«Altro che palazzinari Con noi immobiliaristi le città rinascono»

Il ceo di Coima: «A Roma c'era il timore di una cementificazione. Milano un modello diverso»

Milano Manfredi Catella il no del sindaco Raggi «alle Olimpiadi del cemento» è davvero un'occasione persa per il Paese?

«Se ci sono delle considerazioni a monte, allora non è un'occasione persa. Il tema va oltre il sì o il no alle Olimpiadi. Se un'amministrazione prende una decisione così forte e la associa alla cementificazione, vuol dire che ci sono dei temi da affrontare».

Vuol dire che gli immobiliaristi si sono presi una bella stoccata.

«E la loro sfida deve ripartire proprio da qui: facciano in modo di non essere più associati alla cementificazione ma a un settore strategico per lo sviluppo economico del Paese e per l'attrattività delle nostre città».

In sostanza va riscattata una categoria che, a ragione o meno, è stata demonizzata?

«Mettiamola così. A Milano lo sviluppo del territorio in un rapporto equilibrato tra pubblico e privato è diventato virtuoso consentendo alla città di diventare un laboratorio di innovazione. E non si parla più di cementificazione ma di riqualificazione, di rilancio della città riappropriandoci della vocazione storica dell'Italia nel realizzare città straordinarie».

Tutto questo grazie al progetto dei grattacieli di Porta Nuova, che hanno cambiato lo skyline milanese?

«Quel progetto ha dimostrato come il riscatto sia possibile grazie a un'imprenditorialità forte, capace di mettersi in gioco. Abbiamo conquistato la fiducia delle amministrazioni che in questi anni si sono succedute, al di là del segno politico. E il risultato è sotto gli occhi di tutti».

Ma la Roma immobiliare è abbastanza matura per la svolta?

«Lo è. Anzi, il no della Raggi può essere girato in positivo. E può rappresentare una buona occasione perché gli immobiliaristi seri e di qualità emergano, per lasciare un segno di crescita e progresso per la città».

Ce ne sono?

«Sì, non faccio i nomi ma ci sono imprenditori importanti che hanno risorse ampie e credibilità. E magari grazie a loro si potranno cogliere altre occasioni per altre candidature, che non per forza devono essere le Olimpiadi».

Quindi la nuova Roma non porterà la firma di investitori stranieri?

«La rinascita di Roma non può che partire dai romani. Il no della Raggi dia il via a un moto di orgoglio e a una riaffermazione delle competenze».

Milano può fare da modello?

«Milano ha dimostrato che è possibile riformare un settore e avviare un percorso positivo con nuovi interventi urbanistici premiati a livello internazionale e soprattutto amati dalle persone che abitano o visitano la città. Milano è certamente un modello italiano che può dare un contributo anche ad altre città in un rapporto di collaborazione nell'interesse di favorire l'economia italiana».

Mi sembra che uno dei punti di equilibrio più difficili da trovare sia quello nei rapporti tra pubblico e privato. È così?

«In questo momento i privati hanno una grande responsabilità e devono essere in grado di assumersi i rischi».

E il pubblico?

«Non deve bloccare gli iter dei progetti strumentalizzandoli a seconda della bandiera politica. Per Porta Nuova noi abbiamo lavorato con tutte le amministrazioni, di destra e di sinistra: due giunte Albertini, una di Letizia Moratti, una di Pisapia e ora Sala».

A Milano si sta per concludere anche il nuovo palazzo della fondazione Feltrinelli.

«E anche quello è un esempio di buona collaborazione e di un'imprenditoria innovativa, utile alla città. A Milano abbiamo riscoperto il concetto di committente forte, con un'idea di partenza e un progetto chiaro».

È così che nascono i nuovi quartieri nelle grandi città?

«Nascono quando c'è un'esigenza vera, quando manca qualcosa che serve ai cittadini. E quando c'è chi ha le spalle per portare avanti il progetto».