Dopo 8 giorni morto Lambert: "Ucciso dallo Stato per i costi"

La Procura apre un'inchiesta sul decesso del tetraplegico Il Papa: «Sconfitta per l'umanità». L'ira di Houellebecq

Parigi La parola eutanasia piomba sui media francesi come un temporale annunciato: 10 giorni fa è stata «staccata la spina» a Vincent Lambert, l'infermiere vittima di un incidente automobilistico nel 2008, paralizzato per 11 anni in un letto d'ospedale. Ieri è stato dichiarato morto. Una dinamica, però, tutt'altro che chiara. Tanto che il procuratore di Reims ha aperto un'inchiesta per far luce sulle «cause effettive del decesso». Il Vaticano parla di «sconfitta per l'intera umanità». Il nipote François esprime «sollievo». Oggi l'autopsia sul corpo del 42enne, «ucciso dalla ragion di Stato», secondo i genitori Viviane e Pierre.

Non aveva lasciato volontà scritte. Ma «meglio un'iniezione che passare il resto della vita come un vegetale». Parole sue, secondo quanto riferito per anni dalla moglie Rachel; non sufficienti a evitare che si innescasse una polemica durissima, finita in tribunale, tra lei e la madre di Vincent. Era già in stato vegetativo. Tetraplegico. Rimesso a nuovi trattamenti dalla sentenza d'appello il 20 maggio, finché il governo non ha presentato ricorso appoggiando la scelta della moglie e invitando i francesi a redigere le ultime volontà.

La sua morte, ieri alle 8,24, ha fatto deflagrare un dibattito dai contorni più che delicati, soprattutto sul ruolo dello Stato francese in merito al fine vita. Paese diviso: pro o contro. Difficile da definire l'accanimento terapeutico. La reazione del Papa è parsa inevitabile, in Vaticano: «Dio accolga Vincent tra le sue braccia, ogni vita ha valore, sempre» twitta Francesco. L'uomo, diventato suo malgrado un simbolo, ha mobilitato migliaia di persone in tutta la Francia dopo l'ultima decisione della giustizia, una settimana fa. Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne aveva bocciato il ricorso d'urgenza contro lo stop alle cure. La procedura lenta ha avuto inizio e i medici lo hanno gradualmente privato di idratazione e nutrizione lasciandolo in uno stato di sedazione profonda fino alla morte.

Il Sébastopol di Reims, i giudici e pure il governo hanno infatti accolto la richieste della moglie Rachel: «Lasciamolo andare». La madre, Viviane, continuava invece a battersi anche a livello internazionale: «Non è un vegetale, mi guarda quando gli parlo», spiegava nel suo appello all'Onu. «Stanno seppellendo Ippocrate», tuonava con lei il neurologo Xavier Ducrocq. La giustizia ha invece valutato che 6 anni di perizie fossero sufficienti, e che legalmente non servisse il parere Onu.

Tra i più duri di fronte alla decisione di «staccare la spina», lo scrittore Michel Houellebecq, che in un'intervista a Le Monde taglia corto: «L'ospedale aveva altre cose da fare. Lo Stato è riuscito a ucciderlo, costava troppo, non era in preda a sofferenze insostenibili, non era in preda ad alcuna sofferenza e non era neanche in fin di vita, viveva in uno stato mentale particolare, del quale sarebbe onesto dire che non sappiamo quasi nulla».

Ci si interroga proprio sul ruolo dello Stato. A Parigi circa 300 persone si erano radunate la notte prima davanti alla chiesa di Saint-Sulpice chiedendo che fosse «salvato». I medici avevano sospeso le cure da una settimana nonostante le proteste. Ieri nei corridoi dell'ospedale non c'erano solo le due donne, madre e moglie divise sul destino di Vincent. È arrivata anche la polizia giudiziaria, che ora dovrà far luce sulle procedure. Il j'accuse più duro dal comitato pro-vita Je Soutiens Lambert, che ha raccolto oltre 100mila firme: «La Francia sta introducendo l'eutanasia dei disabili e il governo sta sfruttando la vita e la morte di Vincent per questo sinistro scopo ideologico». In Italia circa 3mila persone sono nelle stesse condizioni di Lambert.