Strage di Bologna. Alibi, bugie e un teste segreto. "Quel processo è da riaprire"

A 35 anni dalla strage di Bologna che provocò 80 morti e oltre 200 feriti la verità è ancora lontana. Ecco perché gli unici condannati, Mambro e Fioravanti, potrebbero essere innocenti

Strage di Bologna del 2 agosto 1980

Sono passati 35 anni dalla strage di Bologna, che provocò 85 morti e 200 feriti, ma in nessuna aula di giustizia, nonostante la sentenza di colpevolezza, sono state presentate prove che, al di là di ogni ragionevole dubbio, confermino la responsabilità di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Daniele Benedini, difensore degli ex terroristi dei Nar ne è convinto, ma dubita che la sentenza possa essere ribaltata: «Finché non ci sarà una pista alternativa che sia soddisfacente dal punto politico-ideologico non sarà possibile una revisione del processo. Se la sentenza fosse stata emessa dopo il 2006, quando è stato rinnovato l'art. 533 del Codice di procedura penale, forse sarebbe stata diversa». Che cosa dice l'art. 533? «Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio». E qui di dubbi ce ne sono tanti.

IL PENTITO

La sentenza di condanna si regge sulla credibilità di Massimo Sparti, il teste che affermava di aver incontrato Fioravanti a Roma il 4 agosto, due giorni dopo la strage. L'ex terrorista si sarebbe vantato con lui dicendogli «visto che botto?» e facendogli intendere di esserne stato l'autore. La presenza di Sparti a Roma in quei giorni però è smentita dalle testimonianze della moglie, della suocera e della domestica. Tutte e tre hanno dichiarato che era in vacanza a Cura di Vetralla (Viterbo), da dove non si era mai mosso. Perché mai avrebbero dovuto mentire? Eppure i giudici non ne tengono conto. Chi era Sparti? Un detenuto per reati comuni che, dopo la sua decisiva testimonianza, è ricoverato in una struttura ospedaliera carceraria a Pisa. Gli viene diagnosticato un tumore terminale e ottiene la libertà. «Ma Sparti ha campato per altri 20 anni ed è morto per una malattia diversa. La sua cartella clinica è andata distrutta, non si sa bene come», spiega l'avvocato Benedini. Il dirigente sanitario del carcere di Pisa, Francesco Ceraudo, è rimosso dall'incarico perché ha rifiutato di certificare la malattia di Sparti. Nella sua deposizione al processo, dice ironicamente che la «misteriosa e improvvisa guarigione di Sparti» è attribuibile al miracolo di qualche santo e inspiegabile scientificamente.

L'ALIBI

Mambro e Fioravanti hanno sempre ripetuto che il 2 agosto erano a Treviso in compagnia di Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar. Flavia Sbrojavacca, compagna di Cavallini, conferma che hanno dormito a casa sua e che sono usciti verso le 8,30 del mattino assieme al compagno per poi tornare all'ora di pranzo. Sono andati a Padova perché Cavallini aveva un appuntamento per questioni di armi con Carlo Di Gilio. «Di Gilio è uno dei testi chiave per la strage di piazza Fontana, quindi credibilissimo, e ha dato anche il suo contributo nell'inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. In questo caso i giudici però la pensano diversamente», afferma Benedini. Di Gilio conferma in udienza l'arrivo a Padova di Cavallini, anche se poi non riesce a incontrarlo. «Sulla presenza di Mambro e Fioravanti a Treviso e a Padova la mattina del 2 agosto 1980 ci sono pochi dubbi», dice il difensore. Ma nessuno ne tiene conto. Nel novembre '80, Cavallini abbandona sul luogo di una sparatoria l'auto della compagna e la Sbrojavacca fugge all'estero. La madre della ragazza (Maria Teresa Brunelli) viene subito interrogata e dichiara che la Mambro in quei giorni era Treviso, non ricorda Fioravanti ma presume che fosse con lei. La figlia latitante rientra in Italia tre anni dopo e si costituisce.

