Tutti col manuale del perfetto devastatore

Dalle strategie all'interno dei cortei agli attrezzi per gli scontri

Per andare in guerra, si sa, bisogna essere pronti. E i black bloc che venerdì hanno devastato Milano erano pronti alla guerra. Molti di loro erano già ben addestrati e pronti all'azione, ma con una tale risonanza mediatica e un corteo formato da 10mila persone non si può mica rinunciare ad arruolare altri guerriglieri...

Chi parla di azione inaspettata, sbaglia: tutto era già pianificato. Lo mostra una sorta di «manuale di sopravvivenza del perfetto black bloc» che è stato distribuito nelle ore precedenti alla manifestazione.

Una guida in undici punti in cui si spiega nel minimo dettaglio come comportarsi prima, durante e dopo il corteo. C'è proprio di tutto: come evitare di finire nei guai, come mimetizzarsi per non essere riconosciuto dalle autorità, come «difendersi» dalle forze dell'ordine.

Si parte da cosa fare se si viene fermati prima del corteo (magari con il famoso «materiale atto ad offendere" sequestrato nei giorni scorsi): «Sarebbe bene avere con sé un documento di identità» per non essere «trattenuto o portato in commissariato», si legge, «Se vogliono perquisirti sono obbligati a rilasciare una copia del verbale. Non firmare, puoi ritirarlo comunque!».

Scampati i controlli si può far partire il corteo, in cui bisogna «restare compatti, uniti» e solidarizzare con gli altri manifestanti: «È il comportamento più sicuro da adottare. Se arrestano qualcuno vicino a te per aiutarlo puoi tentare di liberarlo?.

Ben più interessanti i capitoli dedicati al contrastare la strategia delle forze dell'ordine, che cerca in tutti i modi di rendere «innocui» gli antagonisti. Con i lacrimogeni lanciati «ad altezza uomo come fossero proiettili» e contro cui ci si difende spruzzandosi addosso una soluzione di acqua, Maloox, aceto o succo di limone o con maschere antigas integrali o «occhialetti da piscina». Con gli idranti (meglio dotarsi di K-Way, vestiti impermeabili o ombrelli). O con i temibili manganelli per cui è necessario procurarsi un casco "se non si vuole essere innocui".

Infine proprio come in guerra è importante mimetizzarsi, rendersi il più possibile "invisibili" e irriconoscibili. Come? Curando il più possibile il proprio abbigliamento e stando attenti a non lasciare scoperti dettagli che potrebbero permettere l'identificazione, come tatuaggi o piercing. Persino i loghi sulle scarpe devono essere nascosti. E ancora: non farsi fotografare e non fotografare o riprendere chi non vuole, ma puntare l'obiettivo contro i poliziotti e non scrivere nulla sui social network o non essere troppo dettagliati in resoconti o nel caso si venga intervistati.

Non solo: «Se intendi intraprendere una qualsiasi azione che comporti del rischio fallo in uno stato di compleata lucidità (alcool, droghe e stanchezza ti rendono più vulnerabile) e tieni conto delle tue possibilità fisiche e dei tuoi limiti», spiegano gli organizzatori. Insomma, difficile dire che il corteo di ieri volesse restare pacifico...

Ma non finisce qui. Il manuale prevede anche che qualcosa possa andar storto e consiglia, in caso di arresto o fermo, di tenere le bocche chiuse e di non firmare nulla senza aver consultato un avvocato. E per chi non può permetterselo, c'è addirittura un servizio legale fornito dagli organizzatori da contattare per avere assistenza.

E se questo non bastasse la pagina finale della guida lascia pochi spazi a dubbi: «La legalità non è uno dei parametri in base ai quali portiamo avanti le nostre lotte», ammettono, «Seguire alcuni dei suggerimenti qui riportati può comportare la commissione di reati come travisamento e resistenza a pubblico ufficiale». Ma chiunque ci sia dietro non ha responsabilità: «Confidiamo nel buon senso e nella capacità di auto-determinare le proprie scelte di ogni manifestante». Un bel modo di lanciare il sasso e nascondere la mano.