"Le aziende scappano: l'Italia è una giungla di tasse e burocrazia"

Il giuslavorista Fava: "Imprenditori in fuga nei Paesi in cui lo Stato non li perseguita"

Mentre gli Agnelli portano la cassaforte Exor in Olanda, al riparo dal fisco vorace di mamma Italia, migliaia di imprenditori con cognomi magari meno ingombranti si chiedono ogni giorno se è arrivato il momento di fare le valigie. E alla fine optano per un biglietto di sola andata. Gabriele Fava, giuslavorista e legal advisor, di capitani d'azienda al bivio della delocalizzazione ne ha conosciuti molti. «Sia chiaro, nessuno decide di lasciare il nostro Paese a cuor leggero. Spesso è una scelta dolorosa, ma inevitabile. L'alternativa è chiudere e ritrovarsi col piattino in mano. D'altronde cosa si può argomentare di fronte a chi reclama più redditività e meno oppressione fiscale?».

Avvocato Fava, su chi fanno più presa le sirene d'oltreconfine?

«Parliamo di realtà medio-grandi, dai 100-200 dipendenti fino ai 10mila. Imprese in salute del settore metalmeccanico, dell'energia o dei servizi, che possono permettersi di spostarsi all'estero senza maggiori rischi».

Perché dicono addio al Belpaese?

«Ha ragione Nicola Porro quando scrive che gli imprenditori non sono i responsabili di una onlus. Hanno lo scopo di realizzare profitti, e operano laddove le condizioni consentono di essere competitivi e di crescere. Assumono solo se le prospettive sono positive. Ci sono Paesi che ti accompagnano nel business passo per passo, ti coccolano, fanno di tutto per averti. L'Italia ormai non è certo tra questi».

Dove conviene scappare, allora?

«Mica tanto lontano, altrimenti la logistica sarebbe un problema. I nuovi paradisi delle imprese si trovano a un'ora, un'ora e mezza al massimo di aereo da Roma: Olanda, Paesi scandinavi, Polonia, Portogallo. E nell'ultimo periodo il vero boom è verso la Tunisia, l'Albania, la Serbia, ... posti in cui la manodopera parla anche italiano».

Quali attrazioni i nostri imprenditori scoprono a Tirana o a Tunisi?

«Una fiscalità eccezionale, costo del lavoro ai minimi (mentre da noi è la gabbia più odiosa), burocrazia inesistente, finanziamenti statali, dialogo trasparente con le istituzioni... devo continuare?».

Continui.

«Per capirci: in Tunisia il governo ha previsto per chi avvia un'attività 10 anni di esenzione fiscale totale, più 10 anni di esenzione dagli oneri previdenziali. Il costo del lavoro è pari a 2,5 euro all'ora per 40 ore settimanali. Il costo dell'energia è inferiore del 70% rispetto all'Italia. A Tirana, l'affitto di un locale commerciale di 1.500 mq costa non più di 1.500 euro al mese. E ancora in Albania, ci vogliono 48 ore per costituire una S.r.l. con capitale sociale minimo di 5mila euro. Altro che la giungla delle scartoffie a cui siamo abituati dalle nostre parti».

Messa così, c'è poco da difendere l'italianità delle produzioni.

«Infatti sono sempre di più quelli che partono. E non si tratta solo delle delocalizzazioni, bisognerebbe aprire un capitolo a parte sulle start-up dei talenti italiani che emigrano all'estero. Negli ultimi due anni il fenomeno è addirittura aumentato».

E la famosa ripresa? Il premier continua a ripetere che le cose vanno meglio adesso che in passato.

«Questa crisi dura da 8 anni. Anzi, non è più una crisi: la situazione sembra patologica».

Si può guarire solo portando i capannoni all'estero?

«Tutt'altro. Gli imprenditori chiedevano riforme organiche nel nostro Paese, ma non sono state fatte. Il governo Renzi si è limitato a una caterva di pannicelli caldi per tamponare qua e là».

Compreso il Jobs Act?

«Ha funzionato fin tanto che ci sono stati gli indennizzi, poi man mano che sono andati a ridursi anche i risultati si sono sgonfiati. Il mercato del lavoro non si crea con iniezioni di danari estemporanee, servono interventi strutturali».

Come fermare l'emorragia?

