Berlino, via i vini israeliani dagli scaffali

Retromarcia del grande magazzino KaDeWe dopo le proteste

Berlino «Siamo contenti che il grande magazzino abbia corretto il proprio errore». Non spende altre parole la portavoce dell'ambasciata israeliana a Berlino nel commentare la notizia di domenica sera, secondo cui il KaDeWe ha rimesso in vendita i prodotti israeliani dopo averli ritirati venerdì scorso.

Il KaDeWe, per esteso Kaufhaus des Westens, ossia «il grande magazzino dell'Ovest», è un simbolo della capitale tedesca, così come Harrod's lo è di Londra e Galeries Lafayette di Parigi. Con i suoi 60 mila metri quadri di mercanzie di ogni sorta e un settimo piano panoramico dedicato alle prelibatezze dai cinque continenti, il KaDeWe è una tappa obbligata per i turisti che affollano Berlino in ogni stagione. Inaugurato nel 1907 dall'ebreo Abraham Adolf Jandorf, il grande magazzino è a tutt'oggi il più grande d'Europa e la sua storia ripercorre quella della Germania del XX secolo. Nel 1935 fu sottratto dai nazisti ai legittimi proprietari. Distrutto e ricostruito dopo la guerra, il KaDeWe è passato di mano in mano: a giugno 2015 il 50,1% del KaDeWe è stato rilevato da Central Group, società thailandese che controlla anche la Rinascente. A fare notizia, però, nel fine settimana appena concluso non è stato l'ennesimo passaggio di proprietà, ma la decisione del grande magazzino di ritirare i prodotti israeliani dai propri scaffali: via il riesling del Golan e via le creme ai sali del Mar Morto. Via tutto, allo scopo di rietichettare ogni prodotto secondo le linee guida volute dall'Unione Europea, distinguendo cioè fra il Made in Israel e quanto invece prodotto nei Territori occupati. Una necessità di chiarezza che l'Ue ha sentito solo nei confronti dei prodotti israeliani e non di quelli provenienti da altri territori contesi, a cominciare, per esempio, dai prodotti turchi nonostante Ankara occupi militarmente la parte settentrionale di Cipro, che pure fa parte della stessa Ue. «Quando l'ho saputo sono rimasto molto sorpreso - ha commentato Sergey Lagodinsky, consigliere della Comunità ebraica berlinese - anche perché non avevano alcuna necessità di farlo. Il lavoro di etichettatura spetta alle autorità statali, non certo ai rivenditori. Non è così che si aiuta la pace in Medio Oriente». Inaugurando la riunione settimanale del governo, il premier israeliano Netanyahu aveva annunciato una telefonata ai colleghi tedeschi perché intervenissero sul KaDeWe. «Non hanno ancora cominciato con le etichette e già tolgono i prodotti israeliani dagli scaffali: è un chiaro boicottaggio». Le proteste di Israele, assieme a quelle di alcuni politici tedeschi, devono avere sortito effetto. Domenica sera sul sito del grande magazzino è apparsa una nota in cui si legge che «da oggi gli otto vini israeliani tornano nel nostro assortimento. In questa faccenda, legata a una raccomandazione Ue, abbiamo agito troppo in fretta. Siamo dispiaciuti e desideriamo scusarci del comportamento sbagliato. Siamo contro ogni forma di discriminazione e intolleranza». Non è chiaro tuttavia se il «comportamento sbagliato» menzionato dal grande magazzino sia l'aver ritirato i prodotti israeliani o la fretta con cui ciò è stato fatto. Come se anche per il KaDeWe il boicottaggio d'Israele fosse solo una questione di tempo.

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Lun, 23/11/2015 - 08:40

I primo segnali della Shoah numero 2?

antipifferaio

Lun, 23/11/2015 - 09:43

I tedeschi sono una patologia dell'umanità...

roberto.morici

Lun, 23/11/2015 - 09:54

Speriamo che a qualche ixxxxxxxe non salti in mente di condannare le imprese europee che lavorano i loro prodotti in altre parti del mondo...

levy

Lun, 23/11/2015 - 10:08

Etichettare i prodotti israeliani è una cosa di cui l'Europa si deve vergognare.

Libertà75

Lun, 23/11/2015 - 10:59

l'antisemitismo ritorna, come 1 secolo fa si cela dietro il nome di antisionismo, e come allora è culturalmente auspicato dalla sinistra europea

alberto_his

Lun, 23/11/2015 - 11:00

@levy: guarda che la provenienza dei prodotti israeliani è già presente da parecchio tempo. Ritengo essenziale che si riporti la provenienza di un prodotto per dare ulteriore supporto decisionale al consumatore, che può benissimo decidere se (non) acquistare un dato prodotto anche solo in base alla sua provenienza. Chi vuole sostenere/boicottare i prodotti israeliani o di qualsiasi altro paese può già farlo, ed è una scelta assolutamente legittima. Da questo punto di vista togliere i prodotti dagli scaffali non serve, pur essendo questa una scelta del rivenditore. Semmai le rimostranze sone legate al fatto che sulle etichette in questione la presenza israeliana in Palestina è definita per quello che realmente è, ovvero un'occupazione di territori.

buri

Lun, 23/11/2015 - 11:02

a quando la stella di Dacide nera su sfondo giallo cucita obbligatoriamente bene in vista sul vestito per identificare i JUDEN? nella migliore tradizionr Krukka

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Lun, 23/11/2015 - 11:13

Scusate ma se non volete che in etichetta sia riportata la provenienza delle merci israeliane, perché la pretendete per quelle degli altri paesi?