Nell'interrogatorio dichiara che il 2 agosto Mambro e Fioravanti erano a Treviso. Mentre lei è in carcere, la madre viene reinterrogata e, dopo una pausa di riflessione, verbalizza di non rammentare bene i fatti di quei giorni: non smentisce la prima deposizione ma non conferma. Il giorno dopo la figlia esce dal carcere. Coincidenza? La Sbrojavacca però continua a ribadire la sua versione in Corte d'assise: Fioravanti e Mambro erano a casa sua. «Ci siamo lasciati alle 8,30 perché dovevano andare a Padova e sono tornati all'ora di pranzo».

La difesa chiede più volte che figlia e madre siano messe a confronto. Ma l'accusa risolve il mistero affermando che la madre non conferma l'alibi degli imputati e che la figlia mente. Se fosse così, perché la procura non ha incriminato la Sbrojavacca per falsa testimonianza o addirittura per concorso in strage? «La Corte d'appello di Bologna, nella sentenza definitiva, scrive una frase incredibile sulla presenza di Fioravanti e Mambro a Treviso in quei giorni», dice l'avvocato Benedini, che riporta testualmente: «In quali altri luoghi siano stati gli imputati, con quali mezzi si siano spostati, con quale successione siano avvenuti gli spostamenti non è dato di sapere». Di fatto la Corte dichiara di non sapere dove fossero il giorno della strage. Ma, se non lo sanno, come possono affermare, contraddicendosi, che erano a Bologna?

IL NUOVO TESTIMONE

«Abbiamo sentito anche un altro teste, su cui manteniamo il riserbo, che non ha mai deposto. Ma questo non permetterebbe la revisione del processo perché, come non hanno ritenuto credibili le tre donne su Sparti, lui sarebbe messo sullo stesso piano. Abbiamo verbalizzato la sua testimonianza, ma non vogliamo esporlo a rischi, pressioni e intrusioni nella sua vita privata», spiega Benedini. «Se emergessero nuove circostanze, il nostro teste potrebbe essere importante per la revisione, ma dovremmo trovare un'altra pistola fumante. Se accadesse, siamo pronti».

D'altronde Mambro e Fioravanti non sono fortunati come Adriano Sofri, condannato per l'omicidio del commissario Calabresi, che ha potuto godere di ripetute revisioni del processo. I due militanti dei Nar hanno una mezza dozzina di ergastoli sulle spalle, uno in più non avrebbe cambiato di una virgola la loro situazione. «Oggi hanno la legittima pretesa di essere scagionati da quest'accusa», spiega il loro difensore. «Di tutti i personaggi coinvolti solo Mambro e Fioravanti sono stati condannati. E poi Luigi Ciavardini, in seconda battuta perché all'epoca dei fatti era minorenne. In un ordinamento civile sarebbero stati assolti definitivamente. Non ci sono mandanti né esecutori: nessuno ha mai dimostrato che loro fossero a Bologna quel giorno, né come avessero acquisito l'esplosivo e da chi, né per quale movente politico fosse stato compiuto l'attentato».

LA PISTA PALESTINESE

L'ex presidente Francesco Cossiga, premier all'epoca della strage, ha sempre sostenuto l'innocenza dei due ex terroristi. Nel 2005 ha scritto una lettera al deputato Enzo Fragalà (che sarà poi assassinato nel 2010), membro della commissione Mitrokhin, nella quale avvalorava la tesi che dietro l'attentato ci fosse il Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina). La procura di Bologna apre così un'inchiesta, durata nove anni, ma il 30 luglio 2014 chiede l'archiviazione. Gli indagati erano i terroristi tedeschi Thomas Kramm e Krista Margot Frohlich, presenti a Bologna proprio il giorno della strage. Attivisti dell'ultrasinistra tedesca ed esperti di esplosivi, militavano inizialmente nelle Revolutionare Zellen (cellule rivoluzionarie), poi nel famigerato gruppo Carlos. Insomma, due pericolosi terroristi sono a Bologna il 2 agosto e si indaga su di loro solo 25 anni dopo?

