=1">Ecco le prove della violenza</a></strong>

Un tempo, quando gli anni erano davvero di piombo, i terroristi di sinistra, a partire dalle Brigate Rosse, sono stati troppo a lungo «sedicenti». E la maggior parte delle stragi e degli attentati erano derubricati ad atti di una più ampia strategia della tensione dietro la quale si nascondeva invariabilmente l’estremismo nero o non meglio identificabili schegge impazzite dei servizi di Stato, secondo il seguente assioma: chi progetta una strage lo fa per favorire una reazione di stampo conservatrice nell’opinione pubblica, la quale possa giustificare l’instaurazione di un governo forte o di una dittatura, cioè una forza di destra o addirittura fascista. Un ragionamento semplice, ma efficace nella sua falsificazione storica.
Oggi, mutatis mutandis, e applicando le debite proporzioni tra quel lontano periodo di guerra civile e l’attuale momento di fisiologica tensione politica, si ripete il falso principio secondo il quale la violenza è naturaliter di destra, perché se è di sinistra non è violenza, secondo il ben noto e collaudato principio etico-filosofico dei «due pesi e due misure». E cioè: a fronte del medesimi fatti, la destra è sempre e comunque portatrice dei germi dell’egoismo, della prepotenza e dell’ignoranza; la sinistra è sempre e comunque depositaria dei semi dell’egualitarismo, della democrazia e della civiltà.

Lo si è visto, e lo si vede, anche nei fatti di cronaca elettorale di questi giorni, a partire dalla vergognosa aggressione subita da Franca Pagani, la madre dell’assessore milanese allo sport Alan Rizzi, mentre faceva volantinaggio per il Pdl in via Osoppo, a Milano, sabato mattina. Un’aggressione - ovviamente «presunta» - in un primo momento minimizzata, poi messa in dubbio, infine addirittura negata. Si è cominciato col dire che l’aggressore non era un militante-sostenitore della coalizione di centrosinistra, si è finito col negare che la stessa violenza ci sia mai stata. Uno caso da manuale di Disinformacjia all’italiana. Giuliano Pisapia, il candidato sindaco della sinistra a Milano, non soltanto non ha preso le distanze dell’episodio né ha condannato gli autori della violenza, limitandosi a un generico augurio di veloce guarigione alla signora Rizzi, ma ha addirittura escluso «assolutamente» che un suo sostenitore «l’abbia malmenata o spintonata». Poi ci si è messa la stampa democratica, dall’Unità al Fatto quotidiano, che prima ha gettato fumo e dubbi sull’intera vicenda, arrivando a sposare la tesi di alcuni alti esponenti del Partito democratico secondo i quali - come riportato ossequiosamente nel titolo di Repubblica di ieri - «La destra inventa aggressioni per conquistare voti», e poi ha fatto da megafono alla versione di una testimone, Shirin Kieayed, una giovane italiana di origine siriana, che a Radio Popolare ha negato con convinzione l’aggressione, affermando che si è trattato di una simulazione della vittima. Affermazione, peraltro, che contrasta con tutti gli altri testimoni oculari ascoltati, con il rapporto dei vigili urbani, con il referto medico, e con il fatto incontestabile che la signora Rizzi ha trascorso due giorni e due notti all’ospedale San Carlo di Milano. Secondo il ministro La Russa esisterebbe addirittura una registrazione televisiva dell’episodio...

Anche se ci fosse tale «prova provata», però, temiamo che non avrebbe alcun valore per i miliziani dell’antiberlusconismo. Per poter vedere, occorrerebbe non essere accecati dal furore estremista, poiché guardando le cose con un occhio solo, la prospettiva non può che essere distorta. Si tratta di quella curioso effetto politico più che ottico secondo la quale una scritta offensiva sul muro di una sede della Cgil è automaticamente un «allarme democratico» mentre un gazebo del Pdl imbrattato è un’invenzione per alzare i toni della campagna elettorale. Così come la contestazione di un leader del centrosinistra è inevitabilmente un «rigurgito di fascismo» mentre ridurre al silenzio un politico di centrodestra è un doveroso atto di giustizia&libertà. Si tratta dei ben noti princìpi liberal-democratici di chi è abituato a scambiare la censura con l’antifascismo e a confondere gli insulti con il dialogo

. Sabato scorso, nelle stesse ore in cui Franca Pagani era oggetto di una «presunta» aggressione al mercato di via Osoppo a Milano, a Firenze nel corso di una manifestazione dell’area antagonista un gruppetto di anarchici ha assaltato una sede cittadina del Pdl infrangendo le vetrate a calci e lanciando fumogeni all’interno. Anche se i manifestanti si erano coperti il volto e si riparavano dietro a striscioni per non farsi riconoscere, la Digos ha comunque ricostruito le varie fasi dell’azione e individuato i colpevoli. Ignorati, si presuppone in quanto «presunti» aggressori o «sedicenti» black bloc, dalla grande stampa democratica. Sempre vigile, ma a volte presbite.