Armi contro i terroristi, via libera da Bruxelles

L'esplosione della crisi irachena piomba sulla vacanze dei parlamentari italiani. La riunione straordinaria di Ferragosto dei ministri degli Esteri Ue, a Bruxelles, ha portato a un'intesa per l'invio di armamenti alle popolazioni curde assediate in Irak dai terroristi dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante (Isis). Le modalità di partecipazione devono però passare al vaglio dei Parlamenti dei singoli Stati. Ecco perché le vacanze dei membri delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato stanno per subire uno stop. Come annunciato dal presidente della commissione Difesa al Senato, Nicola Latorre, le commissioni Esteri e Difesa riunite sono state convocate per il prossimo 20 agosto, quando i ministri Federica Mogherini e Roberta Pinotti condivideranno «le iniziative decise dai ministri degli esteri Ue nel vertice di ferragosto sull'Irak» mentre la presidente della Camera Laura Boldrini ha sottolineato che «La Camera è pronta in ogni momento a discutere di quanto è stato deliberato a Bruxelles». Nell'ambito del Consiglio Affari esteri sono emerse posizioni divergenti. Da una parte la Gran Bretagna, disposta ad accettare qualsiasi richiesta di aiuto da parte dei curdi, come confermato dal neo ministro degli Esteri inglese Philipp Hammond. Il governo di David Cameron sembra aver superato lo choc di un anno fa quando, chiedendo l'autorizzazione ai Comuni per «agire» contro il presidente siriano Bashar Assad, ricevette un storico «no» per un governo a guida tory. Su posizioni opposte invece Austria e Svezia, che attraverso i rispettivi ministri degli Esteri Carl Bildt e Sebastian Kurz hanno ribadito la volontà di imitarsi e concentrarsi sugli aiuti umanitari.

Su questo piano il nostro Paese si sta già muovendo: il primo dei sei aerei italiani carico di aiuti è atterrato ieri mattina a Erbil, nel Kurdistan iracheno. A bordo del C-130, come spiegato da Mogherini, «soprattutto acqua, cibo, biscotti proteici, tende e sacchi a pelo» per i profughi costretti a fuggire dalle loro case davanti all'avanzata degli jihadisti. Proprio nella stessa giornata, la questione degli aiuti ai profughi è stata al centro della visita in Iraq del ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, volato a Baghdad per incontrare il presidente iracheno Fuad Masum e il premier incaricato di formare il nuovo governo, Haidar al Abadi. Secondo alcune stime, dall'inizio dell'avanzata dello Stato Islamico in Iraq, circa 1,2 milioni di iracheni sarebbero stati costretti a lasciare le proprie case. Mentre l'Europa si limita per il momento a fornire soccorso alle vittime del nuovo conflitto, la Cnn ha dato notizia di un raid condotto da velivoli militari statunitensi nei pressi della diga di Mosul, controllata dai miliziani dell'Isis. L'azione rientra in una più ampia operazione congiunta fra forze armate americane e irachene: le prime impegnate in una serie di attacchi via aria; le seconde, pronte all'intervento via terra al fianco dei peshmerga curdi. L'obiettivo primario è quello di riconquistare l'infrastruttura idrica, costruita a circa 50 km da Mosul sul fiume Tigri e nelle mani degli jihadisti dall'inizio di agosto, considerata di grande valore strategico.