Altro che rivoluzione Tsipras si rimangia tutto E arriva la patrimoniale

La lettera di intenti all'Europa slitta ad oggi Manovra da 7 miliardi con nuove tasse e niente aiuti ai più deboli. Il premier greco ha disatteso le promesse e i suoi sostenitori sono già infuriati

Atene In un colpo solo è riuscito a disattendere le promesse elettorali, a introdurre nuove tasse, a far imbestialire il partigiano Manolis Glenzos e il celebre compositore Mikis Theodorakis: ma soprattutto ha tradito i suoi elettori - che chiedevano lo stop all'austerità - e quell'idea di nuova Europa che, dalle ceneri elleniche, sarebbe potuta nascere.

Non male per i primi venti giorni da premier di Alexis Tsipras che, assieme all'altro golden boy Yanis Varoufakis, ministro casual, ha fatto niente altro che una piroetta politica. Accettando quattro mesi in più di credito, nella lettera agli «insegnanti» Schauble e Dijsselbloem, (non ancora spedita e che salvo ulteriori ritardi dovrebbe essere recapitata a oggi) come un bravo scolaro, ripresenta pari pari il memorandum della troika con tasse e tagli. Un copia e incolla da quel tomo di 400 pagine votato dal Parlamento ellenico in una piovosa notte del 2012, mentre all'esterno centomila greci lanciavano vasetti di yogurt contro il palazzo del potere.

Addio quindi alle misure sociali, alle tredicesime per le pensioni basse, alla sanità gratis per i poveri, al salario minimo portato a 700 euro, così come aveva certificato sotto elezioni. Si impegna solo ad evitare (giustamente) il pignoramento a chi non ha pagato l'Imu greca, ma ecco una patrimoniale sulle grandi ricchezze da 2,5 miliardi e un giro di vite su corruzione, contrabbando di sigarette e oli combustibili. In tutto poco più di 7 miliardi, a fronte del buco strutturale da 300 miliardi, mentre dai bancomat del Paese viene prelevato un miliardo al giorno e con una gran confusione alla voce privatizzazioni, su cui fa come la tela di Penelope (un giorno le stoppa e l'altro le avalla).

Una partita di giro, quindi, che non risolve i problemi interni, ma che serve da lezione anche a quella sinistra italiana periodicamente infatuata dal leader straniero di turno. Dopo lo spagnolo Zapatero, che con le sue politiche aveva lasciato solo macerie nei conti spagnoli, ecco che sino a tre settimane fa l'universo italico che va da Landini a Fassina, passando per la Brigata Kalimera, riponeva le speranze di cambiamento in Tsipras. E invece, oggi, è dall'interno del partito del Syriza che partono cannonate alle sue scelte.

Non solo l'eroe nazionale Glenzos (che ha chiesto «scusa ai greci per l'illusione» del 41enne ingegnere), ma anche il padre del sirtaki di Zorbàs, il 90enne Theodorakis, lo implora di cancellare il memorandum e di riprendersi la sovranità nazionale, che poi era la ragione per cui in massa il popolo greco lo aveva preferito al conservatore Samaras. E definisce la sinistra «un insetto sfortunato che accidentalmente è caduto nella ragnatela ed è impotente di reagire ed essere salvato». Identica reazione da parte di molti dirigenti, racchiusi nel think thank Iskra che fa capo al ministro dell'Energia, il matematico Panaghiotis Lafazanis. In un'intervista ha precisato che «nessun accordo sull'Eurogruppo dovrà annullare la nostra azione radicale anti-memorandum», sottolineando che «il nostro governo non si trasformerà in un ostaggio del duro conservatorismo tedesco». Peccato che nelle stesse ore il suo primo ministro avesse detto sì all'intero pacchetto di Fmi, Bce e Ue.

Nessun accenno concreto, invece, si trova nella lettera all'Europa alla voce nuovi business: le miniere di oro e di argento presenti a nord nella penisola Calcidica, con i rilievi affidati da nebulosi canadesi alla società Hellas Oro, e soprattutto i 400miliardi di gas nel mare di Creta su cui è calato il silenzio. Mistero anche sulla possibilità di privatizzare il porto del Pireo con la Cosco Cina e le ferrovie con la Russian Railways. Senza dimenticare le mire qatariote sul vecchio aeroporto Ellenikòs, con la prospettiva di trasformarlo nella Dubai del Mediterraneo.

In giornata, durante un seminario, è il capo della commissione europea Jean Claude Juncker a chiudere la questione dicendo che «la responsabilità è sulle spalle dei cittadini ellenici». Anche se, ad onor del vero, proprio questa volta i greci hanno poche colpe. Mentre il machiavellico Tsipras ha cambiato le carte in tavola e il nome del memorandum (battezzato «misure») senza che il vademecum della troika fosse scalfito neanche un po'.

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