«Agli imprenditori, più che il numero dei futuri senatori di Palazzo Madama, interessano le misure che hanno un impatto concreto sui bilanci. Per convincerli a restare ci vorrebbe un mercato del lavoro dinamico, flessibile, fiscalmente equo, a burocrazia ridotta, in cui si dia più valore alla contrattazione aziendale. E dove il pubblico sia al fianco dei privati per creare ricchezza, non per tormentarli con vincoli ottusi e stangarli con tasse insostenibili».

Commenti

blackbird

Lun, 05/09/2016 - 08:17

Il solito piagnisteo degli imprenditori italiani, intanto Amazon, Apple e altri grandi imprenditori arrivano. Per 10 che partono ne arriva uno da fuori! Questi sono i risultati eclatanti del governo! Ai politici poi che volete importino queste lamentele, il loro stipendio a fine mese è assicurato, e il posto anche grazie alle riforme di Renzi!

cgf

Lun, 05/09/2016 - 08:22

i ns burocrati cosa faranno? aumenteranno ancora le tasse, tagliando pensioni e servizi, perché non potranno più cenare da Bottura o farsi 4 kg di aragosta a pasto..... e poi il vino!!

Franco40

Lun, 05/09/2016 - 08:26

Sul piano delle delocalizzazioni l'italia è come un ruscello di montagna ove l'acqua scende a grande velocità verso la valle. E' impossibile fermare l'acqua del ruscello ed è altrettanto impossibile evitale le delocalizzazioni. I motivi sono tanti perfettamente noti ad ogni imprenditore. Il peggio non è ancora arrivato. Auguri Italia.

tonipier

Lun, 05/09/2016 - 08:27

L'ITALIA E' UNA GIUNGLA DI TASSE?" Si sono rubato tutto anche l'aria, li stanno facendo fuggire all'estero i piccoli, i grossi imprenditori.... ora pretendono da piccoli pensionati da cinquecento euro al mese senza redditi, senza beni immobili, di pagare cartelle piovute dal cielo di oltre 50.000,00 Euro come se fossero noccioline, sorprese su sorprese per mantenere una schiera di parassiti. Questo invio si sta facendo anche su (NOVARA) da parte di EQUITALIA.......povera nostra ITALIA in mano a poveri sventurati.

PorcaMiseria

Lun, 05/09/2016 - 08:40

Questo è il governo Napolitano-Renzi-Bersani! Cosa si desidera di più da questa cianfrusaglia politica. HANNO INSTAURATO IL SISTEMA BORBONICO TANTO CARO ALLA SINISTRA ITALIANA.

jackmarmitta

Lun, 05/09/2016 - 08:43

e per fortuna diceva l'imbonitore che abbassare le tasse è un dovere. Ci sono troppi parassiti da mantenere in Italia, senza contare i loro privilegi schifosi

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Lun, 05/09/2016 - 08:45

Tasse, burocrazia, legalità, infrastrutture, costi, le riforme servono a tutti mica solo a chi vorrebbe un mondo di lavoratori gratis disposti a mangiare fumo e scaglie. Ci sono i piccoli che devono fare i maneggioni per forza, a qualcuno conviene persino vivere da parassiti in nero perché non avrebbe una buona pensione anche pagando i contributi e preferisce usare quella liquidità per investire in piccole operazioni tra privati. Per molti è impossibile persino farsi un pollaio!

Angelo664

Lun, 05/09/2016 - 08:49

In pratica va riformata tutta l'Italia, a cominciare da leggi, burocrazia, mentalità, sradicamento ignoranza ancora presente ovunque. Un lavoro ciclopico.

Beaufou

Lun, 05/09/2016 - 08:56

Caro Susca, le giuste considerazioni esposte nell'articolo sono sacrosante, ma ormai tutti hanno avuto modo di constatarle nei fatti. Gli unici a non rendersene conto sono i nostri governanti, e ho il sospetto che ciò accada perché quelli non hanno mai lavorato e non sanno cosa sia il lavoro...

