La Alex attracca a Lampedusa. Scontro tra Salvini e la Trenta

Vietato lo sbarco ai migranti, alcuni scendono per le cure Il vicepremier: «Il ministro della Difesa mi ha lasciato solo»

Neanche le invitassero a nozze. Le due navi Alex e Alan Kurdi delle Ong Mediterranea e Sea Eye, che nei giorni scorsi hanno fatto il «pieno» di immigrati, si sono dirette a Lampedusa. La prima ha attraccato. Numerosi migranti tra i 41 a bordo sono stati sbarcati per essere curati al poliambulatorio dell'isola dopo che a un 15enne era stato concesso di lasciare il veliero per motivi di salute.

Tutti i divieti sono saltati come nel caso della Sea Watch 3. Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini ieri sera ha perso la pazienza e ha attaccato nuovamente il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e il titolare dell'economia, Giovanni Tria. «Io posso indicare un porto sicuro e bloccare uno sbarco non autorizzato ma le forze armate in mare non dipendono da me. Se servono da scorta per le navi fuorilegge domandiamoci allora sull'utilizzo di queste unità» militari, ha affermato in una diretta Facebook aggiungendo che «chiederò ai ministri della Difesa e dell'Economia di aiutarci in questa battaglia di civiltà e legalità per salvare vite: mi farebbe piacere che fossero al nostro fianco, al fianco del popolo italiano, altrimenti è un precedente pericolosissimo».

La replica è arrivata attraverso fonti della Difesa: «Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore ed è stato respinto, in più di una occasione: questi sono i fatti». Parole a cui è seguita la controreplica del ministero dell'Interno, secondo cui il supporto delle unità navali militari italiane «è necessario per bloccare le navi che vogliono portare i clandestini in Italia e non per aiutarle nel trasporto». A questa sortita è seguita una nuova puntualizzazione del dicastero guidato da Trenta. «Esigiamo rispetto per i nostri militari: se il Viminale avesse accettato, i migranti sarebbero già a Malta».

La vicenda pare un riflesso condizionato dall'esito (negativo per il Viminale) della telenovela Sea Watch 3. Il comandante Carola Rackete è stata persino «beatificata» dal gip di Agrigento, che ha giustificato i reati perché stava eseguendo il compito di salvare vite, salvo mettere a repentaglio quella di 5 finanzieri a bordo della motovedetta speronata. Il copione si è ripetuto: Alex e Alan Kurdi (a bordo 65 immigrati) hanno invocato lo stato di necessità e hanno forzato il blocco navale.

«Non ci fanno sbarcare accusa Mediterranea -. È sequestro di persona». Eppure Matteo Salvini ha difeso la linea dei porti chiusi anche dinanzi all'invito per iscritto da parte del suo omologo tedesco Horst Seehofer di «ripensarci». La Germania si offre di «accettare parte dei migranti» ma non per via dello Stato di bandiera invocato da Salvini, quanto come Paese dell'Ue che fa la propria parte. Il ministro dell'Interno tedesco si è appellato alla «comune responsabilità europea» e ai «nostri valori cristiani condivisi». «Le chiedo di riconsiderare la sua posizione di rifiutare l'apertura dei porti italiani», scrive Seehofer a Salvini. La risposta del titolare del Viminale è stata dura: «Chiediamo al governo Merkel di ritirare la bandiera tedesca a navi che aiutano trafficanti e di rimpatriare i loro cittadini che ignorano le leggi italiane».

Alla Alex Malta aveva messo a disposizione il porto della Valletta, dopo un accordo con Salvini sulla ripartizione di migranti. Ma Mediterranea sin dall'inizio ha trovato una serie di giustificazioni. E così ieri, poco prima di forzare il blocco ha scritto: «Di fronte alla intollerabile situazione igienico-sanitaria a bordo, Alex ha dichiarato lo stato di necessità e si sta dirigendo verso il porto di Lampedusa». Immediata la reazione di Salvini. «La nave dei centri sociali, che a quest'ora sarebbe già arrivata a Malta infrange la legge ; vediamo se anche in questo caso la giustizia tollererà l'illegalità », ha commentato anticipando emendamenti leghisti al dl Sicurezza bis per aumentare le multe fino al milione di euro e rendere più semplici i sequestri delle imbarcazioni.