Arriva un'altra eurotassa Def, scontro tecnici-Padoan

Tobin tax sulle transazioni, rischio stangata sui Btp Conti pubblici senza ok, ma il ministro fa spallucce

Presto potrebbe arrivare una nuova tassa. Anzi, il raddoppio di una tassa cara alla sinistra estrema degli anni Novanta, che in Italia già c'è e ha dato risultati pessimi. L'annuncio è arrivato ieri mattina, ma era nell'aria da tempo. All'Eurogruppo di lunedì i ministri finanziari dell'Ue hanno fatto passi avanti e nei prossimi giorni - ha spiegato il commissario agli Affari europei Pierre Moscovici - sarà presentata una bozza per la tassa europea sulle transazioni finanziarie. Sarà una «tassa Tobin a dieci», ha spiegato l'esponente socialista francese. Sono sei anni che si cerca di introdurre la «Ftt» europea, ma i tentativi sono falliti e diversi paesi si sono sfilati. Dalla Gran Bretagna, che ora non ne ha bisogno visto che lascerà l'Unione, al Belgio. Il gruppo che dovrebbe dare il via alla tassa con il meccanismo di una «cooperazione rafforzata» sono Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

L'Italia è uno dei paesi in cui la Tobin Tax c'è già, introdotta dal governo Monti a partire dal 2013. Le aliquote sono state ritoccata al rialzo, l'ultima per finanziare opzione donna, l'anticipo della pensione per le lavoratrici, e ora la massima arriva allo 0,4%. Il gettito previsto alle origini è stato fortemente ridimensionato. Monti prevedeva un miliardo all'anno, poi si è attestata sui 400 milioni.

Non è ancora chiaro se la tassa europea prenderà il posto di quella italiana o se le due si sommeranno, come ha ammesso lo stesso ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. «Dipende dalle modalità con le quali si introdurrà questa misura europea». Per l'Italia le stime del gettito sono di circa 2 miliardi all'anno. Cifre del tutto teoriche, come dimostra l'esperienza nazionale.

Ma il governo è sicuramente a caccia di entrate extra. Ieri Padoan ha parlato per la seconda volta alle Commissione Bilancio di Camera e Senato per rispondere alle critiche di avere gonfiato la stima della crescita economica del 20017, ma ha confermato la previsione contenuta nella nota di aggiornamento del Def: più 1% nel 2017, con uno 0,4% ottenuto grazie alle politiche del governo. Ignorare le critiche dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio (lo scarto tra le previsioni «è contenuto», si è giustificato il ministro). La risposta dell'Upb è arrivata a strettissimo giro di posta. L'organismo guidato da Giuseppe Pisauro ha confermato che c'è «una divergenza di opinioni con il governo». Rottura che avrà delle conseguenze quando la Commissione dovrà valutare i conti della legge di Bilancio. Giudizio che, per fortuna del governo, arriverà solo i 5 dicembre, un giorno dopo il referendum costituzionale.

Tra i dati emersi dall'audizione di Padoan, alcuni riguardano le poste più importanti della legge di Bilancio. Il capitolo pensioni più il rinnovo del contratto degli statali vale 3,15 miliardi di euro. Saranno destinati 4,2 miliardi di euro ai capitoli sviluppo e competitività, di cui 3,8 miliardi per la prima voce e il restante per la seconda. Poi un'ulteriore spending review e una revisione al ribasso di alcune voci di spesa per 2,642 miliardi di euro. Ieri sono emersi particolari della nuova edizione della voluntary disclosure, la sanatoria sui capitali che rientrano dall'estero, che sarà inserita nella legge di Bilancio. La novità è che si estende l'arco temporale includendo anche il 2015.