Gli 007 infiltrati nei cortei ora possono testimoniare

di P oche righe, inserite senza troppi clamori in sede di conversione in Parlamento del decreto antiterrorismo, potrebbero cambiare in profondità la gestione giudiziaria delle indagini contro i black bloc. Perché dal 15 aprile scorso a testimoniare nei processi contro chi trasforma le strade cittadine in campi di battaglia potranno testimoniare anche gli agenti dei servizi segreti. E potranno farlo sotto falso nome, da dietro un paravento. A incastrare un estremista basterà la parola di uno 007 che si è infiltrato tra le fila dei violenti, e che potrà raccontare quello che ha visto senza rivelare la propria identità.

L'innovazione, che costituisce una svolta radicale rispetto alla gestione garantista dei processi, è contenuta all'articolo 8 del decreto 7/2015, sotto il titolo «disposizioni in materia di garanzie funzionali e di tutela, anche processuale, del personale e delle strutture dei servizi di informazione per la sicurezza». Prevede che gli 007 infiltrati oltre a poter commettere i reati possano testimoniare sotto falso nome sia durante le indagini («le identità di copertura \ possono essere utilizzate negli atti dei procedimenti penali») che nel corso dei processi, stabilendo che gli agenti segreti su richiesta dei loro capi siano autorizzati a «deporre in ogni stato o grado di procedimento con identità di copertura».

È una norma varata sull'onda dell'allarme contro il terrorismo islamico rilanciato dall'attacco alla redazione di Parigi del settimanale Charlie Hebdo, ma di cui in queste ore gli specialisti della nostra intelligence stanno valutando le potenzialità nella lotta contro i violenti dell'universo antagonista. L'analisi della giornata del Primo maggio dimostra come le indagini classiche di polizia siano rese difficili dalle tecniche di camuffamento dei black bloc, tanto che per identificarli si sta ora facendo ricorso alla ricerca costosa e complicata di tracce di Dna sulle maschere antigas abbandonate. Infiltrare i collettivi antagonisti e i loro cortei è una strada di indubbia efficacia, ma finora si scontrava con le rigidità del codice: la polizia ha il divieto di infiltrarsi e commettere reati, gli unici a poterlo fare sono i servizi segreti che però non potevano testimoniare. Il decreto colma la lacuna. E fornisce agli 007 anche altri strumenti che potrebbero rivelarsi utili non solo nelle indagini contro l'Isis ma anche contro i black bloc: la possibilità di realizzare intercettazioni preventive anche nelle carceri, utilizzano sale ascolto all'esterno delle Procure.