Anche Bankitalia boccia Renzi «La crescita sarà sotto le attese»

RomaCrescita sotto le peggiori previsioni: quattro volte inferiore rispetto alle stime ufficiali del governo, ma molto più bassa, circa la metà, anche in confronto alle stime ufficiose che in questi giorni circolano al ministero dell'Economia. Il premier Matteo Renzi e il ministro Pier Carlo Padoan sono concentrati sul braccio di ferro con Bruxelles su nomine e flessibilità, ma a sorpresa un pesante stop alle ambizioni del governo è arrivato dall'Italia.
Per la precisione dalla Banca d'Italia che ieri ha pubblicato il bollettino con le stime sul Pil. Nel 2014, per via Nazionale, la crescita si fermerà allo 0,2% «con rischi al ribasso». Mezzo punto percentuale in meno rispetto alle previsioni di gennaio della stessa Bankitalia.
Nel Def la stima ufficiale del governo è dello 0,8%. In autunno sarà aggiornata, ma nei giorni scorsi al ministero dell'Economia si dava per probabile una crescita intorno allo 0,4-0,5%, e si facevano i conti delle ripercussioni sui conti pubblici e sull'eventuale sforamento dei limiti europei. Già con questo scenario, il rapporto deficit-Pil era sul limite del 3%. Se la previsione di Bankitalia si avverasse, la manovra fino a oggi negata dal governo diventerebbe inevitabile. Non la pensa così il ministero dell'Economia che ieri faceva filtrare messaggi rassicuranti in linea con quanto ha detto giovedì Padoan: bastano le misure già approvate per restare entro i limiti europei.
Qualche luce, Bankitalia, la vede nel 2015, tanto che rivede al rialzo la crescita del Pil all'1,3% (in gennaio prevedeva un 1,1%).
Una proiezione basata molto sulla buona volontà e assumendo che l'azione del governo si riveli efficace. Per l'istituto guidato da Ignazio Visco serve «una coerente attuazione delle misure a sostegno della crescita e supportare la fiducia di famiglie e imprese». Ma permangono, per entrambi gli anni, «considerevoli elementi di fragilità nelle prospettive di ripresa, anche a causa dell'incertezza sull'evoluzione delle tensioni geopolitiche in corso».
Quanto siano importanti le riforme, emerge dai dati che riguardano l'occupazione. C'è una ripresa della domanda di lavoro nei prossimi mesi. Il miglioramento del quadro congiunturale, «impatterebbe solo gradualmente sul mercato del lavoro». L'occupazione «si stabilizzerebbe nel corso di quest'anno per poi tornare a espandersi lievemente nel 2015 (dello 0,3 per cento nell'intera economia)». Le aziende, in sostanza, si rimettono timidamente a cercare lavoratori «grazie al progressivo venir meno degli effetti di scoraggiamento che ne avevano compresso la dinamica nel 2013». Tradotto: la riforma del lavoro del governo Monti, con i vincoli sul lavoro atipico e contratti a termine, aveva frenato le assunzioni. Quella di Renzi, che ha concesso maggiore flessibilità, ha favorito le assunzioni, facendo restare stabile il mercato del lavoro, in un contesto di crisi.
I consumi delle famiglie, invece, avranno una ripresa «più lenta», che si accentuerà nel 2015 «sostenuta dalla ripresa del reddito disponibile». Il bonus di 80 euro introdotto dal governo Renzi, dovrebbe avere un effetto sui consumi di due decimi di punto percentuale, pari a un decimo di Pil nel biennio 2014-2015.
Sul fronte delle banche c'è «un'attenuazione delle difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari»; i prestiti al settore privato «continuano però a ridursi, risentendo anche del debole quadro congiunturale». Ferma la produzione industriale, con un «sostanziale ristagno» nel secondo trimestre».