Asl lumaca, 412 giorni per pagare i fornitori

I dati della Cgia di Mestre: ritardi record nella sanità, maglia nera al Mezzogiorno

Gian Maria De FrancescoRoma È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un'Asl del Mezzogiorno paghi i propri fornitori entro il termine di legge di 60 giorni dall'emissione della fattura. Lo rivela un'indagine della Cgia di Mestre sui dati forniti dalle aziende sanitarie locali. I ritardi, infatti, sono spaventosi. Le statistiche del 2015 evidenziano che l'Azienda sanitaria regionale del Molise salda i propri creditori dopo 412 giorni dal limite previsto dalla legge, cioè 16 mesi, quasi un anno e mezzo. Le Asl Napoli 1 Centro (401 giorni) e Roma A (397) occupano le altre due piazze del podio di questa classifica poco meritoria. Male anche Catanzaro (397), mentre la Puglia continua a essere una mosca bianca nel disastrato Meridione: i ritardi dell'Asl di Bari sono pari a 92 giorni in media che sommati ai 60 giorni previsti dalla legge fanno un totale di 5 mesi per saldare un debito. Che sono sempre tanti, ma rappresentano un anno di meno rispetto al resto del Sud.Questi risultati mettono in evidenza due fenomeni. In primo luogo, è probabile, come sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi Cgia Paolo Zabeo, che il debito sanitario, sebbene in riduzione, «si aggiri ancora attorno ai 30 miliardi di euro», circa la metà del debito complessivo della Pa (70 miliardi circa). In secondo luogo, la novità della fatturazione elettronica non ha velocizzato i tempi di pagamento al Sud. Lo conferma il fatto che pochi giorni fa Credifarma, la finanziaria che opera al servizio delle farmacie, ha annunciato una raffica di decreti ingiuntivi nei confronti delle Asl di Campania, Calabria e Molise.A far da contraltare al Sud ci pensa il Centro-Nord che negli ultimi anni è diventato molto virtuoso. Salvo qualche eccezione, al Centro-Nord, invece, la situazione presenta dei livelli di virtuosità che fino a qualche anno fa sembravano difficilmente raggiungibili. Le migliori pagatrici sono l'azienda sanitaria 1 di Trieste (25 giorni di anticipo, ciooè 35 giorni in media), l'Usl Umbria 1 (23 giorni) e quella dell'Aquila (9 giorni). Buone performance anche per le aziende del Trentino e dell'Alto Adige (4 giorni di anticipo), mentre Bologna, Genova 3 e Milano hanno registrato 57 giorni di media per l'evasione delle fatture. Il problema non è solo finanziario, ma anche politico. «Il 18 giugno 2014 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, ritenendoci responsabili di aver violato la Direttiva sui pagamenti», ha ricordato il segretario generale della Cgia, Renato Mason, aggiungendo che «nonostante gli sforzi finanziari che sono stati messi in campo dagli ultimi esecutivi, la risoluzione di questa vicenda che sta mettendo in difficoltà moltissime imprese e ben lungi dall'essere risolta». Come sanno bene i fornitori della sanità.

Commenti

linoalo1

Dom, 21/02/2016 - 09:46

Colpa nostra!!Avremmo,da tempo,dovuto creare un'Equitalia Privata per le riscossioni dallo Stato!!!!

Duka

Dom, 21/02/2016 - 09:54

Ecco la Lorenzin al posto di esercitarsi in cose di cui non capisce nulla pensi a pagare i debiti.