Berlusconi isola la fronda: oggi riunione chiave su riforme e Italicum

Nel pomeriggio il vertice con deputati e senatori di Forza Italia: "Il patto del Nazareno non si tocca". Fastidio dopo la lettera di Fitto

L' appuntamento è a piazza San Lorenzo in Lucina, ore 14.30. Quando finalmente Silvio Berlusconi incontrerà deputati e senatori azzurri per cercare di fare il punto sulle riforme. D'altra parte, questa dovrebbe essere la settimana decisiva e quindi è nelle cose che oggi l'ex premier faccia il possibile per «sedare» la fronda interna capitanata da Raffaele Fitto. L'ex ministro non ci sarà, perché questa volta gli europarlamentari non sono stati invitati alla riunione, ma non è affatto escluso che i «suoi» sei senatori pugliesi (più altrettanti napoletani) manifestino pubblicamente al leader di Forza Italia le loro perplessità. Lo farà con ogni probabilità anche Augusto Minzolini, ma l'ex direttore del Tg1 gioca da sempre in solitaria e non può essere considerato parte integrante del pattuglione degli scontenti.
Il Berlusconi che incontrerà i parlamentari azzurri, va detto, è però piuttosto infastidito dalla lettera pubblica che gli ha recapitato domenica Fitto. Non tanto per il merito, perché poi le stesse questioni erano state affrontate giovedì scorso nella prima riunione con i neoeurodeputati. Proprio in quella occasione Fitto era stato ben più tranchant con l'ex premier che su diversi punti, peraltro, aveva anche concordato. Altra cosa, però, è una presa di posizione pubblica. «Proprio in questo momento in cui ho mille fronti aperti», si è lasciato scappare Berlusconi nelle sue conversazioni private. Il riferimento è soprattutto alle vicende giudiziarie, visto che oggi è il giorno dell'arringa difensiva nell'appello del processo Ruby e da venerdì la Corte si riunirà in camera di consiglio per la sentenza. Un passaggio decisivo per mille ragioni e che potrebbe arrivare prima del via libera del Senato al ddl Boschi che con ogni probabilità slitterà alla prossima settimana (e in molti ipotizzano che in caso di condanna anche l'approccio di Forza Italia al processo riformatore possa cambiare).
È in questo clima, insomma, che oggi Berlusconi incontrerà i parlamentari. Una riunione veloce, perché già alle 15.30 i deputati sono attesi in Aula per votare. E nella quale l'ex premier ribadirà la necessità di andare avanti con il processo riformatore. «Forza Italia - spiega Giovanni Toti - non si tirerà certamente indietro. Soprattutto se le riforme sono quelle che servono al Paese e che il presidente Berlusconi chiede da venti anni». Poi la frecciata Fitto: «Tutto è sempre migliorabile, ma la ricerca del meglio non può essere un pretesto, troppo spesso italiano, per non fare nulla».
D'altra parte, lo scontro tra l'ex ministro e il gruppo dei consiglieri più vicini all'ex premier ha ormai superato il livello di guardia. Pubblicamente nessuno ci tiene a mettere in chiaro i dissidi interni, ma la tensione è da tempo oltre il livello di guardia. Così, se oggi Berlusconi non dovrebbe aprire fronti polemici ma solo invitare tutti a votare in modo responsabile perché Forza Italia non può certo sfilarsi dal processo riformatore, allo stesso modo la pattuglia fittiana non dovrebbe arrivare al redde rationem. Perché, lo va ripetendo da settimane in privato Fitto, «io voglio solo rivendicare il diritto al confronto» ma «a lasciare Forza Italia o a rompere non ci penso neanche lontanamente». Con l'ex ministro c'è una pattuglia di una quindicina di senatori, dal Gal Vincenzo D'Anna all'azzurra Cinzia Bonfrisco. E, ovviamente, Minzolini. Che ieri plaudeva alle «considerazioni svolte da Fitto» ma pure a quelle di Brunetta. «Dimostrano - dice il senatore azzurro - che la riforma costituzionale continua ad avere poche luci e molte ombre».
Una partita a scacchi, insomma. Che inizierà oggi con la riunione congiunta di deputati e senatori cui parteciperà Berlusconi. Ma che si chiuderà solo la prossima settimana con il voto finale del Senato. In mezzo, la sentenza d'appello del processo Ruby.

Commenti

Vero_liberista

Mar, 15/07/2014 - 09:21

Sto con Fitto. Tuttavia va preso atto che la vicenda delle riforme è soltanto la naturale conseguenza di una situazione che ha una genesi ben precisa e quindi se si vuole raggiungere il risultato auspicato giustamente da Fitto bisogna agire decisamente sulle cause. Il vero problema infatti è che da tempo Forza Italia è letteralmente ostaggio di un leader dimezzato e ricattabile che non ha più la possibilità di prendere decisioni in modo realmente libero e scollegato dalle conseguenze per la sua persona. E questo comporta un sostanziale perenne immobilismo e appiattimento delle posizioni del partito in funzione degli interessi del PD, di Renzi e del suo elettorato anziché dell’elettorato del centrodestra. Finchè Forza Italia non si libererà di questo fardello, ossia di una leadership non libera, sperare che possa prendere decisioni realmente utili per il suo elettorato e quindi per il paese (la cui maggioranza resta nei valori e delle tendenze vicina al centrodestra liberale) è puramente illusorio. Personalmente per la situazione che si è creata sono convinto che l’Italia dovrà giocoforza ritardare di cinque – dieci anni ancora la propria rinascita, ossia per il tempo necessario a che la gigantesca bolla (o balla) Renzi esploda fragorosamente certificando il suo totale e clamoroso fallimento (ancor più di quello berlusconiano considerato tutti i fattori a favore di cui ha goduto). Questo infatti avverrà non appena a livello internazionale nell’Occidente del mondo si chiuderà definitivamente il nefasto e devastante ciclo di potere caratterizzato dall’alleanza tra sinistra e centro asservito agli interessi dei poteri oligarchici finanziari e industriali, del cattolicesimo pauperista e buonista e dell’islamismo terrorista proveniente dall’Africa del nord e Medio Oriente, si chiuderà quindi mestamente la parabola dei suoi principali rappresentanti (Obama, Hollande, Napolitano-Renzi, Merkel) ed il pendolo tornerà della storia tornerà a favorire le grandi forze del centrodestra repubblicano, liberale e popolare, fautore dello sviluppo internazionale degli anni 80. Solo allora l’Italia potrà varare le vere riforme nell’interesse del Paese e imprimere la propria impronta per la revisione della costruzione Europea di stampo liberale e popolare.