Ambasciatore coreano scompare a Roma "È protetto dall'Italia"

Da novembre perse le tracce di Jo Song-gil e moglie. La Farnesina: «Non sappiamo nulla»

Il numero uno dell'ambasciata nord coreana a Roma, Jo Song-gil, avrebbe disertato, ma la Farnesina smentisce qualsiasi protezione per evitare la rappresaglia del regime di Pyongyang. Il delicato caso sarebbe gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio e dai servizi segreti. Il giornale sudcoreano JoongAng Ilbo ha rivelato per primo che l'ambasciatore facente funzioni della Corea del Nord in Italia è scappato chiedendo asilo politico ad un Paese occidentale non meglio identificato. E sarebbe «protetto dalle autorità italiane in un luogo sicuro». Dopo lo scoop si è riunito a Seul il comitato parlamentare dei servizi segreti. L'intelligence sud coreana ha confermato che «il mandato dell'ambasciatore Jo Song-gil terminava a fine novembre dell'anno scorso ed è fuggito dalla struttura diplomatica» secondo la parlamentare Kim Min-ki. Il Nis, i servizi di Seul sono in ottimi rapporti con l'Aise, la nostra intelligence.

Il diplomatico nord coreano avrebbe chiesto protezione temporanea al governo italiano in attesa di venire accolto da un Paese terzo che forse gli ha già garantito rifugio. La Farnesina smentisce qualsiasi domanda di asilo politico in Italia e conferma «solo una richiesta di avvicendamento alla guida dell'ambasciata, cosa poi avvenuta».

Il mandato di Jo Song-gil scadeva il 20 novembre. Nel 2017 aveva assunto la guida della rappresentanza diplomatica nord coreana, come facente funzioni, dopo che l'ambasciatore Mun Jong-Nam non ancora accreditato, era stato invitato ad andarsene in risposta all'ennesimo test nucleare ordinato di Pyongyang. Jo Song-gil era arrivato a Roma nel 2015 come terzo segretario facendo una veloce carriera. Fra i 40 e 48 anni non sono molte le informazioni sul diplomatico al centro del giallo internazionale, ma sembra che sia parente, figlio o genero, di un importante esponente del regime nord coreano. Per questo motivo avrebbe ottenuto il permesso di venire in Italia con la moglie e forse i figli. Di solito i familiari vengono trattenuti in patria proprio per evitare le diserzioni.

L'ex senatore Antonio Razzi, di casa a Pyongyang, che vanta un'amicizia personale con il dittatore Kim Jong Un, sostiene di aver incontrato l'ambasciatore tre settimane fa. «L'ho visto in occasione di un pranzo con alcuni imprenditori interessati a investire in Corea del Nord» spiega Razzi. «Poi in effetti è sparito - osserva l'ex senatore - L'ho cercato più volte per sapere se fosse interessato a proseguire quei contatti, ma non mi ha più risposto».

L'ambasciata nord coreana a Roma è importante per i rapporti con la Fao, l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura dell'Onu, che ha il suo quartier generale nella capitale. La Fao aiuta la Corea del Nord a far fronte alle regolari carenze alimentari che affamano la popolazione.

L'ufficio presidenziale della Corea del Sud ha preso le distanze smentendo qualsiasi coinvolgimento nella possibile diserzione. Pyongyang ha sempre considerato le diserzioni non solo un tradimento da punire con la morte, ma una specie di atto di sabotaggio da parte dei Paesi coinvolti. Il rischio, se la fuga del diplomatico verrà confermata, è che il regime se la prenda con l'Italia.