mariolino50

Lun, 05/09/2016 - 08:57

La moneta unica con tasse diverse è una grande str...., si capisce anche cosa vogliono i signori imprenditori, pagare gli operai ancora meno che qui, che gia è la metà di altri posti dove pagano pure le tasse. Vogliono anche produrre fuori e scrivere made in Italy, quello dovrebbe essere vietato da subito, poi venire qui e vendere il falso, a chi se non lavora più nessuno, i tedeschi non lo fanno, eppure pagano molto di più i lavoratori, e le tasse sono molto simili, o come faranno, forse si accontentano di prendersi meno fetta.

sesterzio

Lun, 05/09/2016 - 09:05

Parole sante.Musica per le orecchie di chi fa o vorrebbe fare impresa.I posti di lavoro non si creano per decreto.Purtroppo si pensa di più a quanti senatori avremo o ad aumentare impieghi(che sono per lo più improduttivi)nel settore pubblico.Non si può vessare oltre ogni limite chi,con coraggio,produce beni e servizi. Così si riesce solo a provocare la fuga delle imprese,a danno della nostra economia.

Ernestinho

Lun, 05/09/2016 - 09:06

Che qualcuno lo riferisca a"renzi", "padoan" ed altri arrampicatori sugli specchi tipo "librandi"!

Ritratto di Friulano.doc

Friulano.doc

Lun, 05/09/2016 - 09:08

Fare impresa in Italia è da incoscienti e suicidi. La burocrazia statalista, che opera per alimentare se stessa, è la più opprimente di tutto il mondo occidentale. Per non parlare delle tasse: lo stato è oramai il "socio di maggioranza" di tutte le imprese portandosi via il 70% degli utili! In queste condizioni nopn si sopravvive.

Ritratto di Situation

Situation

Lun, 05/09/2016 - 09:19

dato che purtroppo non sono più giovane ma ho una memoria di ferro al contrario degll'itaGLiota medio, io ricordo che parecchi anni fa in provincia di Mantova, la zona di Castiglione delle Stiviere (dove c'è un Resort che calzerebbe a pennello a Renzi) venne dichiarata "zona depressa" e quindi tax-free per chi avesse voluto investire in loco per 10 anni. Castiglione delle Stiviere divenne il primo polo industriale della Provincia di Mantova. In Irlanda si assiste ad una rinascita incredibile dell'occupazione e del lavoro. Perché? elementare Watson: chi apre una azienda nuova ha una sola tassa: 12.50% sui profitti (ebit). In Irlanda hanno pensato giustamente che è meglio avere una disoccupazione bassa o bassissima che opprimere l'imprenditoria con balzelli enormi, continui, numerosissimi stile itaGLia

schiacciarayban

Lun, 05/09/2016 - 09:51

E una cosa che sanno tutti, il rimedio è uno solo, abbassare le tasse drasticamente (ma non del solito uno virgola!) e cancellare la burocrazia. Tutti lo sanno ma nessuno lo fa, abbiamo un governo totalmente incapace. Se ne accorgeranno un giorno quando si sveglieranno e capiranno che l'Italia non ha più imprese ed è solo piena di clandestini.

Tipperary

Lun, 05/09/2016 - 10:15

@situation ,forse siamo anche vicini di casa , anni fa a castiglione delle stiviere,dove adesso c'e' la Golden Lady erano impiegate alcune centinaia di operaie e l'economia e' fiorente , oggi ce ne sono si e no 200 , tutto e' stato trasferito in serbia per ovvi fiscali motivi, non da ultimi le vertenze sindacali che dai e dai hanno si portato diritti, ma alla fine anche la poverta'.Finche' non cambiano approccio a come gestire l'imprenitoria , per esempio come si fa in austria e in olanda o a est le cose peggioreranno.Non si sono accorti che il mondo e' cambiato.Non siamo piu' il centro dell'economia.Forse e' meglio prepararci anche noi a smammare.

Angelo664

Lun, 05/09/2016 - 10:28

Abbassare la burocrazia vuol dire lasciare a casa migliaia di passacarte che nei vari uffici mettono un solo timbro alla volta ad inutili cartacce. Forse è per questo che nessuno osa. Ma così facendo ci schiantiamo. Già hanno chiuso migliaia di aziende. Altre ne chiuderanno se va avanti così. Uno passa molto più tempo a fare pratiche burocratiche che a lavorare per la propria azienda.

