Bambini trattati come profughi A scuola senza merende: «Cosi imparano cos'è la fame»

Serenella Bettin

Vicenza A scuola senza merenda per capire cos'è la fame. Niente snack e succhi di frutta per i bambini e insegnanti, per solidarietà senza caffè. Accade a Thiene, nel vicentino, nella scuola elementare statale «Zanella» di Lampertico che ha lanciato il «No merenda day». La settimana scorsa, il 16 dicembre, 150 bambini della scuola primaria hanno rinunciato allo spuntino della tanto attesa ora di ricreazione. Questo per far capire loro cosa voglia dire stare senza mangiare. Per gli alunni, per quel giorno, soltanto una bottiglietta d'acqua, portata da casa e 50 centesimi, da destinare a una scuola in Libano dove studiano i bambini siriani scappati alla guerra civile. Chi ha proposto questa iniziativa lo ha fatto per far indossare ai bambini italiani le vesti dei loro coetanei, in altre parti del mondo, che si trovano senza cibo. Un'iniziativa che ha fatto discutere. Il ribattezzato «No merenda day» fa parte del progetto «Uno sguardo verso l'altro», inserito nel piano dell'offerta formativa scolastica. «L'iniziativa è stata proposta ai rappresentanti dei genitori che hanno appoggiato il progetto. L'iter di questo è stato regolare fa sapere a Il Giornale, il dirigente scolastico dell'istituto comprensivo vicentino, Francesco Crivellaro è stato approvato dal collegio docenti e dai rappresentanti d'istituto. É un progetto educativo articolato che porta i bambini a conoscere con altre realtà, con l'altro. Chi voleva poteva comunque portarsi la merenda a scuola, nessuno ha imposto nulla». Dei 150 bambini, ci fa sapere il dirigente, pochi non hanno aderito. Ma un'ora di ricreazione, senza merenda, basta per comprendere la fame nel mondo? «Se prendiamo questo momento da solo ci risponde Crivellaro è logico che non basta: è il gesto simbolico a chiusura di un percorso più ampio». E di percorsi così, nelle scuole, ce ne sono, finanziati anche a livello europeo. Simulazioni in classe per riprodurre gli scenari di crisi e bambini bendati vestiti da migranti.