La stessa procura ammette che è passato troppo per trovare la pistola fumante. Inoltre, non si può provare l'esistenza del «lodo Moro», il patto tra il nostro governo e i palestinesi in base al quale loro non avrebbero compiuto attentati in Italia in cambio dell'immunità per il transito e il deposito di armi sul nostro territorio. Ma trattandosi di diplomazia parallela, tra un governo e un gruppo guerrigliero, secondo i magistrati manca il riscontro oggettivo. Eppure il «lodo Moro» è avallato da numerosi esempi d'impunità per diversi terroristi palestinesi arrestati. Com'è accaduto nel 1979, quando Abu Anzeh Saleh, responsabile in Italia del Fplp, è catturato a Ortona assieme a tre esponenti di Autonomia operaia con due lanciamissili sovietici Sam-7. L'unico a uscire dal carcere dopo la prima condanna è Saleh, ma dopo la strage di Bologna. «La pista palestinese non sembra più percorribile. Cossiga ha detto la verità ma non ha raccontato tutto quello che sapeva», afferma il legale di Mambro e Fioravanti. «Quello che m'interessa oltre la loro innocenza è anche l'etica del processo, quella della prova, non l'etica del convincimento che può essere influenzato da pregiudizi ideologici o da pressioni ambientali. Per questo io contesto la sentenza».

Impossibile sintetizzare 300mila pagine di atti processuali e portare alla luce tutte le zone d'ombra. Resta il fatto che ci siamo imbattuti in indizi che diventano prove, in testimoni attendibili in altri processi ma non in questo, in pentiti miracolati e in contraddizioni evidenti. In base a questi elementi possiamo affermare che Fioravanti e Mambro siano colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è semplice: no.

Commenti
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siredicorinto

Dom, 02/08/2015 - 09:02

Tremendo essere falciati dalla vita senza colpa ne peccato. Terribile fatto che grida ancora vendetta. Il dolore che ha provocato é infinito. Ci vuole rispetto di fronte a cotanta disgrazia indimenticabile, qualsiasi appropriazione politica, qualsiasi tornaconto politico si é voluti cogliere approfittando del massacro é intollerabile. Rispetto, rispetto per una verità vera e non di parte. Si vergognino i politici approfittatori. VERGOGNA, VERGOGNA. RISPETTO PER LE VITTIME ED I LORO FAMIGLIARI.

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stenos

Dom, 02/08/2015 - 09:25

Ormai siamo alla farsa. Lo sanno tutti gli onesti non politicizzati che quelli condannati non c'entrano nulla, solo che in Italia serve un colpevole fascista che porta due vantaggi, primo consenso ai comunisti, secondo copre i veri colpevoli che per motivi politici non vogliono perseguire. Con la complicità di una magistratura politicizzata, delle istituzioni marce fino al midollo hanno confezionato il colpevole perfetto, il fascista. Intanto i disgraziati macellati sono nelle tombe con colpevoli in libertà. Giustizia all'italiana.

paolonardi

Dom, 02/08/2015 - 09:35

A quell'epoca ero in una cerchia di amici nella quale ero l'unico "borghese". Molti degli altri erano dei radical-chic che pasteggiavano a champagne ma sbandieravano il "il libretto rosso". Naturalmente nelle chiacchere del dopo cena la strage era fascita come poi fu riportato anche sulla lapide commemorativa. Che questo urtasse contro ogni logica di tipo politico-sociale non incrinava la loro granitica certezza uguale a quella degli amministratori bolognesi e dei magistrati del processo. Cosi' va, purtroppo, il mondo dei sisistri.

paolonardi

Dom, 02/08/2015 - 09:36

errata corrige: sinistri non sisistri.

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stenos

Dom, 02/08/2015 - 09:36

Roba da non credere. Nessuno sa i mandanti, nessuno sa da dove arriva l'esplosivo, nessuno sa dove erano la Manbro e Fioravanti, nessuno crede a testimoni che dicono che erano a Padova e alla fine li condannano. Questa situazione è a livello della giustizia di Stalin, dove venivi dichiarato pazzo e finivi nei gulag. Nemmeno più di 80 morti hanno lavato la coscienza di questo stato infame, usati per motivi politici. E poi dovremmo credere in questa repubblica bidone e nella sua giustizia?

idleproc

Dom, 02/08/2015 - 09:57

Penso che ormai sia molto largo il convincimento che la questione "stragi", omicidi ed estromissioni eccellenti sia tutta da riscrivere. Penso sia difficile arrivare al "risultato" sui mandanti ed esecutori in una condizione sostanzialmente coloniale. Dubito che il popolo italiano e quelle vittime innocenti avranno mai gistizia e legittima vendetta.

