Arriva Haftar la primadonna. Partono i colloqui sulla Libia

Il generale arriva in serata a Palermo. Stretta di mano con Conte. Il premier: «Il Paese scelga il proprio futuro»

Lungamente tirato per la manica della giacca della sua divisa da generale, Khalifa Haftar ha tenuto fino all'ultimo minuto sulle spine gli organizzatori italiani della Conferenza sulla Libia di Palermo, che si è aperta ieri pomeriggio con la diffusa percezione di un sostanziale fallimento e la certezza di una gran confusione. Il capo dell'Esercito nazionale libico e «uomo forte» della Cirenaica (la provincia orientale del Paese nordafricano ormai da anni ridotto a campo di battaglia tra milizie rivali armate da svariate potenze straniere) ha fatto negare fino all'ultimo la sua presenza a Palermo, salvo poi lasciar trapelare la sua disponibilità a giungervi in serata ma solo per prendere parte a un vertice a margine dei lavori ufficiali.

A questo incontro riservato - secondo fonti egiziane e libiche - avrebbero dovuto partecipare, oltre a Haftar, il premier Giuseppe Conte, il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi (che sarebbe l'autore delle pressioni decisive su Haftar perché volasse a Palermo), il premier russo Dmitry Medvedev e i leader di Algeria, Tunisia, Niger e Ciad, Paesi africani confinanti con la Libia e coinvolti nello sforzo internazionale per pacificarla, oltre che per cercare di mettere sotto controllo il fenomeno dell'immigrazione clandestina diretta in Europa attraverso il suo territorio.

Palazzo Chigi si è però trovato costretto a smentire queste voci, precisando che nessun vertice riservato tra Conte e Haftar era in programma ieri sera, ma semmai degli «incontri informali». Tuttavia, in serata, il colpo di scena: il generale si è effettivamente presentato a Villa Igiea, accolto da Conte davanti alle telecamere e intrattenendosi con lui a lungo in un contesto cordiale. Dopodiché, Haftar ha lasciato la sede della conferenza, senza partecipare alla cena delle delegazioni ma rinviando alle 23 il bilaterale con il premier italiano.

Haftar ottiene così quello che in fondo voleva, cioè essere trattato come la vera star di questa conferenza dal tono comunque minore, stanti le assenze dei leader o degli inviati di primo piano di Paesi come gli Stati Uniti, la Germania, la Turchia e - ça va sans dire - la Francia del rivale Macron. La sua presenza, dopo tutto, compensa e fa ombra a quella del suo più debole rivale tripolino, il premier del governo di accordo nazionale Fayez el-Serraj.

La conferenza è cominciata di fatto ieri mattina con una serie di tavoli tecnici, e la sua conclusione è prevista per oggi alle 13. Conte è arrivato a Villa Igiea ieri pomeriggio, in tempo per accogliere i capi delle 38 delegazioni attese. Ha poi avuto un incontro a due con l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassam Salamè.

Conte ha rivendicato la presenza a Palermo «dei principali protagonisti dello scenario libico e di dieci tra capi di Stato e di governo, mentre altri venti Paesi saranno rappresentati dai ministri degli Esteri». E ha sottolineato che la conferenza è stata convocata «per il popolo libico e perché il popolo libico possa decidere in via democratica del proprio futuro». Una stoccata indiretta al presidente francese Macron, che fino a settembre ha insistito perché si tenessero all'inizio di dicembre in tutta la Libia elezioni politiche dal sapore artificioso fissate a Parigi in un incontro con le fazioni rivali libiche. Ieri, tra l'altro, Le Monde ha scritto che «la rivalità tra Roma e Parigi complica la situazione in Libia», costringendo l'Eliseo a una improbabile precisazione: «Non c'è alcun contenzioso franco-italiano», salvo aggiungere polemicamente che da Roma non si sarebbe fatto «uno sforzo consistente» per il successo del vertice parigino «che era stato messo a punto prima della Conferenza di Palermo».