Arriva il nonno delle stelle La vita comincia a 60 anni

Nespoli (classe 1957) scelto per una nuova missione spaziale Simbolo di una generazione che non si arrende all'anagrafe

C'è chi a sessant'anni progetta di trascorrere mattinate al parco, chi gironzola tra i cantieri del quartiere, e chi se ne va in cielo. Come Paolo Nespoli, il prossimo astronauta italiano, dopo il ristorno di «Astrosamantha» Cristoforetti, destinato a volare sulla Stazione Spaziale Internazionale. Nespoli, milanese, alla sua terza missione della sua carriera, ha 58 anni e ne compirà 60 anni proprio durante la missione, in programma nel maggio 2017 e della durata di sei mesi. Altro che giardinetti.

Peraltro Nespoli potrebbe anche essere il capo della spedizione. «È una decisione che dipende dalle opportunità che si presenteranno a seconda della composizione dell'equipaggio», dice il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston,nella conferenza stampa renuta ieri assieme al capo del corpo astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), Frank De Winne. Nespoli ha avuto la qualifica di comandante della Stazione Spaziale nel 2011, al termine della missione MagISStra, ma questo non è sufficiente per avere il comando perché tante sono le variabili che entrano in gioco. «Al momento - nota Battiston - consideriamo che gli equipaggi sulla Stazione Spaziale si avvicendano a intervali di tre mesi e ogni volta si presentano configurazioni diverse, nelle quali i rapporti fra membri possono ancora cambiare».

Di certo colpisce il fatto che un uomo avviato al declino fisico sia scelto per un'impresa che mette a dura prova il corpo non tanto durante la sosta nella stazione spaziale orbitante quanto al ritorno sulla terra. Gli esperti calcolano che l'assenza di gravità procuri al corpo una notevole accelerazione dei processi di invecchiamento, e sei mesi nello spazio equivalgono a 10 anni sulla Terra.

Malgrado ciò il viaggio di Nespoli scrive una nuova pagina nelle conquiste degli «anta», i vecchietti terribili che si comportano come avessero la metà dei loro anni: atleti, artisti, attori. Tutti ignari della propria carta d'identità. Altro che sindrome di Peter Pan, questa è la sindrome di Dorian Gray: siamo sempre giovani e peggio per chi alle stelle preferisce - lui sì - il giardinetto.