quapropter

Dom, 02/08/2015 - 10:22

Chissà perché da sempre sono convinto che le investigazione si sono rivolte e svolte nella parte sbagliata

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Italia Nostra

Dom, 02/08/2015 - 10:47

In riferimento a 'Carlos' (Ramírez Sánchez) va sottolineato che l'uomo che è stato definito un terrorista era in realtà un agente del KGB. Infatti nel suo soggiorno a Berlino a fine anni '70, Carlos era in stretto contatto con la Stasi (la polizia segreta della Germania Est) i quali gli avevano procurato uffici e 'case sicure' (safe houses) oltre ad uno staff di circa 75 persone, per non parlare del porto d'armi tedesco. Ramírez Sánchez va, a mio avviso, eliminato dalla lista dei sospetti, in quanto Marxista convinto (oggi islamico fanatico) pertanto è possibile che la sua presenza a Bologna fosse un tentativo di contrasto alla strage che ha invece matrice a stelle e strisce tramite il coordinato (e controllato dalla CIA) servizio tedesco occidentale. I nostri servizi, in quanto 'sezione staccata della CIA in Italia' faranno poi tutto il lavoro di depistaggio (inclusa quella valigetta lasciata su un altro treno contenente esplosivo ad opera di un Carabiniere del SISMI).

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Italia Nostra

Dom, 02/08/2015 - 11:57

Redazione vi siete dimenticati questo... non censurare grazie. L'ho detto e lo ripeto. Fioravanti e Mambro sono estranei alla vicenda così come lo sono i palestinesi. Sono tutti depistaggi dei servizi segreti in combutta con quelli tedeschi come parte della strategia della tensione per portare avanti le psyops (o guerra psicologica) messa in essere dallo zio sam. Nei documenti desecretata dell'OSS prima e CIA successivamente troviamo il protocollo base che prevede (come da manuale) i vari passaggi in questo preciso ordine: Infiltrazione, propaganda, provocazione, ricatti, omicidi, stragi, colpo di stato o intentona (ossia tentativo di golpe). Quanto a Ilich Ramírez Sánchez (Carlos) poteva essere stato deviato in loco per motivi paralleli ma vista la sua vocazione politica ne escluderei il coinvolgimento.

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hermes29

Dom, 02/08/2015 - 15:32

USTICA + MIG LIBICO = Strage Stazione ferroviaria di BOLOGNA. Sono almeno 10 anni che questo incrocio di eventi è postato su internet.

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Italia Nostra

Dom, 02/08/2015 - 16:17

@hermes29 - Ma neanche per sogno, Ustica = Pilota di caccia NATO Francese (che si è poi suicidato pure dopo aver appreso quello che aveva fatto). Stavano dando la caccia a l'aereo di Gaddafi questo si, aerei che tra l'altro passavano sull'adriatico per andare a fare la manutenzione altrove e, di solito, non venivano disturbati dalla nostra aeronautica (con grande disappunto dei francesi e americani appunto) finche una sera di Giugno... il resto è storia.

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hermes29

Lun, 03/08/2015 - 08:01

Gentilmente per Italia Nostra, l'invito è di leggere tutto il racconto postato su internet: 30 minuti quasi di ritardo di partenza da Bologna, ha fatto si che fosse attenzionato come l'aereo personale di Gheddafi diretto in Francia. Il suo viaggio era stato reso pubblico. Oggi con i resti dell'aereo depositati e ricomposti in un deposito hangar di Bologna, con le moderne tecnologie si potrebbe arrivare a sancire "la verità" esposta nel testo.

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hermes29

Lun, 03/08/2015 - 10:04

A parte il lungo capolavoro di certa magistratura, oggi con il figli di Gheddafi ancora vivi Mohammed, Saif Al-Islam, Saadi, Hannibal, Aisha, con rogatoria internazionale si potrebbe arrivare alla verità confermata. E' un obbligo in memoria delle vittime. Si è volutamente disinformare per 35 anni, perché politicamente corretto?

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Italia Nostra

Lun, 03/08/2015 - 12:14

hermes29 - Lo leggo certo, rimane il fatto che nei cieli italiani quella sera c'era una guerra in corso, attività che i francesi hanno per decenni negato ma che è stata vista (e fatta parte di una testimonianza) da un Generale dell'Arma dei Carabinieri (e dal fratello).