Autobomba contro la polizia Undici morti a Istanbul

Noam Benjamin

Berlino Ancora sangue a Istanbul. Un'autobomba è esplosa alle 8:35 di martedì nel centrale quartiere Vezneciler al passaggio di un pullman di poliziotti. L'esplosione è costata la vita a undici persone, fra i quali sette agenti, mentre altri 36 passanti sono rimasti feriti, tre dei quali in maniera grave. La deflagrazione ha distrutto i vetri del vicinato, facendo precipitare la prima città turca nel terrore: è la terza volta dall'inizio del 2016 che Istanbul è teatro di azioni terroristiche. Meno di un mese fa un'altra autobomba era esplosa al passaggio di un veicolo militare. In serata non era ancora giunta alcuna rivendicazione ma gli inquirenti che hanno fermato quattro uomini guardano al Pkk, formazione terroristica curda macchiatasi in passato di atti simili. Simbolica anche la data scelta per l'attentato: il secondo giorno del mese di Ramadan.

«A noi non interessa se le organizzazioni del terrore discriminano fra poliziotti, civili o militari», ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo aver visitato le vittime ricoverate in uno degli ospedali cittadini, «alla fine tutti i martiri (le vittime, nda) sono essere umani. Queste azioni non sono in alcun modo perdonabili». Parole di condanna sono state espresse anche dall'opposizione, che pure non ha mancato di prendere le distanze da Erdogan e dal suo nuovo primo ministro Binali Yildirim. In una Turchia spaventata dal terrore, un senso di «solidarietà nazionale nonostante un governo maldestro» è stato invocato dal leader dei repubblicani (Chp) Kilicdaroglu. Più duro Demirtas dei progressisti pro-curdi (Hdp), accusati dal regime di connivenza con il Pkk: «Se fossi il premier mi dimetterei oggi stesso». Isolato sul fronte interno, Erdogan non gode di maggiore popolarità all'estero: Angela Merkel si è detta «inorridita» dai fatti di Istanbul, promettendo il sostegno della Germania contro il terrore. La cancelliera non ha dimenticato però di respingere al mittente come «incomprensibili» le durissime critiche mosse da Erdogan contro i parlamentari tedeschi di origine turca, «colpevoli» di aver approvato la scorsa settimana una risoluzione che definisce «un genocidio» i massacri di armeni a opera dei turchi durante la prima guerra mondiale. Alcuni deputati del Bundestag hanno lamentato di aver ricevuto minacce di morte, spingendo Merkel a bacchettare Erdogan nonostante i fatti di Istanbul.