Bambino muore di morbillo I fratellini non erano vaccinati

Monza, soffriva di leucemia. I medici: con la giusta profilassi familiare il piccolo si sarebbe potuto salvare

Maria Sorbi

Ha lottato per tre mesi interi, attaccato a macchinari più grandi di lui che gli pompavano aria nei polmoni e sangue nelle vene. Ma alla fine non ce l'ha fatta più. È morto per morbillo. Il bambino, 6 anni, era ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Gerardo di Monza dalla metà di marzo per complicanze polmonari e cerebrali. Lo stesso virus che per un ragazzino sano avrebbe semplicemente voluto dire una settimana a casa da scuola, per lui, affetto da una grave forma di leucemia, ha portato a conseguenze letali. A contagiarlo è probabilmente stato uno dei due fratelli maggiori che, per scelta dei genitori, non erano stati vaccinati.

Ed è una attimo che questa storia diventi l'emblema della campagna pro vaccini. «Stiamo piangendo per una tragedia che poteva essere evitata - commenta il sostenitore numero uno dei vaccini, Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia all'università Vita e Salute del San Raffaele di Milano -. Se tutti si fossero fatti vaccinare, nessun bambino sarebbe morto per morbillo. Questo dolore, nella sua atrocità, ci ricorda quanto sia importante vaccinarsi, soprattutto per proteggere i soggetti più fragili». La zona in cui è stato ricoverato il bambino, la Brianza, è quella in cui si è verificato il maggior numero di contagi da morbillo di tutta la regione, oltre 50. Tuttavia la Lombardia, che ha registrato 134 casi, è uno dei territori con il più alto tasso di copertura vaccinale, pari al 92%. Il piano sanitario regionale punta però ad arrivare al 95%, la soglia di protezione, per evitare che si verifichino nuovamente i picchi endemici del 2013, quando i casi furono 771. «La storia di questo piccolo affetto da leucemia - commenta l'assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera - è l'esempio di come la cosiddetta immunità di gregge sia fondamentale per la protezione di coloro che, per la loro malattia o per lo stato di trattamento in cui si trovano, non sono protetti, anche quando fossero vaccinati dal morbillo così come da altre malattie infettive». La leucemia di cui era affetto il bimbo, senza complicanze, oggi ha una probabilità di guarigione in oltre 85% dei casi con forme simili. Insomma, senza morbillo, il piccolo avrebbe avuto una piccola speranza di salvarsi. Invece, a marzo, quando è stato ricoverato in terapia intensiva perché non riusciva più a respirare, ci si è resi subito conto che per lui le possibilità si erano ridotte a un lumicino.

«Un popolo non può dirsi civile se non tutela i più deboli, speriamo che simili tragedie non si verifichino più» commenta il presidente della Società italiana di pediatria, Alberto Villani.

E fa un certo effetto, ora, andare a leggere sui social network le campagne dei no vax e le prese in giro contro il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin quando in tv o nelle interviste aveva lanciato l'allarme contagi. «Ci vogliono far credere che di morbillo si muore, che rischiamo un'epidemia» scrivevano i salutisti benpensanti. «Io ho avuto il morbillo ed eccomi qua». E via, a seguire fiumi di commenti con risatine, allusioni ai business delle multinazionali sui vaccini, campagne sociali miopi e con doppi fini, tutti economici. Purtroppo la cronaca racconta la verità: il morbillo può uccidere. A differenza di altre malattie esentematiche, il virus fa parte di quel gruppo di patologie infettive che possono essere totalmente debellate se si riesce a raggiungere la percentuale del 95% di popolazione vaccinata. E si spera che le mamme (anche quelle dei bambini sani) aprano bene le orecchie.