Berlusconi al partito: «Tornerò solo quando mi ridaranno la dignità»

L'ex premier incontra deputati e senatori di Forza Italia, detta la linea politica, punta sulle Regionali. E tuona: «Renzi è bulimico di potere»

«P residente, abbiamo tutti bisogno di te. Torna in campo tu». Nella sala Colletti di Montecitorio parla il capogruppo dei deputati Renato Brunetta. Ma il Cavaliere è fermo: «No, non lo farò. Almeno fino a quando non sarò tornato nello splendore della mia innocenza. Quando mi verrà restituita la piena dignità e avrò avuto da Strasburgo l'attestato definitivo della mia innocenza. Solo io so tutto quello che ho dovuto subire in questi anni e andrò personalmente davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo a far valere le mie ragioni».

Davanti a sé ci sono i deputati; più tardi sarà la volta dei senatori. Il Cavaliere è un fiume in piena e parla di Renzi, del partito, di immigrazione, delle prossime Regionali. Tornerà in campo al 100% solo a riabilitazione avvenuta anche se ammette: «Sono alla ricerca di un successore. Per ora non c'è ma sono sicuro che lo troveremo». Nell'attesa l'ex premier darà una mano in campagna elettorale ma non farà comizi anche perché, dice «Sarò in tv e farò comizi solo al chiuso. In pubblico temo che qualcuno possa attentare alla mia vita. Sono in cima alla lista dei bersagli dell'Isis». Già, le Regionali. Non ci metterà la faccia anche se confida: «Farò un tour in tutte le Regioni dove si vota; sapete, c'è stato un momento in cui ero tentato di correre da solo. Ma poi mi sono convinto che andavano fatte delle alleanze per non far vincere ovunque la sinistra. Gli alleati? Di loro non parlo».

I sondaggi sono quello che sono, il partito è una pentola a pressione, e si parla di rottamazione a 360 gradi. Berlusconi vuole rassicurare tutti: «Io voglio dare una mano al partito, non un piede...». Tradotto: non voglio cacciare nessuno. Poi si rivolge direttamente a Denis Verdini: «Sai bene che il patto del Nazareno era ben diverso da come è poi diventato. E comprendeva anche l'impegno sul nuovo capo dello Stato». Insomma, no netto all'Italicum e alle riforme istituzionali. Quindi indica la rotta: «Noi siamo ancora qui e faremo il partito Repubblicano sul modello americano: il partito dei moderati.

Poi il Cavaliere dà la linea politica. Pollice verso nei confronti di Renzi: «Ha fallito su tutto: sull'economia, sulla politica estera, sulla disoccupazione, sull'immigrazione. Avevamo ragione noi su tutto, sulla Libia, sull'immigrazione e sulla Russia». E ancora: «Renzi non è stato scelto dagli italiani e alle europee ha preso il 40% del 20% dei votanti. Al massimo è stato eletto alla provincia di Firenze... Io avevo ho raggiunto il 75% di gradimento personale nel 2009, lui ha il 35». E pure sull'Italicum l'ex premier ribadisce la linea dura: «Non possiamo permettere a Renzi di prendersi il potere totale con il 30% dei voti, grazie a una legge cambiata 17 volte e che, di fatto, con lo sbarramento al 3%, annulla e polverizza l'opposizione. Renzi con le sue riforme sta creando una piccola dittatura. È bulimico di potere».

Quindi è la volta della Libia: «Feci dare a Gheddafi 5 miliardi di euro, poi scesi a 3,5, della comunità europea per pattugliare le coste. Quando c'ero io c'erano 6 mila militari libici che controllavano le coste e ora servirebbero 10-12mila soldati per fermare i viaggi della speranza. Serve la distruzione delle imbarcazioni degli scafisti e grandi aiuti umanitari per aiutare la popolazione in difficoltà». E per finire Berlusconi presenta ai deputati Andrea Ruggiero, nipote di Bruno Vespa, nuovo responsabile dei rapporti di Forza Italia con le tv: «Deborah Bergamini, che è bravissima, mi ha chiesto di essere affiancata nel suo lavoro. E lui è forte: sentite come stringe la mano...».

di Francesco Cramer

Roma