Arriva Erdogan Ma in Germania la cena di Stato è a rischio flop

Daniel Mosseri

Berlino Non c'è pace per il governo di Angela Merkel. Prima c'è stata la pessima gestione del caso di Hans-Georg Maassen. Il governo si è riunito giorni fa per rimuovere il capo dei servizi di intelligence interna colpevole di aver tradito una certa benevolenza nei riguardi dei populisti di AfD; tuttavia, invece di silurare il dirigente fuori controllo l'esecutivo ha finito per promuovere Maassen sottosegretario agli Interni, fra lo sconcerto dell'opinione pubblica e le pernacchie dell'opposizione. Adesso si apre un altro fronte: venerdì è atteso a Berlino il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in visita di Stato. Il protocollo prevede che l'ospite sia ricevuto al palazzo berlinese di Bellevue dal presidente federale Frank-Walter Steinmeier. Al pranzo di gala, però, tanti politici non vogliono partecipare. A cominciare dal liberale di origine iraniana Bijan Djir-Sarai e dalla social-comunista di origine curda Sevim Dagdelen, entrambi della commissione Esteri del Bundestag. Cenare con un sequestratore di cittadini tedeschi per noi è impossibile, hanno fatto sapere, ricordando al presidente che numerosi connazionali restano in carcere in Turchia da mesi, in alcuni casi senza un preciso capo di imputazione. Al banchetto Dasgdelen e Djir-Sara preferiranno le dimostrazioni di piazza per il ripristino della democrazia in Turchia. Die Welt ci ha poi aggiunto del suo rivelando che l'invito a Bellevue non sarebbe stata recapitato «per un disguido» a Cem Özdemir. Leader dei Verdi fino allo scorso gennaio, Özdemir non è solo il primo figlio di immigrati turchi diventato deputato in Germania ma è anche uno strenuo oppositore di Erdogan. Riallacciare i rapporti con la Turchia è una prova di realpolitik, ma il tappeto rosso e gli onori militari concessi all'uomo forte di Ankara non piacciono né ai tedeschi né a tanti esponenti della maggioranza per i quali una visita di lavoro senza fronzoli poteva bastare.

Il governo, però, sembra aver perso la sintonia con i suoi elettori. Lo provano anche i sondaggi che continuano a dare la Cdu della cancelliera in ulteriore calo (al 28% nell'ultima rilevazione ARD), i socialdemocratici (Spd) in picchiata al 17%, superati dai populisti di AfD indicati come secondo partito nel paese con il 18%. Ecco perché la leader Spd, Andrea Nahles, ha chiesto un ripensamento sul caso Maassen la cui promozione a sottosegretario è stata imposta dal ministro degli Interni Horst Seehofer che si illude di fermare così l'avanzata di AfD nella sua Baviera, al voto a ottobre.