Anna&Anna, se i giudici infrangono la legge

di La sentenza n. 8097 del 21 aprile 2015 della Corte di Cassazione è una bomba con effetti deflagranti che investono il campo dell'etica, della morale ed i principi giuridici consolidati ritenuti intangibili fino a ieri, primo fra tutti la diversità di sesso quale presupposto irrinunciabile di un valido matrimonio.

Io stessa, da navigata professionista che ha curato per anni la lenta ma inesorabile evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali e dei conseguenti interventi normativi volti a riconoscere maggiore spazio alle unioni omo-affettive, sono rimasta stupita per la falcata storica che gli Ermellini hanno compiuto in questo campo.

Siamo davvero alla svolta: non è uno slogan affermare che da ora in poi nulla sarà più come prima.

La Cassazione, con la sponda della Corte Costituzionale ma andando persino oltre i dettami di principio indicati dalla stessa, ha ritenuto valido un matrimonio fra persone dello stesso sesso, cosa mai avvenuta prima in Italia.

Ovviamente ci è arrivata per vie tortuose ma è l'esito quello che conta: la vicenda affrontata concerne una coppia - formata da un uomo ed una donna - che si sposa regolarmente ma che, dopo le nozze, vive il cambiamento di sesso del marito e la sua rettificazione sui registri dello stato civile.

Posto che in Italia vige una Legge che prevede, in caso di cambiamento di sesso, l'automatica caducazione degli effetti civili del matrimonio, con annotazione sull'atto di matrimonio (una sorta di divorzio automatico senza passare dal Giudice), le parti - fra le quali esiste ancora una profonda affettività e volontà di stare assieme - avevano già promosso la pronuncia della Corte Costituzionale sulla conformità della legge menzionata agli artt. 2, 3 e 24 della nostra Costituzione.

Nel 2014 la Corte Costituzionale si era pronunciata affermando l'incostituzionalità della suddetta legge nella parte in cui la sentenza di rettificazione e cambiamento di sesso comporti l'automatica cessazione degli effetti civili del matrimonio (o il suo scioglimento) senza consentire al contempo, ove i coniugi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata.

Il problema è che in Italia non esiste una regolamentazione di coppia alternativa al matrimonio ed il matrimonio presuppone tassativamente la diversità di sesso.

In una logica cerchiobottista, con rispetto parlando, il massimo organo giurisdizionale tiene insieme i principi cardine del matrimonio «classico» (diversità di sesso) con l'esigenza di un intervento normativo che ampli la tutela delle coppie anche omosessuali (parola ovviamente non pronunciata), ma è un intervento di natura sostanzialmente «dichiarativa», che nulla era destinato a cambiare.

La Corte di Cassazione, infatti, investita del problema di Anna & Anna (nomi di fantasia) dopo la siffatta pronuncia della Corte Costituzionale, si ritrovava con le mani legate ed avrebbe potuto soltanto rigettare il ricorso della coppia e confermare l'intervenuta cessazione degli effetti civili del loro matrimonio: in parole povere avrebbe potuto solo scusarsi con le due donne e, pur prendendo atto del principio della Corte Costituzionale, dire ad Anna & Anna che il loro matrimonio era comunque sciolto di diritto in quanto il legislatore, in Italia, non aveva previsto alcuna forma di unione civile alternativa.

Invece no: con un colpo di reni di portata storica gli Ermellini si ribellano a questa inerzia ed attribuiscono alla pronuncia della Corte Costituzionale una funzione non solo additiva di principio (così in gergo tecnico), ma persino «autoapplicativa»: dunque il matrimonio resta assolutamente valido e nel pieno rapporto di coniugio le due donne potranno attendere serenamente l'intervento legislativo del Governo che introdurrà le unioni civili a compendio del matrimonio classicamente inteso.

Mamma mia, due respiri profondi si impongono: il 21 aprile 2015 si è tracciato il solco di una nuova era da cui ritengo impossibile retrocedere, a questo punto.

Lascio ai lettori ogni valutazione etica o morale della questione, ma che due persone dello stesso sesso potessero vantare un matrimonio valido ed efficace anche ai sensi di legge, questo davvero non me lo sarei mai aspettata, non così presto e non prima di una riforma costituzionale.