Ritratto di Mariador

Mariador

Lun, 05/09/2016 - 10:29

L'odio atavico (Karl Marx), NON senza ragioni, nei confronti dell'imprenditoria privata a portato ad intraprendere qualsiasi iniziativa per demolirla. La più efficace e meno cruenta degli scioperi è la fiscalità. Fiscalità si badi bene ben diversa da quella applicata alla Lega delle Cooperative figlia del PCI (Poletti ministro del lavoro guarda caso ex presidente di Lega Coop) o alla Compagnia delle opere (comunione e liberazione) le quali vanno molto d'accordo nella spartizione degli appalti nazionali al punto da diventare dei colossi dell'imprenditoria. Fare il capitalista è peccato mortale ma se lo faccio IO che mi sono dato una veste di politically correct è sacrosanto, anche licenziare quando si vuole gli assunti con il Job-Act. Che potenza il pensiero di sinistra, non vogliono vedere nemmeno l'evidenza.

unosolo

Lun, 05/09/2016 - 10:54

da quattro anni che man mano scappano , perdiamo posti di lavoro , perdiamo soldi sulla produzione ( quella che rende ricche le Nazioni )perdiamo soldi dagli assegni pensionistici , dalle buste paga proprio di quelle persone addette alla produzione industriale , artigianale e negozianti , proprio il motore fermo di una grande Nazione allo sbando. le tasse è dimostrato uccidono il lavoro e di fatto fermano i consumi tutti riducendoli al minimo indispensabile per le famiglie .

schiacciarayban

Lun, 05/09/2016 - 11:00

Posso solo dire che io la mia piccola azienda l'ho dovuta vendere (prima che fallisse!) a causa delle tasse e della burocrazia, irap in testa dove se anche perdi soldi devi comunque pagare le tasse, una vera assurdità. In Italia fare impresa è peccato, guadagnare soldi onestamente è peccato, un paese che sotto questo punto di vista è una vera schifezza! Fanno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote! E' ovvio che solo un pazzo verrebbe in Italia a fare impresa, e gli Italiani che possono se ne vanno.

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Lun, 05/09/2016 - 11:34

@Angelo664:...già,un lavoro ciclopico!!!.....A proposito di "delocatizzazioni"....Quando tanti anni fa,prima che divenassero di moda le "delocalizzazioni" all'Estero,"qualcuno" pensò al SUD Italia,che con tutti gli "effetti collaterali ambiantali",che ben conosciamo,aveva la pretesa(con il placet dei "sindacati"),che un operaio di Canicattì,dovesse essere pagato come uno di Milano,"PER NON DISCRIMINARE",...per "NON CREARE SFRUTTAMENTO"!!

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Lun, 05/09/2016 - 11:38

@Angelo664 10:28:....certo,è la mentalità "assistenzialista" che tanto piace,che porta tanti voti(quelli che contano per rimanere al "potere"),per cui la "soma" su quelli che lavorano veramente(ancora),continua ad aumentare,sino a che il "parassita" avrà annientato il "portatore"....E' un processo senza scampo,tipico di questa "democrazia"!!!

routier

Lun, 05/09/2016 - 11:43

In tempi lontani, Tacito diceva:"Corruptissima Re Publica, plurima leges". (Quando ci sono troppe regole e leggi, allora lo Stato è corrotto)

Zizzigo

Lun, 05/09/2016 - 12:07

Continuare a suonare le zampogne serve solo a fare rumore. Il rumare fa solo venire il male di testa. Con il male di testa si ragiona male. Ma si continuano a suonare le zampogne e non si agisce!

Ritratto di CIOMPI

CIOMPI

Lun, 05/09/2016 - 12:16

Ecco perché Ryanair investe in Italia: ha capito che venderà molti biglietti, naturalmente di sola andata, agli imprenditori che se ne vanno dal nostro paese.

Ritratto di RaddrizzoLeBanane

RaddrizzoLeBanane

Lun, 05/09/2016 - 13:01

CIOMPI..la Ryanair ha ricattato il governo minacciando di chiudere determinati scali (vedi Pescara) se non avesse ottenuto gli sgravi che voleva..e poi Ryanair non è certo tra le aziende che fanno aumentare la domanda e quindi il PIL di un paese..visti gli stipendi da fame che paga coerentemente con il suo modello di Business...te capì Gianduiotto?

Ritratto di Situation

Anonimo (non verificato)