Alberghi, rifugi, osservatori I fari hanno una seconda vita

Il demanio ha assegnato i primi 9 degli 11 immobili che saranno trasformati e messi a reddito dallo Stato

Ci sono gli uomini del fare. E ci sono gli uomini del... faro. Quelli che daranno una nuova vita a questi bizzarri immobili di proprietà del demanio pubblico, collocati tutti in zone di grande valore paesaggistico e naturale. Diventeranno resort, ristoranti, rifugi. Conserveranno - ci si augura - la poetica di un luogo isolato dal mondo, di un avamposto solitario e struggente, ma saranno fruibili da un turista che non ama la mondanità e lo struscio.

I primi nove degli undici fari messi sul «mercato» sono stati aggiudicati pochi giorni fa. L'agenzia del demanio ha reso note le graduatorie provvisorie del bando di gara Valore Paese-Fari aperto il 12 ottobre scorso. Una volta terminate tutte le verifiche amministrative si procederà alla stipula dei contratti di concessione con i soggetti prescelti. Sul tavolo un business di almeno 20 milioni di euro, dei quali almeno 6 sono l'investimento iniziale per riqualificare strutture spesso piuttosto malmesse, e 7 milioni l'incasso per lo Stato da concessioni di durata diversa che prevedono un canone complessivo annuo di circa 340mila euro.

Ma dove sono e che cosa diventeranno i nove fari 2.0? Partiamo da quelli più settentrionali, che si trovano in Toscana, sull'isola del Giglio: il faro di Punta Fenaio è stato assegnato alla SNP di Paola Pini, che lo trasformerà in una struttura ricettiva; quello di Punta Capel Rosso andrà invece alla Ati Raggio-Le Esperidi, che punta a valorizzare la memoria del luogo creando un museo dinamico e finalizzato al recupero (di materiali e di suggestioni).

Scendiamo al Sud. Il faro di Punta Imperatore a Forio d'Ischia e quello di San Domino alle isole Tremiti, in Puglia, sono stati concessi entrambi a una società tedesca, la Floatel GMbH, specializzata nel recupero di strutture simili in Scozia, Spagna e Germania: l'idea è quella di trasformarli in «rifugi nel faro», uno spazio di riflessione e raccolta con uno stile minimal ma di standard elevato. Sempre in Campania il faro di Capo d'Orso a Maiori sarà gestito dal Wwf, che accanto a spazi per ospitalità realizzerà un osservatorio marino-costiero con un centro visite, percorsi natura e una bottega dei sapori.

E poi c'è la Sicilia, dove c'è il maggior numero di fari da recuperare. Quello di Punta Cavazzi a Ustica è finito alla Sabir Immobiliare Srl che ha in mente una foresteria in cui sviluppare momenti dedicati alla formazione, allo studio e e all'intrattenimento. A Lorenzo Malafarina adrà invece il faro Capo Grosso di Levanzo nelle Egadi, dove farà un resort in cui saranno tenuti workshop di cucina, fotografia, vela, pesca e yoga. Ad Augusta il faro di Brucoli sarà allestito da Azzurra Capital Srl come punto di accoglienza turistica focalizzato sull'enogastronomia e i prodotti tipici. Infine il faro di Murro di Porco a Siracusa è stato assegnato a un giovane imprenditore, Sebastian Cortese, che ne farà un boutique hotel con 14 posti letto, ristorante e area congressi. Buon futuro, guardiani del faro.