Basta esperimenti, serve recuperare il realismo dei forti

Caro Presidente Trump, davvero la speranza del mio cuore è che la sua sia una bella presidenza rivoluzionaria. Tanti auguri a lei e al suo Paese. Ogni suo battere di ciglia risuonerà ovunque, ogni sua presa di posizione diventerà una pietra di paragone su cui si misura un mondo in grande sommovimento, in cui si è realizzata la previsione infausta della guerra di religione con l'Islam, in cui le armi di distruzione di massa sono state usate contro donne e bambini in Siria senza che il suo Paese abbia reagito come promesso (è da qui che lei deve ricominciare, col ritessere la tela lacerata dal suo predecessore quando nel 2013 ha consegnato a Putin le chiavi del Medio Oriente in fiamme), in cui la crudeltà nazista dell'Isis è diventata un normale fatto di cronaca. Il Medio Oriente è stato ritenuto dal suo predecessore solo una zona di esperimenti per i suoi buoni rapporti con il mondo musulmano, ma non gli è riuscito: i suoi consiglieri non sapevano bene chi fosse la Fratellanza Musulmana, madre di tutto l'odio anti occidentale che porta diritto al terrorismo di ogni genere; non sapevano che puntare tante carte sull'Iran, scegliendo l'accordo nucleare come grande acquisizione della presidenza, sarebbe stato molto imprudente. Lei ha l'opportunità di improntare il suo rapporto col Medio Oriente a una visione più realistica, in cui non ci si gioca Israele, l'unico alleato moralmente affidabile, per una medaglietta di politically correct avallando una risoluzione dell'Onu che sancisce che Israele non ha nessun diritto su Gerusalemme, e quindi espellendone di fatto gli ebrei con un gesto così ignorante, così antistorico, che non lo farebbe neppure un bambino. La sua visione non dovrà essere necessariamente quella di un partigiano, ma, certamente sì, quella di uno statista che sa con che cosa ha a che fare: Israele è la sentinella del mondo contro il terrorismo, l'unica democrazia che rispetta i diritti umani. La pace coi palestinesi si può ricominciare a discutere solo se il terrorismo viene chiamato col suo nome anche quando lo praticano i palestinesi. In generale, quando il terrorismo sarà visto per quello che è: guerra di religione. In questo lei, signor presidente, è un esperto. Sarà una grande spinta alla trattativa se i palestinesi cesseranno di avere in regalo un lasciapassare internazionale che li riempie di denaro, di credito mai guadagnato. Ma davvero, poi, vogliono uno stato? Che Stato? Democratico? E non la distruzione di Israele? E che se ne faranno di Hamas? Presidente, glielo chieda. Tornare amico di Israele per gli USA significherà cambiare la sua posizione in Medio Oriente, gli restituirà la sua altezza morale e il suo buon senso, il suo diritto alla parola, ormai cancellato da politiche sbagliate. Signor Presidente, lei è un uomo molto pratico, sa benissimo che fra poco la rabbia populista anti elite può mordere anche lei. Quindi, attento a non fomentarla. Bene, l'anno prossimo a Gerusalemme (ci siamo capiti), e così sia.