Ma anche noi con le tecnologie rischiamo di fare la stessa fine

di Livio Caputo

L'articolo qui sopra ha centrato perfettamente il problema: questo sistema è un incrocio perverso tra le fantasie politiche di George Orwell e la tecnologia sviluppata da Zuckerberg. Probabilmente, non è del tutto inedito, nel senso che molti Paesi credo schedino già elettronicamente un certo numero di cittadini che ritengono pericolosi per la società. L'Interpol deve avere egualmente un «archivio» del genere. Ma la grande, spaventosa novità è che la Cina si propone di applicare il sistema indistintamente a tutti i suoi cittadini, e a servirsene per controllare da vicino le loro esistenze, premiarli, punirli, promuoverli, licenziarli e probabilmente molto di più. Si tratta di qualcosa di molto più grave della privazione della libertà già esistente in quel Paese: si tratta, praticamente, di tenere sotto controllo perenne ogni individuo, obbligandolo non solo a osservare la legge (e questo, in fondo, non sarebbe così riprovevole), ma condizionando tutte le sue azioni, Infatti tutte, dal leggere un certo giornale al frequentare certi amici, potrebbe influire sul resto della sua vita, secondo l'esclusivo arbitrio di uno sconosciuto funzionario chiamato a valutarle, o forse in base a qualche algoritmo ancora sconosciuto, che distribuirà automaticamente i «voti» .

Sul piano politico, le osservazioni da fare sono due: 1) Abbiamo la prova che il presidente Xi non ha la minima intenzione di liberalizzare il sistema, come qualcuno aveva sperato, ma che si muove nella direzione esattamente contraria. Una volta che sarà in possesso del database, potrà stroncare sul nascere qualsiasi iniziativa contraria al regime, creando un sistema totalitario di una capillarità finora sconosciuta. A controllare la diabolica macchina sarà probabilmente il partito comunista, che pur avendo da tempo gettato a mare le teorie economiche marxiste vuole gestire per l'eternità il potere. 2) Per attuare il progetto, Pechino dovrà potenziare enormemente la sua struttura poliziesca, perché raccogliere le informazioni su centinaia di milioni di individui (si suppone che donne e bambini saranno esentati), valutarle, inserirle nel computer e trarne le conseguenze richiede un enorme sforzo organizzativo. Ma proprio nell'operato degli informatori si nasconde un altro pericolo: che il sistema venga usato anche per compiere vendette, esercitare ricatti, regolare conti personali; e allora, oltre ad abolire le libertà individuali, il sistema potrebbe dare vita anche a una lotta tra bande.

L'iniziativa cinese, in realtà non fa che portare alle estreme conseguenze una realtà esistente anche nel libero Occidente: già ora, per via di telefonini, carte di credito, telepass e quant'altro, l'autorità è in grado di conoscere buona parte dei nostri movimenti. Forse, perciò, è arrivato il momento di aprire un serio dibattito su quando sarà il caso di fermarci, se non vogliamo fare tutti la fine dei sudditi di Xi.