Abu Omar, la Corte europea condanna l'Italia

Secondo Strasburgo violati i diritti dell'ex imam che sarà risarcito con 70mila euro

Abu Omar, ex predicatore a Milano

Uno schiaffo dalla Corte europea dei diritti dell'uomo a una sfilza di governanti italiani - nell'ordine Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi - nonché all'intera Corte Costituzionale: tutti colpevoli di avere imposto il segreto di Stato sul caso Abu Omar non per tutelare la sicurezza del Paese ma unicamente per proteggere dalla giustizia i rapitori dell'imam di Milano, prelevato nel 2003.

«Il legittimo principio del segreto di Stato è stato chiaramente applicato al fine di assicurare che i responsabili non rispondessero delle loro azioni», scrivono i giudici di Strasburgo nella sentenza che ieri riconosce ad Abu Omar e alla sua ex moglie un risarcimento di 115mila euro a carico dell'Italia.

Solo di sfuggita, in due righe, la Corte europea ricorda che il «cittadino Abu Omar» era anche un criminale, condannato per terrorismo internazionale dal tribunale di Milano, e tutt'ora latitante in Egitto (e qui potrà darsi da fare per farsi mandare il bonifico da Palazzo Chigi). Il suo sequestro da parte di una squadra di agenti della Cia fu comunque, dicono, un atto illegale, compiuto quantomeno con il tacito assenso dei nostri servizi segreti, ovvero il Sismi di Niccolo Pollari.

Come siano arrivati i giudici di Strasburgo a ritenere provato il pieno coinvolgimento del Sismi nel sequestro non è chiarissimo. Nella sentenza si scrive che i documenti oscurati dal governo erano «largamente circolati sulla stampa e su internet». In realtà la massa di atti segretati era assai più ampia, e secondo alcuni imputati (come Pollari e il suo vice Marco Mancini) se portati in aula avrebbero dimostrato non la colpevolezza degli imputati ma la loro innocenza.

Dettagli, che forse l'avvocato del governo italiano non ha illustrato con sufficiente chiarezza alla Corte europea.