Ma la banca non è tenuta a fare la "spia"

Il fisco conosce i nomi dei titolari, segnalate solo le operazioni sospette

Le cassette di sicurezza sono un servizio di custodia che le banche offrono ai propri clienti. In Italia quelle censite sono circa 1,4 milioni ma i dati ufficiali sono difficili da reperire trattandosi di un servizio in qualche modo di nicchia. Negli ultimi anni, inoltre, le filiali sono diventate sempre più piccole, sono poche quelle con 3-4 caveau, gran parte di esse sono in affitto e i costi sono alti considerando che servono muri blindati, porte corazzate, vigilantes e locali adibiti. Delle cassette si era già occupato l'inserto settimanale MiaEconomia de il Giornale: le piccole «casseforti» hanno infatti riguadagnato appeal perché sono al riparo dagli effetti della direttiva europea sul bail-in che in caso di risoluzione di una banca in crisi può andare a intaccare anche i depositi sopra i 100 mila euro.

Ma come funzionano, quanto costano e soprattutto cosa possono custodire per legge? La cassetta è munita di una doppia serratura; una delle chiavi è trattenuta dalla banca e l'altra è consegnata al cliente, che, rimanendo comunque solo al momento del deposito e del ritiro, può accedervi soltanto con la collaborazione della banca e dovrà sempre essere annotato sull'apposito registro normalmente conservato presso l'ufficio titoli.

L'istituto di credito può chiedere l'autorizzazione all'apertura forzata della cassetta in caso di scioglimento del contratto a seguito di risoluzione per inadempimento, recesso, scadenza del termine, ovvero quando abbia il fondato sospetto che nella cassetta siano stati introdotti «materiali pericolosi». Nelle cassette si possono custodire quadri, gioielli, pellicce, documenti, titoli di Stato e anche contanti.

A oggi non è previsto alcun obbligo di comunicazione del contenuto della cassetta all'Erario da parte dell'istituto di credito (il Fisco è però a conoscenza di tutti i nominativi che detengono una cassetta in banca). Quanto ad eventuali infrazioni delle disposizioni sull'uso del denaro contante e dei titoli al portatore - attualmente previsti nel limite di 3mila euro - il divieto per legge riguarda esclusivamente il «trasferimento» di somme superiori alla soglia consentita.

Quindi, se all'apertura della cassetta venisse rinvenuta una somma superiore ai 3mila euro, non configurandosi un passaggio di denaro, non occorre procedere alla comunicazione mentre resta immutato l'obbligo di attivare le procedure di verifica della clientela, nonché gli obblighi di segnalazione di eventuali operazioni sospette.

Per quanto riguarda i costi di apertura, questi possono variare dai 50 ai 200 euro l'anno, fino ad arrivare a 500 euro per quelle più grandi (il costo viene calcolato in base ai decimetri cubi locati e sono specificati nel contratto). A questi bisogna aggiungere le spese accessorie come l'imposta di bollo o eventuali spese per apertura forzata. Nel canone è inoltre compresa una copertura assicurativa fino al valore di 10mila euro che può essere estesa come importo da coprire pagando un extra.