Altolà a Davigo dai vertici del Csm «Rischia di farci tornare al passato»

Il vicepresidente Legnini chiede di abbassare i toni dello scontro Ma il ministro Alfano: «Le toghe contrastino i reati, non i governi»

Anna Maria Greco

Roma «Le parole di Davigo rischiavano di portare le lancette indietro, per questo ho deciso di intervenire». Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, dopo la nota critica verso le frasi sui politici corrotti del presidente dell'Anm, cerca di abbassare i toni e ricorda la separazione dei poteri. «Mi auguro - dice a In mezz'ora di Lucia Annunziata - che tutto torni a un normale conflitto dialettico». Anche il ministro dell'Interno Angelino Alfano, sul Messaggero, respinge le invasioni di campo: «Continuo a sperare che i magistrati contrastino i reati e non i governi ».

Legnini parla del «rischio di incendio» innescato dai «toni eccessivi» di Davigo, dice che può far tornare indietro le riforme, sia quelle interne del Csm sia quelle in parlamento. Così, all'«ottimo magistrato» che ha attaccato il governo Renzi e le sue nuove leggi anti-tangenti, manda a dire che c'è stato «un eccesso di generalizzazione nelle sue parole» e si rallegra del chiarimento successivo. La politica, per Legnini, deve «rispettare di più i magistrati», non «andare a braccetto», ma neppure scegliere la «lotta continua». Quanto alle toghe, per lui non devono «parlare solo con le sentenze». «C'è una insoddisfazione nella magistratura - ammette- e la registro quotidianamente. Nessuno si fa carico della durezza del nostro lavoro e del fatto che siamo attaccati».

Parole, queste sulla separazione dei poteri da un lato e sul maggiore rispetto della politica dall'altro, che fanno dire a Daniela Santanchè di Forza Italia: «Così restiamo bloccati in un cortocircuito perverso dal quale difficilmente usciremo fuori».

Tra le riforme, per Legnini, quella sulla prescrizione è «una priorità» e non si può rinviarla. Sulle intercettazioni, ribadisce che solo il pm può stabilire quali sono le rilevati penalmente e ricorda le linee guida che sta preparando il Csm, la delega pendente al Senato e le circolari delle procure. «Una maggiore autoregolamentazione e meditazione nel rendere pubbliche le intercettazione è auspicabile». L'uscita di Davigo penalizza un altro ex di Tangentopoli, Francesco Greco, in corsa per la procura di Milano. «Perché dovrebbe? Faremo la scelta migliore», assicura Legnini.

Sul fronte della politica è Alfano a ricordare alle toghe «il perimetro che la Costituzione assegna alla loro funzione», raccomandando di non andare «oltre». Il ministro dice ai magistrati che «avviare unilateralmente uno scontro con la politica e i politici non fa bene a nessuno, men che meno alla magistratura». Per lui «alcuni giornali ed esponenti politici giustizialisti andavano alla ricerca di un nuovo leader», ma si spera che Davigo «si sottragga a questo ruolo e che le sue dichiarazioni siano state solo una scivolata d'esordio». Comunque, «c'è un interesse al conflitto, ma la linea del governo è andare avanti».

Commenti

unosolo

Lun, 25/04/2016 - 13:23

forse la magistratura ha dato mano libera ad un PCM di burlarsi di loro , sembra quasi che la conseguenza del salva banche di cui il governo ha salvato sia le banche che i CDA delle stesse con apposite leggi abbia messo KO la magistratura che non è entrata come sempre al controllo e arresti , praticamente come se il bulletto e la sua cricca ha vinto contro chi deve tutelare tutta la Nazione , si crede superiore e al di sopra dei controlli , la colpa è del silenzio della magistratura , forse il Davigo voleva accentuare i fatti , chissà..