La politica inquinata dai finti ambientalisti

Di fronte all’avviso di garanzia inviato a vari responsabili politici locali di Milano (Regione, Provincia e Comune), messi sotto accusa per l’inquinamento cittadino, viene proprio da dire che l’ambiente è qualcosa di troppo serio per lasciarlo nelle mani degli ambientalisti: siano essi politici, magistrati o altro.
È senza dubbio positivo che, nel mondo, lo sviluppo innescato dal dinamismo capitalistico e il conseguente moltiplicarsi della ricchezza abbiano fatto emergere una forte attenzione alla natura. Quando si muore di fame l’ambiente non è in cima alle preoccupazioni, ma nel momento in cui le esigenze primarie sono soddisfatte ci si inizia a preoccupare per lo stato dell’aria e dell’acqua. Se Cina e India continueranno a crescere senza intralci, anche lì appariranno gruppi impegnati a richiamare l’attenzione su tanti problemi legati alla qualità della vita e alla salute.
Nessuna persona sensata, d’altra parte, desidera di vivere in una società inquinata. Purtroppo, però, da decenni si assiste a un processo di ideologizzazione del movimento verde, in larga misura orfano di vecchi collettivismi e soprattutto alfiere di una visione autoritaria della società. È infatti evidente come l’obiettivo principe degli ecologisti sia quello di porre sotto controllo il sistema economico e in buona sostanza ogni attività umana. Per ottenere questo risultato, si è pronti anche a falsificare la realtà, come si è visto in occasione del «Climagate» dei giorni scorsi, esploso negli Stati Uniti quando un nutrito scambio di e-mail tra climatologi ha mostrato la manipolazione dei dati riguardanti le temperature degli ultimi anni. Pur di difendere la lettura «ortodossa» in materia di riscaldamento globale, studiosi e ricercatori hanno taroccato grafici e tabelle. Come ha dichiarato Kevin Trenberth, della Ncar, «il fatto è che in questo momento non possiamo dare una spiegazione alla mancanza di riscaldamento ed è una finzione che non possiamo permetterci». Se insomma i dati empirici non suffragano l’ideologia, basta cambiarli.
È anche interessante come la denuncia che ha messo in moto i pm milanesi venga da un’associazione di consumatori. L’ideologia verde è infatti la punta di lancia di un universo al cui interno il cosiddetto «consumerismo» gioca ovunque un ruolo cruciale: basti pensare, in America, a una figura come Ralph Nader. Associazioni dei consumatori e gruppi ambientalisti condividono l’avversione per le libertà individuali, un odio preconcetto verso le imprese e, in fin dei conti, un disprezzo per il buon senso. Gli uni e gli altri stanno moltiplicando le norme e le vertenze, rendendo sempre più opaco il nostro ordine giuridico: come si evince anche dalla lettura dell’esposto-denuncia.
Oltre all’assurdità di accusare amministratori in assenza di azioni o anche omissioni ben definite, va detto che da decenni l’aria di Milano va migliorando. Come ha sottolineato Francesco Ramella, la situazione ambientale del capoluogo lombardo è - in virtù delle innovazioni tecnologiche - assai migliore di quanto non fosse in passato: «Negli ultimi quindici anni la concentrazione di tutti i maggiori inquinanti si è drasticamente ridotta: il biossido di zolfo è passato da 38 a 5 mg/m3 (-87%); il biossido di azoto è diminuito da 115 a 60 mg/m3 (-48%); l’ossido di carbonio è stato abbattuto da 3,9 a 1,3 mg/m3 (-67%) e le polveri totali sospese sono state ridotte da 140 a 59 mg/m3 (-58%)». Può darsi che oggi i milanesi avvertano l’inquinamento più che nel passato e magari siano pure convinti che la Milano odierna sia peggiore della città descritta nel 1963 da Italo Calvino in Marcovaldo, ma questo è essenzialmente un problema di percezione. Troppo poco, davvero troppo poco, per autorizzare un procedimento giudiziario.
In realtà, sempre più tira una «cattiva aria», ma non nel senso indicato dagli ecologisti. Con la corruzione della cultura politica che l’ambientalismo ha favorito, spesso viene meno la stessa possibilità di discutere in maniera pacata sui fatti, riconoscendo l’importanza di taluni obiettivi condivisi e sforzandosi di contemperarli con altri. D’altro canto, in troppe occasioni gli ecologisti sono stati variamente corteggiati da tutti, a destra come a sinistra, e le loro richieste largamente accolte.
Oggi ne paghiamo le conseguenze.