Arcelor inizia già la fuga: cinquemila operai in esubero

Nulla di fatto dopo l'incontro tra azienda e governo Avviata la restituzione degli impianti. Sindacati divisi

«Un vertice molto complicato». E nessuna schiarita sull'Ilva dopo circa 3 ore e mezzo di faccia a faccia tra il governo e i vertici di Mittal a Palazzo Chigi. La fotografia della situazione arriva da fonti della maggioranza secondo cui il governo prepara un decreto ad hoc sull'immunità penale, auspicando un nuovo incontro con l'azienda in tempi stretti. Una situazione al limite che a bocce ferme prefigura un doppio scenario: l'inizio di una lunga disputa legale e il fatto che il caso Taranto abbia assunto una dimensione nazionale.

Alla riunione erano presenti il premier Giuseppe Conte, i ministri del governo e, per l'azienda, il patron Lakshmi Mittal e il figlio Adyta Mittal, ma non l'ad Lucia Morselli. All'uscita, tutti con le bocche cucite e una conferenza stampa programmata in tarda serata dal governo (quando questo giornale era già in stampa). Ma quel che trapela è che si è trattato di un confronto durissimo in cui «Arcelor ha dato l'impressione di aver già deciso e di non lasciare nulla al caso avendo definito una precisa way out», spiega un fonte vicina alla vicenda. Non a caso, ieri, mentre il vertice era in corso, ha comunicato formalmente ai sindacati e alle aziende collegate la retrocessione alla società Ilva in amministrazione straordinaria dei rispettivi rami d'azienda, unitamente al trasferimento dei dipendenti (10.777 unità) ai sensi dell'articolo 47 della legge 428 del 1990. Si parla di 5mila dipendenti in esubero. Un disimpegno ufficiale che riguarda tutta Italia. Una mappa nazionale di tutti i siti produttivi e dei dipendenti impiegati vede coinvolte Taranto (8.277 unità), Genova (1.016), Novi Ligure (681), Milano (123), Racconigi (134), Paderno Dugnano (39), Legnano (29) e Marghera (52) per un totale di 10.351 dipendenti. A questi si aggiungono i dipendenti delle società del gruppo ArcelorMittal: Amis (64), Am Energy (100), Am Tabular (40), Am Maritime (222). I sindacati non hanno trovato una linea unitaria: Fiom Cgil e Uilm hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per domani, mentre da ieri pomeriggio si sono fermati i dipendenti legati a Fim-Cisl.

La motivazione ufficiale resta sempre la stessa ed è stata esplicitata ieri da ArcelorMittal nel documento di retrocessione. La Protezione legale - si osserva - costituiva «un presupposto essenziale in mancanza del quale non avremmo neppure accettato di partecipare all'operazione né, tantomeno, instaurato il rapporto disciplinato dal contratto». Tuttavia, appare sempre più chiaro che non basterà una sua reintroduzione, anche se il governo è al lavoro su questo fronte con un decreto ad hoc. Arcelor scappa in realtà da una situazione economica complicata in un'azienda che perde 2 milioni al giorno e non sta producendo quanto programmato a causa della crisi del settore.

Per questo, nell'atto di citazione con cui chiede ai giudici di dichiarare sciolto il contratto del giugno 2017, oltre a questioni giuridiche e di merito, mette in luce, nelle 37 pagine, anche il «generale clima di incertezza, sfiducia e ostilità» nei confronti dell'operazione industriale di ArcelorMittal. E sottolinea che, anche a prescindere dallo scudo penale, il non poter più utilizzare alcuni altiforni, a causa di provvedimenti giudiziari, rende comunque «impossibile» eseguire il contratto.

Per questo oltre al fatto che non sono stati trovati riscontri, ma smentite appare lontano anche un coinvolgimento di un'altra azienda alternativa. Ad esempio l'indiana Jindal che aveva già partecipato alla gara. Oggi comunque è atteso a Piombino Sajjan Jindal, presidente e ad del gruppo anglo-indiano che ha rilevato l'acciaieria Aferpi. Secondo quanto si apprende, il nuovo proprietario dell'ex Aferpi, che ora si chiama Jsw Italia, dovrebbe trattenersi a Piombino il tempo per un sopralluogo ma potrebbe fare chiarezza una volta per tutte sulla possibilità o meno di entrare in partita.