Battaglia giusta: firmo anch'io

Molto opportunamente il Giornale ha promosso un appello contro la legge sullo ius soli. Il progetto di legge viene motivato da argomenti errati.

Non è vero che sia necessario perché con l'attuale legge sarebbero poche le concessioni di cittadinanza: nel 2016 ben 202.000 stranieri hanno acquisito la cittadinanza, fra questi si stima che circa 80.000 siano i giovani fino a 19 anni.

Non è vero che sia imposto da trattati internazionali: non vi è alcuna convenzione internazionale che imponga acquisizioni automatiche di cittadinanza fondate sulla nascita. Vi sono convenzioni internazionali che scoraggiano l'apolidia, ovvero l'assenza di qualsiasi cittadinanza, che è un caso rarissimo.

Non è vero che i bambini stranieri sono discriminati: tutti i cittadini stranieri regolarmente presenti sul suolo italiano beneficiano della assistenza sanitaria, dell'istruzione gratuita e del diritto alla casa come i cittadini italiani.

Non è vero che è comune a gran parte dei Paesi occidentali. Sono pochissimi gli Stati che adottano lo ius soli, ed alcuni, come la Francia che lo aveva in passato, lo hanno abbandonato per adottare criteri ben più rigorosi.

Lo ius soli creerebbe piuttosto problemi all'interno delle stesse famiglie straniere posto che si darebbe il caso molto frequente di minori che diventerebbero cittadini italiani e genitori che manterrebbero invece la loro originaria cittadinanza. Non consentirebbe inoltre di selezionare i nuovi cittadini sulla base della adesione ai valori fondanti della comunità e impedirebbe l'espulsione di chi rivelasse una propensione criminale: con lo ius soli gli autori del brutale stupro di Rimini sarebbero cittadini e non potrebbero essere espulsi.

Con la nuova legge le nuove naturalizzazioni sarebbero imponenti, soprattutto in certe aree del Paese: per esempio in provincia di Cremona i bambini extracomunitari al di sotto dei 4 anni sono un terzo del totale. Non è nemmeno vero che alla seconda o alla terza generazione i nuovi cittadini si integrano: un sondaggio dell'Institut Montaigne ha calcolato che i giovani musulmani francesi fra i 15 e i 25 anni, di seconda e terza generazione, sono per il 50% fondamentalisti e «secessionisti», ovvero per la applicazione della sharia.

Ci vuole semmai una riforma della legge sulla cittadinanza che introduca tempi certi, ma presupposti più restrittivi: la cittadinanza presuppone l'adesione ai valori fondanti di una comunità, va pertanto meritata, non si regala. Aderisco dunque convintamente all'appello lanciato dal Giornale.