Antiterrorismo: allerta alta e giro di vite sugli irregolari

Chiara Giannini

Il rischio attentati in Italia è ancora molto forte. In un incontro avvenuto ieri al Viminale alla presenza del ministro dell'Interno Marco Minniti e dei responsabili dei rappresentanti dei Servizi dell'intelligence e delle forze di polizia per fare il punto in seguito all'attentato di Capodanno a Istanbul, si è convenuto che «l'attenzione rimane altissima».

In un comunicato si spiega che «continua a essere impiegato un dispositivo di sicurezza fondato, da un lato, su un'intensa attività di intelligence per interventi di prevenzione e, dall'altro, sul controllo del territorio, con il coinvolgimento di tutte le forze in campo».

Anche i cittadini stanno oltretutto collaborando con le forze dell'ordine e le forze armate, segnalando situazioni strane. Il piano per ridurre i rischi va nella direzione di una progettualità mirata: prima di tutto si punta a norme specifiche, che dovranno essere approvate dalle Camere, che servano per indirizzare l'immigrazione incontrollata. Espulsioni più veloci, quindi, di irregolari e sospetti vicini alla Jihad e denunciati che, così, non rimarranno in Italia fino al termine del processo penale. In questo modo si evita oltretutto la reiterazione del reato. E poi rimpatriare chi non ha i requisiti per rimanere in Italia, controlli più serrati sulle comunità islamiche e un ridimensionamento dei progetti per strutture in seno alle quali potrebbe crearsi un sottobosco per possibili futuri terroristi. Se il progetto sarà attuato, peraltro, ci sarà tolleranza zero verso quegli irregolari che lavorano al nero: saranno portati nei Cie sul territorio e poi rimpatriati. «Certo - spiega il presidente del CeSi (centro di studi internazionali) Andrea Margelletti - l'allerta è altissima ormai da anni. Più di così credo sia difficile innalzarla. Abbiamo un'intelligence preparata».

Ma c'è chi frena e chiede misure diverse e più incisive, facendo capire che la sicurezza non è un optional sul quale scherzare. È il segretario generale del Sap (sindacato autonomo di polizia) Gianni Tonelli il quale specifica «Non vorrei essere nei panni di Minniti e Gabrielli, due persone competenti che però devono fare i conti con i disastri fatti dai loro predecessori. Dopo i fatti di Charlie Hebdo i Paesi esteri hanno investito in uomini e mezzi, come è giusto che fosse, mentre noi abbiamo continuato a tagliare».