Attentati, scandali e recessione: l'anno nero che affonda la May

L'entusiasmo della Brexit si è spento nel giro di pochi mesi Nel Paese regna l'incertezza. E il governo è già a rischio

In novembre a Londra è già Natale, come sempre. Oxford Street ha acceso le luminarie alla fine di ottobre e i negozi sono stracolmi di decorazioni e oggetti regalo. Peccato che restino desolatamente vuoti, come nel periodo della crisi Lehman Brothers.

Da quella crisi la Gran Bretagna uscì, orgogliosamente, per prima. Non sono passati poi tanti anni da quando un trionfante David Cameron annunciò che il Paese era fuori dalla recessione, eppure l'atmosfera è forse più triste di allora. Probabilmente il governo inglese ha fatto troppo affidamento su quella donna Primo Ministro che era riuscita a sbaragliare avversari ben più intraprendenti e che sembrava la nuova Thatcher. Forse l'euforia di quei primi mesi dopo il referendum su Brexit, aveva creato un clima di eccessivo ottimismo e quest'anno molti si preparavano a celebrare un Natale da favola. Invece nel giro di sei mesi, l'anno della riscossa si è trasformato in un annus horribilis, uno di quelli che molti giovani nati vent'anni fa, non hanno mai conosciuto. Nelle prossime due settimane il governo dovrà decidere quale posizione definitiva prendere prima che a Bruxelles si inizi a discutere su quale accordo presentare al prossimo meeting di metà dicembre. Sempre che un accordo ci sia, dato che dobbiamo ancora capire se il governo May riuscirà a reggere fino a Natale, come spiega bene la copertina del settimanale The New European che nella sua prima pagina presenta la leader conservatrice come un tacchino pronto per esser infornato e cotto entro le feste, tante sono le tegole che le sono cadute in testa nell'ultimo mese.

Non bastavano i feroci problemi interni di un'economia ormai ripiegata su stessa, le cui contraddizioni stanno venendo al pettine una dopo l'altra, proprio a causa dell'incertezza creata dall'uscita dell'Europa. L'omone della Thames Water, l'azienda responsabile della fornitura idroelettrica sul territorio, trascorre le vacanze in Italia e accetta di buon grado il nostro espresso macchiato perché ama il caffè italiano. Però in Europa non ci vuole stare. «Sarà molto meglio se usciamo», dice anche se un po' titubante. Molti inglesi la pensano come lui, soprattutto quelli che hanno superato i sessant'anni. E il Paese si sta già preparando al dopo Brexit, anche se il modo non è esattamente quello accogliente promesso tante volte a parole.

Gli expats d'Oltremanica di cui il Regno Unito non può fare a meno si sentono già con un piede fuori dalla porta, il nervosismo serpeggia perfino dietro al banco di Costa e Caffè Nero dove tutti i dipendenti sono italiani o dell'Est Europa o spagnoli. Molte aziende se ne sono già andate da Londra e altre chiuderanno. Eppure l'economia britannica basata sul terziario ha bisogno dei muratori e degli imbianchini che sanno rappezzare le case il cui valore comincia a scendere, soprattutto a Londra e dintorni. Ha bisogno degli studenti stranieri eccellenti che rimpolpano le finanze delle università pubbliche e private e ne finanziano la ricerca. Ha bisogno delle infermiere dell'est Europa che stanno già abbandonando in massa gli ospedali pubblici.

«Non possiamo avere il servizio sanitario nazionale e anche la Brexit», ha dichiarato Alistair Campbell, ex spin off di David Cameron. Una dicotomia che si rispecchia anche in tutti gli altri settori pubblici: la criminalità è alle stelle e l'allerta terrorismo sempre altissima, ma gli agenti in strada sono sempre di meno; i treni deragliano, gli scioperi dilagano, ma il prezzo dei biglietti continua a salire. A questo punto salterebbero i nervi a chiunque, ma la May si dice resiliente. Così le lanciano tra capo e collo anche un Sexgate che travolge Westminster e il Galles, in cui ci scappa persino un morto e l'ennesimo scandalo finanziario che arriva fino alla Regina e il Principe Carlo. La premier ha poi accettato le dimissioni presentate dalla ministra per lo Sviluppo Internazionale, Priti Patel, finita sotto accusa per aver tenuto nascosti una decina di incontri non autorizzati con politici e rappresentanti israeliani, mentre si trovava in vacanza lo scorso agosto. Il risultato finale è che nell'ultima settimana May ha perduto due ministri e anche le ultime briciole di credibilità rimasta. Veramente un annus horribilis.

Commenti

viscardo

Ven, 10/11/2017 - 19:17

Un articolo indegno. Negozi vuoti, strade desert, economia ripiegata su se stessa, treni che deragliano, molte aziende se ne sono andate........ma dove vive questa giornalista, era lucida? Chi vive qui sa perfettamente che le cose non vanno affatto male; disoccupazione ai minimi, domanda interna intensa, nessun ripensamento sulla Brexit ma forse anzi un maggior numero di persone convinte della bontà della decisione e nessuna fuga di azienda. Il vero problema è per l'Europa che perde i 12 miliardi annui che il Regno Unito non verserà più. Per non parlare del disastro Euro che sta soffocando la nostra economia e impoverendo tutte le categorie ed in particolare i nostro giovani costretti ad andare via, molti dei quali scelgono ancora la Gran Bretagna!!!