Bindi a gamba tesa su Mafia capitale: «Caso straordinario Serve un decreto»

RomaUn decreto legge per «semicomissariare» Roma. La richiesta è di Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia che rischia una volta di più di diventare il bastone tra le ruote del Pd. Dopo la lista degli «impresentabili» che aveva messo sulla graticola il candidato dem - poi eletto governatore della Campania - Vincenzo De Luca e imbarazzato l'esecutivo di Matteo Renzi, ora la presidente della commissione Antimafia innesca un'altra grana per il premier, entrando a gamba tesa con l'organismo che presiede nel già delicato dibattito su Mafia Capitale e sull'eventualità di commissariare per mafia il Campidoglio di Ignazio Marino. Sorpassando a destra il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che entro tre mesi porterà la sua proposta in Consiglio dei ministri, basandosi sulle due relazioni sul tema che gli sono state consegnate a inizio luglio: quella della commissione prefettizia nominata a dicembre e quella del prefetto di Roma Franco Gabrielli.

I due documenti sono stati acquisiti - e secretati - anche a San Macuto. E ieri la Bindi ha riunito l'ufficio di presidenza dell'organismo, allargata ai capigruppo, nonostante i tentativi della maggioranza e del suo stesso partito di «disinnescare» sia la convocazione che la relazione della presidente, con il capogruppo Pd Franco Mirabelli che ha definito «inopportuno» affrontare la questione con una «sentenza» che, a giochi ancora aperti, prima della decisione del governo, avrebbe un peso dirompente. Ma la Bindi è andata avanti, con l'appoggio di M5S e di Sel, annunciando in serata la sua relazione su Mafia Capitale. Nonostante i timori dem sulla strumentalizzazione dell'Antimafia «per il confronto tra i diversi schieramenti» e tra i pro e i contro commissariamento, la Bindi ha preso una posizione più prudente, chiedendo al governo di prevedere con un Dl apposito una «terza via» tra scioglimento e non scioglimento dei comuni per Mafia, prendendo spunto proprio dal caso romano, da applicare per «comuni molto grandi» o «infiltrati solo in parte».

Intanto a gettare benzina sul fuoco arrivano le motivazioni del Riesame che ha confermato il carcere per molti dei protagonisti della seconda tranche dell'inchiesta. Il documento rimarca la permanenza del malcostume anche dopo i primi arresti, con l'attuale giunta.