Approvato il decreto per le banche venete: a Intesa 5 miliardi

Padoan: "Non ci sarà un impatto sul deficit". Operazione da 17 miliardi, il nodo del debito

Consiglio dei ministri lampo per varare il decreto con i dettagli della liquidazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Dopo il rinvio di sabato, ieri pomeriggio il governo ha dato il via libera a un testo che è il risultato di una trattativa serrata, terminata nella notte di ieri. Risultato di contatti no stop tra lo stesso esecutivo, Intesa Sanpaolo, Bankitalia e la Commissione europea.

C'era attesa soprattutto per le cifre. La spesa immediata e certa per lo Stato sarà di 5,5 miliardi di euro, ha annunciato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Nel dettaglio, «lo Stato mette a disposizione risorse ad Intesa per un ammontare di 4,785 miliardi, relativi ad operazioni necessarie per mantenere la capitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale» dell'istituto guidato da Carlo Messina.

A questi si aggiungerà «un ulteriore esborso di 400 milioni a coperture di garanzie attivate per fronteggiare i rischi legati al completamento della due diligence nei confronti dello stock delle sofferenze». Una sorta di assicurazione sugli imprevisti che potrà lievitare fino a 12 miliardi.

I cinque miliardi di euro non saranno conteggiati sul deficit, ha confermato Padoan. Ma peseranno sul debito pubblico. Gli ulteriori 12 miliardi non avranno invece impatto sulle finanze pubbliche. Si tratta, ha spiegato il ministro, di risorse finanziate da risorse già stanziate «legate al provvedimento di dicembre per le ricapitalizzazioni precauzionali per cui l'impatto sulla finanza pubblica non c'è, si usano risorse già disponibili». Sono parte dei 20 miliardi per Mps, insomma, che a questo punto rischia di non essere sufficiente per la banca senese. Le due banche venete «continuano a operare di fatto come componenti del gruppo Banca Intesa: non c'è nessuna interruzione». Garantita l'apertura degli sportelli.

Aspetto più importante, i conti correnti e i depositi non verranno toccati. Gli obbligazionisti senior verranno rimborsati alla scadenza, mentre quelli che hanno obbligazioni junior verranno rimborsati dal fondo di tutela dei depositi e da Intesa.

Garantiti anche i posti di lavoro. Nei 5 miliardi dello Stato è compresa la ricapitalizzazione del fondo esuberi. «Non ci sarà nessun licenziamento», assicurava ieri una fonte del governo.

Il fatto che non sia stata specificata una cifra, conferma le indiscrezioni secondo le quali Intesa Sanpaolo avrebbe chiesto di gestire gli esuberi globalmente, compresi quelli dello stesso gruppo che acquisirà le due banche venete.

Messina, subito dopo il consiglio dei ministri, ha rotto il silenzio rivendicando la validità dell'operazione. Sarà una «integrazione senza licenziamenti», ha assicurato l'ad.

«Il nostro intervento consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200mila aziende operanti in aree tra le più dinamiche».

Il consigliere delegato di Intesa ha annunciato che la banca «metterà a disposizione dell'economia reale dei territori in cui operano le due banche venete, un plafond di 5 miliardi di erogazioni di nuovo credito, a valere sul secondo semestre 2017, che si sommano ai 50 miliardi già previsti in Italia per l'intero anno». Le condizioni poste al governo sono giustificate. Affinché «non venisse pregiudicata la forza patrimoniale di Intesa Sanpaolo a presidio di 860 miliardi di risparmi affidati alla nostra banca, né intaccate le prerogative dei suoi azionisti».

«Non c'erano alternative migliori» al salvataggio di Stato, ha commentato Padoan. Una replica implicita alla notizia che gli edge fund erano interessati ai due istituti veneti.