Ai gatti piace la musica: quel duetto con Rossini. E Mercury ne aveva dieci

Con Haendel diventano fiduciosi e tolleranti Scarlatti e la leggenda del «giretto» sul piano

Il verso «miao!» è già di per sé, in qualche modo, musica. È il «canto» dei gatti - a secondo di come stanno e che cosa fanno - se chiamano, si lamentano, vanno in amore. Tanto ne avrebbero ancora da dire (e ne hanno detto) a proposito gli studiosi, molto ne hanno detto in note i compositori e musicisti su questa meravigliosa creatura che è il felino che sta nelle nostre case. C'è la prova. Basta sfogliare gli almanacchi per rendersene conto almeno un poco. L'occasione per affrontare il tema l'ha data e la dà adesso - come coda della «Giornata nazionale del gatto» - un evento in calendario domenica prossima al WOW Spazio Fumetto di Milano che, giusto per non lasciare dubbi sulla questione, ospita il «Concerto in Miao».

E si scopre approfondendo che anche non pochi giganti della scrittura musicale e big del nostro tempo si sono cimentati a «raccontare» con pezzi e dediche le piccole tigri domestiche. Qualche nome. Prima di un tuffo nel profondo passato, come non citare il caso Freddie Mercury, il leader dei Queen scomparso nel 1991. La star ne ha avuti fino a dieci di mici, li amava a uno ad uno; c'erano Delilah, Goliath, Romeo, Lily, Oscar, Tom, Jerry, Tiffany e Miko. E proprio a Delidah, gatta soriana, lui dedicò la canzone omonima, che si trova nell'album «Innuendo». Poi il cinema, come non rammentare «Tutti quanti voglion fare jazz» da «Gli Aristogatti». Già, proprio così. Ma adesso due passi dentro la storia, antica e non.

Per iniziare, ecco Domenico Scarlatti, clavicembalista e compositore italiano a cavallo tra Sei e Settecento. Ebbene, stando alla leggenda, un giorno del 1730 il suo micio si sarebbe concesso una passeggiata sulla tastiera (del padrone), schiacciando tasti e producendo suoni. A quel punto il dotto musicista avrebbe trascritto le note prodotte dal piccolo amico per poi «arrangiarle». Risultato: la «Sonata in sol maggiore k.30», conosciuta dai più come la «Fuga del gatto». Tra serio e faceto, si potrebbe parlare quasi di un caso di plagio. E ancora, un altro tratto.

Viaggio da Scarlatti a Mozart, che ha fatto miagolare la sua micia nel divertente duetto Nun, Liebes Weibchen («Ora, cara mogliettina»). Parlare di Mozart significa prima o poi approdare alle ormai comprovate proprietà benefiche della sua musica. Proprio così. E questo ha delle ragioni. Le note suonate alla frequenza di 432 Hz - preferita dal genio di Salisburgo come da altri suoi colleghi - non solo invitano a sentire, ma sarebbero legate in qualche modo al processo di «guarigione». Questo varrebbe non solo per le persone. Gli animali possono essere «curati» e confortati con certe melodie invece che altre. Da qui scatta un piccolo suggerimento, quello di mettere un sottofondo, un pezzo classico suonato appunto a 432 Hz, che contribuirebbe a ridurre l'ansia da separazione, la sindrome da abbandono, nello specifico il granuloma da leccamento da stress nel cane, l'alopecia da leccamento nel micio. Di più, su questo repertorio.

«Duetto buffo di due gatti», a proposito di felini, forse è uno dei brani più citati. Gradevole e divertente, conosciuto dal popolo del belcanto. È un titolo attribuito a Gioachino Rossini in cui due voci femminili interpretano due gatti, imitando un miagolio (lamentoso e convincente). Stando ad altre ricostruzioni l'aria non sarebbe stata firmata dall'illustre pesarese ma dal collega britannico Robert Pearsall che lo avrebbe scritto lavorando su schegge dell'«Otello» rossiniano e aggiungendo il verso «miao». Passaggio dall'Ottocento al Novecento, il tratto è breve; e qui si trovano «affettuose corrispondenze» tra i quattro zampe e Ravel e ancora, Andrew Lioyd Weber. Ma a questo punto una domanda è d'obbligo: ai gatti piace la musica? La riposta è: sì, apprezzerebbero soprattutto la «classica». È quanto ha sostenuto uno studio dell'Università di Lisbona, pubblicato sulla rivista Journal of Feline Medicine and Surgery. La ricerca indica alcuni brani peculiari, soprattutto pezzi per violino, come l'«Adagio per archi» di Samuel Barber. Gli scienziati hanno sottoposto alcune gatte - durante l'intervento di sterilizzazione - all'ascolto di alcune musiche, in modo casuale tra il brano di Barber, «Torn» di Natalie Imbruglia e «Thunderstruck» degli Ac/ Dc. Uno studioso sostiene che nel corso delle visite la maggior parte dei mici ha mostrato di apprezzare la musica d'arte, in particolare autori come George Haendel, i piccoli animali sono diventati «più calmi, fiduciosi e tolleranti».