Anche Briatore nel tritacarne: «Già chiarito, nessuna accusa»

Il manager prende le distanze dalle accuse di evasione Sfiorati anche Berlusconi e Galliani: «Del tutto estranei»

I numeri faranno sicuramente impressione. Il caso Panama Papers, che ha portato alla luce oltre 200mila società offshore, create con la consulenza dello studio legale Mossack Fonseca di Panama City per conto di leader mondiali, vip, sportivi e artisti, sta facendo fibrillare il pianeta. Repubblica e l'Espresso, che hanno anticipato l'inchiesta del consorzio giornalistico Icij, hanno quantificato la somma che circola nei paradisi fiscali: 7.600 miliardi di dollari, con Europa e Stati Uniti che guidano la classifica dei patrimoni offshore. Certo, ora tutti gridano allo scandalo e sottolineano che, se quei soldi rimanessero nei Paesi di origine, chissà quante tasse produrrebbero e quanti benefici per i cittadini.

D'altronde, se le società create nei paradisi fiscali operano nel rispetto della legge, c'è poco da dire. La tassazione è altissima, nell'Unione europea è mediamente del 41,8 per cento, con il picco italiano al 43,5, quindi se si è in regola con il fisco, nulla vieta di costituire una società dove la tassazione è più favorevole, come ha fatto recentemente la Fiat di Marchionne (oggi Fca) e altri grande aziende italiane. Ieri è stata pubblicata una nuova lista, che riguarda le società offshore create da imprenditori italiani. Dopo i primi nomi emersi, come quello di Luca Cordero di Montezemolo, dall'archivio dello studio legale panamense sono venuti fuori altri imprenditori italiani che operano nei paradisi fiscali. Quello che ha meritato più spazio sui giornali del gruppo Espresso è stato Flavio Briatore che avrebbe utilizzato assieme a Silvio Berlusconi la società Struie, creata dallo studio Fonseca, che sarebbe servita, secondo Repubblica, per dei pagamenti in nero allo studio dell'avvocato David Mills. Immediata la replica di Briatore, il quale ha sottolineato di operare «legittimamente con società in tutto il mondo che pagano le tasse nei Paesi in cui gestiscono gli affari». L'imprenditore ha spiegato in una nota di aver già fornito la documentazione di Struie alla procura di Milano, la quale non ha mosso alcuna censura «né fiscale né personale per Briatore e il Trust di cui è beneficiario».

Anche il legale del leader di Forza Italia ha smontato le accuse, riservandosi di agire in giudizio. «Il presidente Berlusconi ha dichiarato l'avvocato Niccolò Ghedini non ha e non ha mai avuto alcun contatto o coinvolgimento nelle vicende in questione. Il conto Struie, citato nell'articolo, com'è stato appurato sia dalla sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite riguardante il caso Mills sia, in particolare, nella sentenza che ha prosciolto definitivamente il presidente Berlusconi, si è rivelato del tutto estraneo a movimenti di denaro a lui riconducibili». Non potevano naturalmente mancare gli uomini della galassia Berlusconi. La società menzionata è Sport Image International, fondata nel 1989 e considerata una cassaforte utilizzata per la squadra del Milan. Ad amministrare la società sono indicati Adriano Galliani, Giancarlo Foscale e Livio Gironi, manager dell'area Fininvest. I giudici italiani avevano indagato sulla Sport Image ma le accuse di fondi neri erano state azzerate. I legali di Galliani hanno definito «fuorviante» l'articolo di Repubblica perché la società di cui Galliani era uno degli amministratori «era detenuta da Fininvest in regime di totale trasparenza e regolarmente dichiarata».

Tra gli altri nomi noti c'è da menzionare Emanuela Barilla, erede assieme a tre fratelli della famosa dinastia dell'industria alimentare. Nel 2014 ha fondato una società alle Isole Vergini con un investimento che supera il milione di dollari. Nell'elenco dei primi cento nomi italiani figura anche Stefano Pessina, manager di un colosso della farmaceutica mondiale e residente da tempo a Montecarlo. Pessina risulta essere il terzo italiano più ricco, con un patrimonio personale di circa 13,4 miliardi di dollari, dopo i Ferrero e Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica.