Ap e Ala affondano il governo. In Senato l'avviso di sfratto

Crepe in maggioranza, verdiniani e alfaniani votano contro sull'emendamento Fi alle pene per terrorismo

Roma - Fuoco amico su Matteo Renzi. Non siamo ancora a una strategia di aperta resistenza parlamentare, ma la maggioranza traballa e il malessere dentro Area Popolare di Angelino Alfano e Ala di Denis Verdini continua a crescere. La sconfitta alle Amministrative ha lasciato il segno. I parlamentari, soprattutto al Senato, sono da giorni sul piede di guerra, chiedono garanzie, sollevano apertamente dubbi sull'opportunità di continuare a sostenere il governo Renzi in una posizione di evidente sottomissione. E dubbi circolano anche tra i verdiniani di Ala.

In una situazione del genere la tenuta dell'aula diventa complicata. E così ieri governo e maggioranza sono stati battuti al Senato su un emendamento presentato da Forza Italia al ddl terrorismo che aumenta le pene in caso di utilizzo o possesso di ordigni nucleari. L'emendamento presentato da Giacomo Caliendo e Francesco Nitto Palma che prevede pene per atti di terrorismo nucleare non inferiori a 15 anni viene approvato dal Senato con 102 sì, 92 no e 4 astenuti. Numeri alla mano, a incidere è l'assenza di molti senatori Pd visto che dei 113 componenti il gruppo dem ne erano presenti soltanto 80. Non solo, ma al momento della votazione dell'emendamento Caliendo, 7-8 senatori dem avrebbero lasciato l'emiciclo. Se si tiene conto, poi, che tutti i verdiniani e 9 dei 32 parlamentari Ap hanno votato con l'opposizione, il gioco è fatto (di Area Popolare erano presenti 15 senatori su 31).

Al di là delle motivazioni tecniche, il voto è la spia di un malessere e una tensione crescente nell'area centrista degli ex Pdl. Segnali che vengono colti dai leader degli schieramenti. Angelino Alfano convoca per la prossima settimana il gruppo parlamentare del Senato per capire le reali intenzioni delle sue truppe, al di là della sua volontà di continuare a sostenere Renzi. Tra i senatori c'è chi chiede la linea dura e ritiene sia arrivato il momento di staccare la spina, adesso o all'indomani del referendum. E chi invita a continuare con Renzi soltanto a condizione che venga subito modificato l'Italicum. Verdini, invece, ha contattato i suoi per avere spiegazioni, ma ha ricevuto rassicurazioni sul fatto che si sarebbe trattato di un voto sul merito più che di una aperta protesta politica.

«Abbiamo pensato di introdurre un aumento della pena per questo tipo di reati - spiega Caliendo - per garantire una proporzionalità con altri, quali l'omicidio stradale o alcuni delitti ambientali per i quali erano state aumentate sensibilmente le condanne». Paolo Romani e Maurizio Gasparri entrano nel merito e rivendicano la bontà di una proposta emendativa che ha corretto un testo che avrebbe esposto l'Italia «al ridicolo a livello internazionale». Altri nel centrodestra sottolineano il «segnale» inviato da Palazzo Madama al premier. «Il Senato si è ripreso la sua dignità» dice Gaetano Quagliariello. «Governo battuto. Ala e parte Ncd votano con opposizione. Primo pizzino di Verdini a Renzi?» scrive su Twitter Renato Brunetta. Roberto Calderoli sottolinea come «per la prima volta, con il voto palese, maggioranza e governo vadano sotto. Quando la barca affonda, i topi squagliano. I voti delle ali e delle alette si stanno squagliando». La fittiana Cinzia Bonfrisco, infine, invita il centrodestra a essere unito e farsi trovare pronto così da costituire fin da subito «una alternativa parlamentare ed elettorale a Matteo Renzi».

Commenti

unosolo

Ven, 24/06/2016 - 18:01

una farsa tragicomica , un modo per far sentire il peso di chi hanno dietro , ricatto e baratto , il sistema del PCM ora messo in mano all'ALA