Il bimbo che si salva dal papà killer

L'uomo voleva ucciderlo con il gas in macchina. Il figlio, 9 anni, è riuscito a fuggire

Marco Gemelli

Ha rapito il suo stesso bambino con in mente un piano ben preciso: uccidersi insieme al piccolo, che dopo la separazione dalla moglie poteva vedere sempre più di rado. Il suo progetto però è riuscito a metà: lui è morto inalando il gas di una bombola portata all'interno dell'auto, ma il figlio di 9 anni è riuscito a mettersi in salvo e chiedere aiuto suonando al campanello di alcune case poco distanti. È una tragedia della disperazione, quella che si è consumata ieri mattina a Montecatini Val di Cecina, nel volterrano: l'uomo - 43 anni, residente in provincia di Firenze - è stato trovato morto nella sua vettura, e avrebbe ucciso anche il bambino se questi non fosse riuscito ad aprire lo sportello dell'auto e scappare. I soccorritori del 118 e dei vigili del fuoco, giunti sul posto poco tempo dopo che il piccolo ha dato l'allarme, hanno trovato il corpo del padre reclinato sul sedile posteriore e una lettera di 4 pagine in cui l'uomo spiegava i motivi del gesto, insieme alla bombola ormai vuota. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, inoltre, l'auto era già quasi satura di gas quando il piccolo è riuscito a uscire, salvandosi la vita: è stato portato all'ospedale di Pontedera ma sta bene. Dormiva, quando l'uomo ha attuato il suo folle piano: svegliatosi, ha provato a rianimarlo e poi è scappato a chiamare aiuto. Il padre del minore era andato in treno fino a Napoli dove il bimbo viveva con la madre, dopo che nel 2012 la relazione tra i due si è interrotta e aveva aspettato il figlio all'uscita della scuola elementare. All'ex moglie aveva promesso che l'avrebbe riportato più tardi a casa, ma in quel momento era già sulla via del ritorno in Toscana. I due hanno viaggiato tutta la notte su una Polo presa a noleggio, fino alla decisione di fermarsi a Montecatini Val di Cecina, in piazza XXV aprile, non distante dal centro del paese. La donna, intanto, dopo diverse ore trascorse senza aver notizie dei due si è recata in serata presso un commissariato a denunciare la sottrazione del piccolo. Agli inquirenti c'è voluto poco, per scoprire il movente: nei biglietti lasciati dall'uomo emerge come questi che già aveva tentato il suicidio - non accettava che dopo la separazione il figlio fosse stato affidato in maniera esclusiva alla madre. Una disperazione che emergeva anche dal profilo Facebook del 43enne, un cui post di fine febbraio diceva: «Non chiederei poi molto. Solo vedere il mio cucciolo». In un'altra occasione, si lamentava di dover chiedere il permesso a un giudice anche solo per vedere la pagella del figlio. Periodicamente, inoltre, l'uomo condivideva sulla propria bacheca i video dell'Associazione padri separati, dove si denunciava come migliaia di uomini separati non possono vedere con regolarità i propri figli. L'ultimo post è del giorno precedente il suicidio, poche ore prima di prendere il treno per Napoli, per iniziare il weekend con il suo bambino che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto culminare con un omicidio-suicidio.