Antonio Zago, 85 anni, ex vigile a Milano. La sua esistenza? Un romanzo

Quel giorno di primavera del 1943, a quattordici anni, Antonio Zago vide uscire il papà, Valentino, come ogni mattina per recarsi al lavoro.

Siamo a Milano in via Paolo Sarpi, oggi China Town ma, nel '43, milanesissima e popolare zona che brulicava di botteghe e piccole aziende dove la famiglia Zago, originaria di Legnano viveva. Valentino era il capo famiglia e lavorava alle Ferrovie Nord ma quel giorno uscì di casa per andare a fare un colloquio di lavoro a Bologna per le Ferrovie dello Stato. Fu l'ultimo giorno in cui il figlio Antonio lo vide. Pochi mesi dopo una cartolina «mi trovo in Germania, saluti, papà». Dopo quel segnale il nulla. Quell'anno Antonio finì la terza media e poi subito a lavorare; c'era bisogno di sostegno in famiglia e nessuno si poteva tirare indietro in una Milano bombardata e in pieno conflitto mondiale.

Prima un lavoro come meccanico in via Paolo Sarpi, poi in fonderia come operaio con uno stipendio di 32 mila lire al mese. Gli anni passano e Antonio diventa maggiorenne e si accorse che il Comune di Milano aveva bandito un concorso per vigili urbani con uno stipendio di 34 mila lire al mese, due mila lire in più della fonderia. Immediatamente si recò dal proprietario dell'azienda in cui lavorava per chiedere un aumento che gli fu prontamente rifiutato.

«Massimo che posso arrivare sono 33 mila lire al mese» disse il capo della fonderia di Antonio che così si decise a partecipare al concorso comunale.

In quel periodo incontrò Erminia una bella ed esuberante ragazza anche lei abitante in zona Paolo Sarpi a Milano; se per Antonio fu amore a prima vista non altrettanto per Erminia che ancora oggi si ricorda di quell'uomo che fece molto penare perché «in fondo non mi piaceva e mi sembrava antipatico».

Il 4 gennaio del 1954 però Antonio Zago diventò vigile urbano a Milano.

Erano gli anni della ricostruzione del nostro paese, il dopoguerra, e, nonostante le fatiche e la depressione dovute alla guerra, si respirava un'aria di rinascita.

Antonio Zago presta servizio con serietà e passione e quei suoi lunghi e arricciati baffi neri lo resero un vigile riconoscibile e molto amato dai bambini.

Un'intera generazione di piccoli pargoli che andavano alle elementari alla scuola Moscati di Milano lo ricorda imponente e severo dirigere e bloccare il traffico. Ma quella serietà e autorevolezza si scontravano con una dolcezza straordinaria che ha permesso ad Antonio di crescere migliaia di piccoli mocciosi che ad ogni uscita da scuola correvano verso quell'uomo in divisa dalle mani grosse e i baffi lunghi. Già Antonio Zago era assolutamente riconoscibile per fisicità e temperamento finché non divenne una vera e propria star televisiva.

Un giorno un pubblicitario lo vide e gli chiese se avesse intenzione di fare la pubblicità dei trenini Lima; Antonio chiese all'allora Sindaco di Milano Aldo Aniasi il permesso che gli fu concesso a patto che non percepisse nessuno stipendio in più. Così Antonio Zago divenne per tutta Italia «Beppe il Ferroviere» in una memorabile pubblicità degli anni settanta.

In quegli anni esistevano solo due canali televisivi e il «Carosello» era fatto da circa quindici spot a sera e quindi essere in video, voleva dire che tutto il paese ti aveva visto.

«Beppe il Ferroviere» però non smise mai di fare il «custode» di quei bambini della scuola Moscati.

Fino a quella mattina di metà giugno del 1972 quando nel giro di poche ore Milano rimase ostaggio di due rapine nel giro di due ore; la prima in una gioielleria di Corso Matteotti e la seconda in una banca in via Dante.

Sono le 10,30 quando un uomo distinto vestito in completo grigio con barba e baffi finti fa ingresso nella gioielleria del Commendator Guido Spallanzani e, fingendosi un cliente, chiese di poter vedere alcuni gioielli. Improvvisamente ha estratto una pistola «se ti muovi ti ammazzo» ha detto minacciando il titolare della gioielleria.

A quel punto il commendatore Spallanzani aggredisce il rapinatore togliendoli la barba ed i baffi finti e iniziando una violenta colluttazione in cui rimane ferito da un colpo di pistola.

Nel fuggire all'esterno il rapinatore si accorge che il suo complice, a bordo di una Giulietta, era stato fermato da Antonio Zago vigile urbano a Milano e «Beppe il ferroviere» per l'intero Paese.

Di passaggio in Corso Matteotti Antonio si accorge di una Giulietta in seconda fila e, nell'intento di dare una contravvenzione, si avvicina facendo scendere e poi arrestando il complice della rapina. Così oltre che amato dai bambini, star della televisione e ora eroe per tutti i telegiornali che videro in quell'uomo dall'aria austera ma dal sorriso dolce il modello di un paese che aveva le energie per credere in un futuro.

Oggi Antonio, ottantacinquenne, vive con la sua Erminia in zona Gallaratese a Milano in una bella casa; sono passati 56 anni di matrimonio da quel 1 maggio del 1958 ma non esiste un attimo in cui i due innamorati non incrocino gli occhi con dolce complicità facendo capire anche al più distratto osservatore come la loro vita sia colma di amore per le due figlie, Daniela e Donatella e i tre nipotini.

Poi, al termine del nostro incontro, Erminia ci guarda e ci confessa «ogni primo del mese dopo quello del nostro matrimonio Antonio mi fa gli auguri e mi regala un cioccolatino però mi chiede sempre un bacio in cambio».Twitter: @terzigio