All'Onu la Cina finisce alla sbarra. Irruzione dei diplomatici: falsità

Il rapporto: «Pechino cerca di censurare chi la critica» E i funzionari interrompono il direttore della Ong

New York - Human Rights Watch denuncia all'Onu «l'oppressione più brutale e generalizzata che la Cina abbia visto negli ultimi decenni», e dopo il «placcaggio» di Hong Kong, Pechino tenta di mettere il bavaglio al direttore dell'organizzazione anche al Palazzo di Vetro. Kenneth Roth, a cui nei giorni scorsi è stato bandito l'ingresso nella città epicentro delle proteste, ha presentato il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo all'Onu, nella sede della United Nations Correspondent Association (Unca), affermando che il governo di Xi Jinping sta effettuando un intenso attacco al sistema globale per la difesa dei diritti umani.

I diplomatici del Dragone dapprima tentano un «blitz» anonimo nella sala dei corrispondenti alle Nazioni Unite e al termine della conferenza prendono la parola: per loro il dossier è pieno di falsità. «Decenni di progressi che hanno permesso alle persone di tutto il mondo di parlare liberamente, vivere senza paura di incarcerazioni e torture arbitrarie e godere di altri diritti sono a rischio», spiega invece Roth. Nelle 652 pagine del World Report 2020 Hrw esamina le pratiche sui diritti umani in quasi cento paesi, descrivendo le violazioni in Siria, Yemen e Corea del Nord, ma il direttore nella presentazione dedica un'attenzione particolare alla Cina, che accusa di volere reprimere il dissenso non solo all'interno del paese, ma anche all'estero. Cita la limitazione della libertà a Hong Kong, il sistema di sorveglianza istituito nello Xinjiang per controllare gli Uiguri, e a preoccupare è anche il ruolo centrale svolto dalla tecnologia, con intrusioni di massa sulla privacy grazie all'intelligenza artificiale e all'analisi dei «big data». «Pechino ha represso a lungo la critica interna, e ora utilizza la sua crescente influenza economica e diplomatica per estendere tale censura al resto del mondo, mettendo a tacere le critiche all'estero e minando le istituzioni globali che proteggono i diritti umani», continua Roth. Il quale esorta i leader stranieri a esercitare maggiori pressioni sul governo di Xi.

A suo parere tuttavia, quando si è trattato di contrastare il Dragone su questo tema, diversi governi non sono stati abbastanza efficaci: Donald Trump «ha perso credibilità perchè spesso è vicino ad autocrati amici», e «l'Unione Europea è stata dirottata dalla Brexit e divisa sulla migrazione, trovando difficoltà ad avere una voce comune».

Secondo fonti informate, Pechino ha tentato in maniera più o meno velata di impedire la presentazione all'Onu, e al termine della conferenza stampa il diplomatico cinese Xing Jisheng prende la parola per respingere le accuse, definendo il rapporto «pieno di pregiudizi e menzogne». «Hong Kong è parte della Cina - afferma rivolto a Roth - e visto quello che ha detto qui, è chiaro a tutti perché gli è stato negato l'ingresso». Mentre il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, insiste: «La situazione dei diritti umani nel nostro Paese è oggi la migliore che ci sia mai stata».