Rcs, i marchi che complicano la trattativa

Adelphi si potrebbe sfilare, per Marsilio il nodo è economico. Infondate le voci su Bompiani

L'acquisto della divisione libri Rcs da parte di Mondadori era inevitabile creasse un po' di fronda, o che richiedesse una serie di aggiustamenti nell'assetto degli editori che ruotano attorno a Rizzoli. E in parte è stato questo a rallentare il Cda Rcs di ieri. Per quanto riguarda la fronda vera e propria non c'è dubbio che in casa Adelphi si faccia ben poco per nascondere il malcontento. In questo caso la palla con l'ingresso di Mondadori passerà a Roberto Calasso e agli altri soci. Assieme posseggono il 42% del marchio ma detengono un diritto di prelazione sulle quote di maggioranza in caso di vendita. Sembrano determinati, nonostante l'ufficiale «no comment», a esercitarlo. Trovato un compratore si sfilerebbero. In Italia la forza per sostenere la manovra non sono in molti ad averla. Il gruppo Gems ce l'ha, Feltrinelli anche. Si parla di malumori anche per Bompiani. Le preoccupazioni dentro il marchio nascono dal fatto che molti titoli dell'editore risulterebbero essere in sovrapposizione con quelli Einaudi e i tascabili sono concorrenti degli Oscar. Secondo Lettera 43 circolerebbe un piano per un management buyout . In soldoni: i manager vorrebbero cercare di acquistare la casa editrice. E non mancherebbe un appoggio imprenditoriale (si parla di Francesco Micheli). Ma è molto difficile che Mondadori possa accettare una cessione di questo tipo. Senza Bompiani il gioco non varrebbe la candela. Resta l'opzione che a quel punto, a cessione avvenuta, nomi importanti decidano di lasciare e prendere altre strade. Ma Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale, smentisce al Giornale l'ipotesi: «Il management buyout della Bompiani non è possibile perché la Bompiani non è una società. E, oltretutto, la Mondadori ha una esclusiva per la Rcs Libri, di cui Bompiani fa parte».

Più chiara la situazione in Marsilio. La famiglia De Michelis possiede ancora il 45% della casa editrice e l'accordo firmato 15 anni fa con Rcs precisava che, in caso di vendita, Rcs si impegnava ad acquistare le quote «De Michelis» (si parla di circa nove milioni di euro). Come ci ha spiegato il fondatore Cesare De Michelis: «In caso di vendita di Rcs le nostre quote verranno acquistate, come stabilito dall'accordo. Dal giorno dopo si ridiscuterà, direttamente con la nuova proprietà, l'altra parte dell'accordo, quella relativa alla gestione della casa editrice. Noi avevamo un patto gestionale stipulato con Rcs. Sono passati 15 anni, non può essere applicato con un soggetto diverso, non è trasferibile. Se ne riparlerà e vedremo quali sono le condizioni operative». Ma non è difficile, in questo caso, che un accordo si trovi. Però è possibile che queste quote Marsilio abbiano costretto a fare ancora addizioni o sottrazioni sui 135 milioni che rappresentano il valore dell'affare.