Berlusconi star al vertice Ppe: «Stima reciproca con Merkel»

L'ex premier lancia un piano Marshall per il Sud del mondo e avvisa: «Io in campo contro gli estremisti»

«Dopo cinque anni fa una certa impressione tornare nella sede europea». Silvio Berlusconi è arrivato nella capitale belga intorno a mezzogiorno. Un bagno di folla per le strade del centro e poi il summit del Ppe. Tradizionale incontro di partito che precede i Consigli europei. Insieme al leader di Forza Italia la cancelliera tedesca Angela Merkel e il giovanissimo austriaco Sebastian Kurz. Poi i leader del Ppe Manfred Weber e Joseph Daul, rispettivamente capogruppo e presidente del partito.

Un ritorno in Europa per ufficializzare, anche a Bruxelles, il nuovo impegno politico in patria. L'Italia «non va bene, oltre alla drammatica situazione dei migranti aumentano i poveri. Abbiamo di fronte delle elezioni con partiti estremisti e pauperisti. Io sono ancora qui contro l'opinione dei miei figli e dei miei manager a far sì che in Italia non possano avere il sopravvento queste forze che sono pericolose per tutti gli italiani».

Al vertice di partito, Berlusconi incassa un'accoglienza da star e rilancia la sua idea di un piano Marshall per il sud del mondo (200-300 miliardi all'anno dai paesi più sviluppati di tutto il mondo a quelli più poveri). Senza soluzioni, nei prossimi anni «potremmo assistere a una migrazione epocale».

Sempre in tema di immigrazione, Berlusconi ha rivendicato i risultati ottenuti da Forza Italia proprio all'Europarlamento, dove mercoledì è passata una risoluzione che mira a modificare il trattato di Dublino rendendo automatico il meccanismo di redistribuzione dei rifugiati.

Ma servono anche gli accordi, come quello che fece lui con la Libia. «Nel 2010 i migranti arrivati in Italia furono 4200 circa. Quest'anno 4200 sono arrivati in un solo week end, credo non si possa prescindere da ripetere quello che noi decidemmo di fare allora con dei trattati con tutti i paesi rivieraschi».

Analisi registrate e condivise dai leader popolari. Con Merkel Berlusconi si sentirà al telefono nei prossimi giorni («ci lega da sempre una grande e reciproca stima») così come con Viktor Orban, presidente ungherese che rifiuta di accogliere la sua quota di rifugiati. Berlusconi ha fatto capire che intende convincerlo. «Ha detto, sentiamoci prima noi. È mio amico ed è anche milanista».

Dopo il pranzo-summit dei popolari, Berlusconi si è spostato nella sede del Parlamento Ue. Il presidente è Antonio Tajani e i giornalisti gli hanno chiesto di un possibile futuro in Italia. Berlusconi elogia l'esponente storico di Forza Italia per la sua «pulizia e correttezza. In questi mesi non ha sbagliato un colpo e ho visto con quanta considerazione e rispetto gli si rivolgono i colleghi. Penso svolga egregiamente questo ruolo e penso che noi dobbiamo supportarlo».

Incalzato dalla stampa, il leader di Forza Italia ha assicurato che per il candidato premier si lavora «su altri protagonisti». Poi è entrato nel dettaglio del nuovo governo. «Con la Lega e con la signora Meloni ho già parlato di un governo formato in maggioranza da protagonisti del mondo delle imprese». Saranno 12 ministri della società civile (anche professioni e volontariato) e 8 politici (3 di Fi, 3 della Lega e 2 di Fratelli d'Italia).

Berlusconi sa che dal Ppe nessuno obietterà quando sarà ufficializzata la coalizione di centrodestra, con la Lega e Fdi. Con i giornalisti ieri ha assicurato: «Credo che la Lega abbia messo da parte l'uscita dall'euro. Salvini si pone con irruenza ma quando ci sediamo al tavolo è estremamente aperto e ragionevole». È un Berlusconi show che scherza con i cronisti: «Ho passato un'estate monacale e perso 11 chili. Visto che muscoli?»

A porte chiuse, con i parlamentari, Berlusconi ha spiegato che i candidati azzurri saranno soprattutto giovani. Poi ha annunciato un blitz a L'Aquila per vedere a che punto è la ricostruzione. La sua ricostruzione, che ha funzionato, contro quella del terremoto più recente, dove ancora non sono state nemmeno consegnate tutte le case provvisorie. Un'altra rivincita, dopo quella di Bruxelles.