Analisti sulla manovra: "I mercati respirano, ma lo spread non è alle spalle"

Lo spread è già sceso a 250 punti, con un rendimento al 2,7% che non si vedeva da mesi. Ma è "presto per aspettarsi una normalizzazione del differenziale"

I mercati azionari e obbligazionari tirano un sospiro di sollievo, ora che l'Italia ha scongiurato la procedura di infrazione per debito eccessivo, evitando il rischio di sanzioni e stop a fondi strutturali.

Lo spread tra Btp e Bund è già sceso a 250 punti, con un rendimento al 2,7% che non si vedeva da tre mesi. È "presto per aspettarsi una normalizzazione del differenziale", ma sulle Borse "non era così scontato che il governo evitasse la procedura", ha spiegato all'Adnkronos Giuseppe Sersale, di Anthilia Capital Partners. Secondo l'analista, il governo, alla fine "ha portato a casa il risultato", dal momento che l'Europa si è accontentata di una "clausola di salvaguardia", un correttivo al budget se le cose non andassero come previsto.

Lo spread

Il tema spread però non è certo alle spalle. In gennaio ricominciano le emissioni del Tesoro per rifinanziare il debito e se il quarto trimestre il Pil italiano non crescesse, il Paese entrerebbe in recessione. "Se le aspettative di crescita dovessero deteriorarsi, le finanze pubbliche resterebbero comunque vulnerabili. Ma è un fatto che la procedura, che agitava investitori italiani ed esteri, è venuta meno", ha affermato ancora Sersale.

"Mi aspetto uno spread tra 200 e 250 punti nei primi mesi del prossimo anno", ha dichiarato Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte. Da marzo in poi, con l'avvicinarsi delle elezioni europee e l'accentuarsi del rischio politico, le pressioni sui titoli governativi italiani potrebbero tornare, con una range di nuovo tra i 250 e i 300 punti.